We’re All in the Same Dance: danza e musica in quarantena

Centocinquanta ballerini, il violino di Mauro Durante (leader del gruppo di world music Canzoniere Grecanico Salentino), la danzatrice Silvia Perrone uniti insieme in un video di Gabriele Surdo a sostegno di Amnesty International.
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We’re All in the Same Dance: danza e musica in quarantena

Siamo chiusi in casa. Non possiamo toccarci, non possiamo abbracciarci. Incatenati, affrontiamo un male invisibile e soffocante, travolti dal dolore delle perdite. È allora che cerchiamo di liberarci. Sentiamo dentro la stessa urgenza: la musica, la danza. Ci aggrappiamo a ciò che ci sostiene in questi giorni bui, muovendo i primi passi. Nasce così WE’RE ALL IN THE SAME DANCE: un inno alla vita, un grido di forza nato dalla voglia di combattere la paura e la solitudine, insieme.

Centocinquanta ballerini, professionisti e non, 150 storie, da ogni parte del mondo, che ci mostrano quarantene fatte di terrazzi, balconi, scale antincendio, soffitti. Tutti lontani, divisi da luoghi e orari diversi, eppure mai così vicini. Senza volto perché fusi in un unico corpo, uniti nella stessa danza. In primo piano solo i piedi, il nostro sostegno per antonomasia. Li introduce un violino, solo, che costruisce un’atmosfera scura, intima e malinconica.

Ma il suono cresce con i tamburi a ritmo di pizzica, si fa grande, esplode. Non ha più confini, come i corpi che lo rappresentano: è sfrenato, libero, focoso. Compone e suona il brano Mauro Durante, violinista e leader dello storico gruppo di world music Canzoniere Grecanico Salentino (Miglior Gruppo al mondo ai Songlines Music Awards 2018). L’idea è quella di creare una clip con i contributi di danzatori di ogni genere e da tutto il mondo, che possano filmarsi dalla loro quarantena.

Al suo fianco, dalla famiglia del CGS, la danzatrice Silvia Perrone, ideale trait d’union tra musica e immagine e Francesco Aiello, a cui è affidato il mix del brano. La clip è firmata dalla regia di Gabriele Surdo, uno dei film maker italiani di maggior talento, al suo attivo premi e riconoscimenti dalle maggiori manifestazioni internazionali (Miami Fashion Film Festival, London Fashion Film Festival, Berlin Music Video Awards, Pivi, MTV New Generation, David di Donatello).

Gabriele conferma il suo grande talento, intessendo un’opera evocativa con grande abilità: oltre 10 ore di filmati realizzati dai danzatori con semplici telefonini vengono sintetizzati in due minuti e 30 secondi e montati in un puzzle di immagini in cui si fondono corpi, oggetti, animali, paesaggi. Il resto lo fanno i 150 danzatori che rispondono all’appello lanciato sui social e mandano le loro performance da ogni parte del mondo: Italia, Spagna, Francia, Svizzera, Australia, Stati Uniti, Lituania e India.

Sposa il progetto Amnesty International con la campagna Nessuno escluso, nata per ribadire che la salute è un diritto che deve essere garantito a tutti. «WE’RE ALL IN THE SAME DANCE, nel suo passaggio dal linguaggio dell’arte a quello dei diritti, entrambi universali, ricorda con forza come dalla pandemia da Covid-19 potremmo uscire solo riuscendo a prenderci cura di ogni persona – dice il portavoce dell’organizzazione in Italia Riccardo Noury – se nessuno sarà lasciato indietro, se non vi saranno vite considerate sacrificabili per status, età o altri motivi. Proprio come ieri, quando la musica e la danza esorcizzavano il veleno della Taranta, oggi gli stessi elementi sono l’antidoto allo smarrimento e all’isolamento. È una musica che esce dai muri di una casa del Sud e attraversa il mondo per ribadire il trionfo della vita e la forza dello stare insieme. Perché insieme ci curiamo. Ed  in quest’ottica è anche nato  WE’RE ALL IN THE SAME DANCE, un progetto volutamente senza etichette discografiche, realizzato e distribuito gratuitamente perché con tutti vuole essere condiviso».