Alla galleria A arte Invernizzi opere di Dadamaino, Morellet, Sassolino, Umberg e Varisco riflettono sul rapporto tra materia, limite e forma.

Dal 12 marzo al 6 maggio 2026 la galleria A arte Invernizzi di Milano presenta Fragilità. Visioni di una forza formativa, una mostra collettiva curata da Davide Mogetta che riunisce opere di Dadamaino, François Morellet, Arcangelo Sassolino, Günter Umberg e Grazia Varisco. Il progetto espositivo nasce da un dialogo tra il curatore e l’artista Günter Umberg e prende avvio da una riflessione sul ruolo della vulnerabilità come elemento costitutivo dell’opera d’arte.

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Negli ultimi anni il tema della fragilità è tornato al centro del dibattito culturale e artistico, anche alla luce delle grandi crisi naturali, politiche e sociali che segnano il nostro tempo. La mostra milanese propone di osservare questo concetto da una prospettiva diversa: non come una condizione da proteggere o superare, ma come una forza generativa capace di dare forma all’opera stessa.

Quando la fragilità diventa forma

Il percorso espositivo mette in dialogo cinque artisti appartenenti a generazioni e contesti differenti, proponendo accostamenti inediti tra le loro opere. Il filo conduttore è l’idea che la fragilità non sia un segno di debolezza, ma una tensione interna alla creazione artistica, capace di produrre forme che sono al tempo stesso precarie e potenti.

In queste ricerche la vulnerabilità emerge direttamente dalla materia e dal modo in cui viene manipolata, fino a influenzare la modalità stessa di esposizione e fruizione delle opere. Il risultato è una riflessione visiva sulla relazione tra resistenza e instabilità, tra equilibrio e trasformazione.

Materiali, luce e tensione percettiva

Il percorso si apre con due lavori di François Morellet, in cui tubi al neon disegnano configurazioni geometriche che mettono in tensione il rigore sistematico con l’imprevedibilità del caso. Il materiale luminoso e fragile diventa così parte integrante della ricerca dell’artista.

Nello stesso spazio sono presentate opere recenti di Arcangelo Sassolino, realizzate con cemento, acciaio, vetro e poliestere. Materiali normalmente associati alla solidità assumono qui un aspetto inatteso, rivelando una dimensione di vulnerabilità che contraddice la loro apparente resistenza.

Tra gesto, materia e movimento

La mostra prosegue con lavori di Günter Umberg realizzati nei primi anni Settanta in cera e pigmento su carta. In queste opere l’artista trasforma un’esperienza personale in una forma visiva essenziale, capace di aprire a nuove possibilità percettive.

Al piano inferiore della galleria si trova invece Reticenze, installazione realizzata appositamente per l’occasione da Grazia Varisco. Strutture reticolari metalliche vengono deformate e riformate, sospendendo l’istante di un movimento e creando un dialogo con quattro opere di Dadamaino appartenenti ai cicli Il movimento delle cose e Sein und Zeit. I segni tracciati su fogli di poliestere rendono visibile un gesto che si compie proprio nel momento in cui accetta di restare incompiuto.

Un percorso tra attrazione e distanza

La mostra si conclude con una recente installazione di Günter Umberg composta da sei lavori disposti in relazione ritmica tra loro. L’opera genera una forte attrazione visiva che invita lo spettatore ad avvicinarsi, quasi a volerla toccare, ma la delicatezza della materia impone una distanza necessaria. Da questa tensione nasce un equilibrio fragile ma intenso, dove attrazione e interdizione convivono in un conflitto costruttivo.

Attraverso queste cinque ricerche artistiche, Fragilità. Visioni di una forza formativa propone dunque una riflessione sul modo in cui l’arte può trasformare il limite in possibilità, mostrando come la vulnerabilità non sia soltanto una condizione da proteggere, ma una forza capace di generare forme, pensiero e immaginazione.

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