La protesta (pacifica) di Angelo Duro contro le capienze ridotte nei teatri

Continua la protesta pacifica di Angelo Duro contro le capienze ridotte nei teatri. Il comico sbarca a Brescia in compagnia di Fabio Rovazzi.
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Continua la protesta pacifica di Angelo Duro, arrivata oggi a Brescia in compagnia di Fabio Rovazzi. I due hanno fatto un’incursione salendo su un autobus di linea della città, muniti di una cassa a batterie e un microfono. Hanno così intrattenuto i passeggeri con uno spettacolo improvvisato.

«Oggi sono qui e sono onorato di calcare questo palco incredibile dopo Sanremo. – ha scherzato Rovazzi sul bus – Mi sto allenando per le prime serate sulla Rai. Sono qui per presentare un grandissimo comico che ha fatto tour in tutta Italia e che da due anni è impossibilitato ad esibirsi nei teatri. Ci piace mostrare l’incoerenza, facendo vedere dove si creano assembramenti».

«Ringrazio i mezzi pubblici» ha poi concluso con ironia Angelo Duro.

La protesta pacifica di Angelo Duro

Dopo essere stato cacciato dalla chiesa di Roma, Angelo Duro è dunque deciso a proseguire la sua protesta pacifica esibendosi in luoghi dove non esistono limitazioni di capienza. L’intento è quello di sensibilizzare le istituzioni affinché rispondano in merito a una semplice domanda. Una volta che il pubblico si è vaccinato, perché non si possono aprire i teatri con capienza al 100%?.

Appuntamento ieri in alcuni supermercati e in un McDonald di Milano insieme all’amico Emis Killa, dove il comico ha intrattenuto tra gli scaffali i tanti clienti e il personale con un suo breve monologo.

«Mi sta piacendo molto incontrare il pubblico in questo nuovo tour. – ha dichiarato Angelo – Siccome mi hanno annullato e spostato per due anni le date nei teatri, per via delle restrizioni, ho pensato che sugli autobus per fortuna non limitano la capienza e posso avere una bella platea quando voglio. Oltretutto qui, se qualcuno mi vuole fregare ed entra di nascosto senza pagare il biglietto, lo cacciano pure».

La protesta di Angelo Duro è sempre rivolta alle scelte di chi ha gestito le regole per l’emergenza sanitaria, che da due anni penalizzano il settore dei live e teatri che ancora non riescono a riaprire senza restrizioni.