All’Istituto Italiano di Cultura di Parigi la mostra “Identità Oltre Confine” celebra i 25 anni della Collezione Farnesina, tra corpi, paesaggi fragili e identità in trasformazione.

All’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, negli spazi storici dell’Hôtel de Galliffet, apre il 9 aprile 2026 la mostra Identità Oltre Confine, a cura di Benedetta Carpi De Resmini. Promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il progetto celebra i 25 anni della Collezione Farnesina e sarà visitabile dal 10 aprile al 1 giugno 2026, dal lunedì al venerdì, 10:00-13:00 e 15:00-18:00.

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Dopo le tappe di Berlino, Vilnius, La Valletta e Belgrado, l’itinerario approda a Parigi, città simbolo di rivoluzioni sociali e dibattito europeo, trasformando la sede diplomatica italiana in uno spazio di riflessione su identità, memoria e conflitti. Il percorso si apre con Fibonacci di Mario Merz, opera emblematica dell’Arte Povera in cui la celebre sequenza numerica diventa metafora di una visione organica e interconnessa del mondo, ponte ideale tra storia del Novecento e urgenze del presente.

Radici di resistenza: corpi, linguaggi e memorie

La prima sezione, Radici di resistenza, mette al centro il corpo come strumento politico e il linguaggio come terreno di lotta. Qui dialogano figure storiche come Carla Accardi, protagonista dell’astrattismo italiano e del femminismo militante, e Tomaso Binga, pseudonimo con cui Bianca Pucciarelli Menna ha decostruito con ironia i codici patriarcali della scrittura e della rappresentazione. Accanto a loro Ketty La Rocca e Maria Lai, che hanno fatto del gesto, del collage e dei materiali quotidiani un dispositivo critico verso stereotipi sociali e ruoli di genere.

Still e materiali dalla performance di Elena Bellantoni esposta nella mostra Identità Oltre Confine a Parigi
Elena Bellantoni_1-2 The Fox and The Wolf Struggle for Power, 2014 6 fotografie © Elena Bellantoni Courtesy l’artista, Collezione Farnesina, Roma

Questa genealogia si intreccia con artiste di generazioni successive. Elena Bellantoni, che ha costruito la propria ricerca tra Roma, Parigi e Londra, usa video, installazioni e performance per smascherare le dinamiche di potere e ridefinire l’alterità come spazio di relazione. Silvia Giambrone lavora sulle forme più sottili di violenza e manipolazione, trasformando oggetti e superfici in trappole visive che interrogano il linguaggio appreso della sopraffazione. Marinella Senatore porta in mostra la sua pratica partecipativa, dove danza, musica ed eventi collettivi diventano strumenti di emancipazione e attivismo condiviso.

In questo dialogo si inseriscono anche Elisa Montessori, con il suo segno astratto e raffinato che ha influenzato generazioni di artiste, e Loredana Di Lillo, che intreccia storia e memoria personale per affrontare temi come potere, perdita e infanzia. In un periodo segnato da conflitti e polarizzazioni, queste opere mostrano come l’identità possa trasformarsi in un campo di resistenza creativa.

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Geografie del distacco ed ecologie instabili

La sezione Geografie del distacco affronta l’identità come condizione mobile, segnata da migrazioni, traduzioni culturali e spostamenti interiori. Per la tappa parigina si arricchisce di opere inedite di Marta Roberti e Paola Gandolfi. Roberti presenta lavori tratti dal video di animazione Un’ape su un viso che piange (2025) e il grande Self-portrait as a snail with pangolin haircut, in cui il disegno diventa spazio di metamorfosi tra umano e animale, tra Oriente e Occidente, superando ogni binarismo identitario.

Opera fotografica di Silvia Camporesi sul paesaggio nella mostra Identità Oltre Confine all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi
SILVIA CAMPORESI Le tre chiese (Quando comincia l’acqua, #2,#3,#7), 2011 3 elementi 63 x 73 cm
© Silvia Camporesi Courtesy l’artista Collezione Farnesina

Gandolfi espone serie fotografiche tratte dai video In tempo per modifiche temporali e Chiamata urbana urgente, dove il proprio corpo attraversa diverse fasi della vita e diventa archivio di memoria. Proprio In tempo per modifiche temporali è anche una performance ideata per l’inaugurazione, con l’attrice Cristina Spina e Dominique Smersu nel ruolo dei genitori: tre generazioni in scena per raccontare quanto il legame madre-figlia sia, nelle parole dell’artista, “una materia difficile da tenere in mano, da plasmare, da comprendere: scivola e brucia insieme”.

Serie fotografica di Paola Gandolfi legata al video In tempo per modifiche temporali in mostra a Parigi
PAOLA GANDOLFI In tempo per modifiche temporali, 2016–2026 Courtesy l’artista

Il rapporto fra essere umano e ambiente con Battaglia, Camporesi, Mazzi, Pugno e De Luca

Con Ecologie instabili il focus si sposta sul rapporto tra essere umano e ambiente, tema che assume un valore politico cruciale nel contesto delle crisi climatiche e dei conflitti per le risorse. Le fotografie di Letizia Battaglia, da sempre capaci di raccontare la violenza ma anche la dignità dei corpi e delle città, dialogano con i paesaggi sospesi di Silvia Camporesi, che ricostruisce luoghi dimenticati e immaginari per sottrarli all’oblio. Elena Mazzi ed Laura Pugno indagano il paesaggio come ecosistema fragile, mettendo in discussione i confini tra umano e non umano, mentre Iginio De Luca porta in mostra la sua pratica di blitz urbani e interventi visivi capaci di attivare una relazione diretta con il contesto.

La chiusura è affidata all’installazione sonora della poesia Io sono una carta (1976) di Tomaso Binga, che intreccia linguaggio, corpo e politica. Nel contesto parigino, segnato dalla memoria del 1968 e delle trasformazioni sociali, questa voce femminile risuona come invito a ripensare l’identità non come confine rigido, ma come spazio critico e generativo. Identità Oltre Confine mostra così come la Collezione Farnesina possa agire, attraverso l’arte contemporanea, come strumento di diplomazia culturale e di lettura delle tensioni del presente.

Foto: Ufficio Stampa

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