Lastanzadigreta: fuori il nuovo video ‘Macchine Inutili’

Il brano è la title track dell’omonimo album del collettivo torinese che uscirà il prossimo 5 febbraio in cd, vinile e digitale per La Contorsionista/Sciopero Records, con distribuzione Self.
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Lastanzadigreta: fuori il nuovo video ‘Macchine Inutili’

Macchine Inutili https://youtu.be/E_ZxWqCifFw  è il video del brano e title track dell’omonimo album de Lastanzadigreta, in uscita il prossimo 5 febbraio in cd, vinile e digitale per La Contorsionista / Sciopero Records, con distribuzione Self e con il sostegno del MiBACT e di SIAE nell’ambito del programma “Per chi Crea”. Lastanzadigreta è un collettivo di cinque musicisti torinesi che scrive canzoni e sviluppa progetti culturali, attivo dal 2009. Nel 2017 il primo album del gruppo, Creature selvagge, ha vinto la Targa Tenco per la miglior Opera Prima, scelto tra centinaia di titoli da una giuria di 200 critici musicali. Il gruppo, formato da Alan Brunetta (percussioni, marimba, tastiere, bidoni); Leonardo Laviano (voce, chitarre); Umberto Poli (chitarre, cigar box); Flavio Rubatto (theremin, didjeridoo, sintetizzatori, voce); Jacopo Tomatis (mandolini, sintetizzatori, giocattoli, voce), in Macchine Inutili mette in scena, con ispirazione e creatività, una vera e propria romanza per marimba,  oboe, viola, violoncello e clarinetto basso dedicata alle macchine ed all’amore che fanno tra loro, quando l’uomo non le guarda. Anticipato dal brano Attenzione Attenzione, il nuovo album riprende, in effetti, lo spirito del suo predecessore nel segno della “musica bambina”, di un approccio giocoso e leggero alla scrittura di canzoni, ma vira in una direzione più matura e “pop”, tra arrangiamenti di archi e fiati (con la collaborazione della Filarmonica del Teatro Regio di Torino), sintetizzatori e la consueta parata di strumenti “strani”, dalla marimba al banjolino, da pentole e padelle a strumenti giocattolo a vari organetti da trovarobato. Il titolo del disco è un omaggio al lavoro del grande artista e designer milanese Bruno Munari, che alla metà del secolo scorso, nel pieno dell’industrializzazione del nostro paese, sviluppò una serie di disegni e sculture dedicati a macchine «inutili perché non fabbricano, non eliminano manodopera, non fanno economizzare tempo e denaro, non producono niente di commerciabile». Macchine che hanno dunque anche un ruolo di resistenza, attraverso l’arte, alla dittatura delle macchine “utili”, per una musica che abbia ancora una valenza civile, sociale e politica.

 

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