Oltre 170 opere per ripensare linguaggio, memoria e identità nella mostra “Untitled (I love you)”
Dal 12 febbraio al 18 maggio 2026 il museo Madre di Napoli dedica a Uri Aran la prima retrospettiva in un museo italiano dell’artista americano nato a Gerusalemme nel 1977 e attivo a New York. La mostra, intitolata Untitled (I love you) e curata da Eva Fabbris, occupa circa 800 metri quadrati e riunisce oltre 170 opere tra lavori storici, importanti prestiti internazionali e nuove produzioni realizzate appositamente per l’occasione.
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Il titolo, tratto da uno dei primi e più celebri video di Aran, introduce un percorso che attraversa oltre vent’anni di ricerca, dai primi anni Duemila a oggi, restituendo la complessità di una pratica che sfugge a classificazioni semplici e rifiuta soluzioni spettacolari.
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Un artista che mette in crisi il linguaggio
Al centro del lavoro di Uri Aran c’è un’indagine radicale sul linguaggio e sui sistemi attraverso cui costruiamo significato. Parole, oggetti, immagini e gesti vengono trattati come elementi equivalenti di un vocabolario aperto, in cui il senso non è mai definitivo ma emerge dal contesto, dall’uso, dalle relazioni tra le parti.
Scultura, video, suono, disegno, pittura e performance convivono in una pratica fluida che ignora i confini disciplinari. Nei video, l’artista utilizza consapevolmente strumenti come la voce fuori campo, il montaggio e la ripetizione per svelare il potere manipolatorio delle narrazioni. Le sue opere non offrono risposte, ma aprono spazi di ambiguità in cui il significato resta instabile.

Oggetti comuni e “formalismo burocratico”
Molti lavori nascono da oggetti ordinari: scrivanie, materiali d’ufficio, strumenti quotidiani. Aran li riorganizza secondo una logica che ha definito di “formalismo burocratico”, evocando gesti ripetitivi come misurare, classificare, ordinare. Il tavolo o il piano di lavoro diventano così luoghi simbolici in cui disciplina e immaginazione si incontrano.
Ricorrente è anche l’uso di fotografie in formato fototessera: immagini prive di indicazioni biografiche o nazionali che mettono in discussione i meccanismi di riconoscimento e assegnazione dell’identità. È un gesto che dialoga con l’esperienza migratoria dell’artista e invita lo spettatore a interrogarsi su legami, appartenenze e relazioni mai esplicitate.
Sentimentalismo, ironia e vulnerabilità
Un altro elemento centrale è il sentimentalismo, inteso come codificazione di emozioni condivise. Animali, oggetti domestici, immagini legate all’infanzia e all’apprendimento diventano strumenti per riflettere sugli stereotipi affettivi che governano la cultura contemporanea. Vulnerabilità e ironia convivono con una sottile critica ai meccanismi di produzione del senso in un’epoca segnata da sovraccarico di immagini e storytelling.
La retrospettiva al Madre è concepita come un ambiente unitario e immersivo, in cui le opere dialogano tra loro come parti di un unico sistema. Il visitatore è invitato a sostare nell’incertezza, accettando che il significato rimanga parziale, provvisorio, in continua trasformazione.
Un programma pubblico e attività educative
La mostra è accompagnata da un articolato programma pubblico con curatori e artisti internazionali, oltre a visite guidate e attività didattiche rivolte anche ai bambini. Attraverso racconti, giochi e laboratori, il museo invita a esplorare come oggetti, parole e gesti possano essere nominati, organizzati e trasformati.
Uri Aran, che ha partecipato alla Biennale di Venezia e alla Whitney Biennial e ha esposto in istituzioni internazionali come Kunsthalle Zürich e Walker Art Center, si confronta qui con il contesto napoletano in una mostra che conferma il Madre come spazio di riflessione critica sul contemporaneo.
Untitled (I love you) non è solo una retrospettiva, ma un invito a ripensare il linguaggio come terreno instabile e condiviso, dove il significato si costruisce insieme – e mai una volta per tutte.