For What It’s Worth: in un libro i grandi festival rock esteri e le reazioni della stampa italiana

Nel bel volume (edito da Arcana) di Ida Stamile (giornalista, scrittrice e videomaker lucana, ma romana d’adozione) la testimonianza di come le sonorità lisergiche e gli afflati peace & love dei primi grandi raduni musicali siano stati trascurati all’epoca in Italia.
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For What It’s Worth: in un libro i grandi festival rock esteri e le reazioni della stampa italiana

Bastano solo alcuni anni di differenza a sminuire l’interesse per un racconto che poi, in un prossimo futuro, si rivelerà attualissimo e significativo. Ecco così che tutto viene sfalsato e solamente quando (nei primi anni ’70) anche da noi arriverà l’onda lunga dei grandi raduni musicali esteri attraverso più nostrane manifestazioni sonore (come, fra le altre, il Festival Pop di Villa Pamphilj) che anche quelli svoltisi in precedenza fuori dal nostro paese assumeranno valore ed interesse. E, nonostante anche lei viva un gap generazionale (è nata nel 1984) la scrittrice, giornalista e videomaker lucana (ma romana d’adozione) Ida Stamile riesce benissimo, nel suo nuovo libro For What It’s Worth (edito da Arcana) a descrivere, attraverso testimonianze stampa dell’epoca e alcuni protagonisti, le ragioni del poco interesse suscitato allora da quelli che dai più sono oggi ritenuti eventi di una certa rilevanza. Il tutto attraverso un viaggio lisergico nella storia colorata di nuovi spunti di riflessione. Si passa dalla Summer of Love al movimento hippie, dal San Francisco Sound al rock psichedelico, dall’arte grafica alla stampa underground bevendo tra i tavoli dell’Avalon Ballroom, del Fillmore, del Pandora’s Box e del Whisky a Go Go perdendosi tra le lande inesplorate del Love Pageant Rally, del First Human Be-In, del 14th Technicolor Dream e del Trips Festival. Si arriva infine alle immagini mitologiche dei Festival di Monterey, di Woodstock, di Altamont e dell’Isola di Wight. Focus principale di questo itinerario, seguendo le orme dei figli dei fiori tra la forza del mito e la realtà puntuale dei fatti, è naturalmente l’impatto che questi festival hanno avuto in Italia (inizialmente di ben poco conto!) e come è avvenuta la ricezione degli stessi attraverso un’accurata analisi dei quotidiani, delle riviste e dei media dagli anni Sessanta a oggi. Argomento interessante che la Stamile riesce a svolgere con passione e professionalità. Children, what’s that sound cantavano i Buffalo Springfield all’alba dell’epoca psichedelica nel brano simbolo di protesta contro la violenta reazione di polizia e cittadini nei confronti della prolungata apertura dei locali che ospitavano giovani hippie e nuove tendenze a Los Angeles negli anni ’60.  For What It’s Worth (Per Quello che ha Valore) era ed è ancora il titolo di quel brano dove parole e sound (al di là dell’Oceano) negli anni non hanno perso il loro smalto e, anche in Italia, fortunatamente conservano ancora oggi tutta la loro potenza.