Dal 20 febbraio al 19 luglio 2026 ai Mercati di Traiano un grande omaggio al maestro della scultura moderna nel 150° anniversario della nascita.
Dal 20 febbraio al 19 luglio 2026 i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali ospitano la mostra Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito, grande progetto espositivo che celebra uno dei padri della scultura moderna nel 150° anniversario della nascita. L’iniziativa si inserisce nel programma dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026 ed è curata da Erwin Kessler, direttore del Museo Nazionale d’Arte della Romania.
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Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – con la collaborazione delle istituzioni romene e il patrocinio del Ministero della Cultura, la mostra rappresenta uno degli appuntamenti centrali del dialogo culturale tra i due Paesi.
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Un doppio asse curatoriale: arcaico romeno e classicità romana
L’esposizione propone una rilettura innovativa dell’opera di Brâncuși, mettendo in luce le sue radici culturali attraverso un duplice asse. Da un lato, la tradizione artigianale dell’Oltenia, regione natale dell’artista, con la pratica dell’intaglio diretto del legno (taille directe) e i motivi arcaici dell’arte popolare. Dall’altro, il confronto con la scultura romana antica, studiata durante gli anni di formazione come modello di perfezione formale e punto di partenza per l’astrazione.

È proprio nella tensione tra queste due tradizioni – apparentemente opposte – che nasce la cifra stilistica di Brâncuși: una sintesi modernista capace di fondere arcaismo e classicità in forme pure, essenziali, tese verso l’infinito.
Dalla figurazione alla forma pura
Il percorso ricostruisce l’evoluzione dell’artista dalla figurazione simbolica e realista verso una progressiva semplificazione. L’interesse per il mito, l’arcaicità e il frammento classico si intreccia con la ricerca di una forma assoluta, culminando in opere emblematiche come Mademoiselle Pogany, Prometeo e nei lavori legati al complesso monumentale di Târgu-Jiu.
Tra i temi centrali emerge la taille directe: Brâncuși scolpisce direttamente nel blocco di legno o di pietra, assumendo su di sé l’intero processo creativo. Non è più lo scultore ottocentesco che delega l’esecuzione, ma un artista-artigiano che lascia nell’opera la traccia fisica del proprio gesto. Un metodo che rafforza l’aura di autenticità dell’avanguardia e che influenzerà anche figure come Amedeo Modigliani.
La Colonna e la memoria dell’Oltenia
Un capitolo fondamentale è dedicato alla torsione lignea tradizionale dell’Oltenia, che Brâncuși rielabora nella celebre Colonna senza fine. In mostra sono esposti anche esempi storici di colonne lignee provenienti dal Museo e Centro d’Arte di Târgu-Jiu, a testimonianza del legame tra tradizione popolare e innovazione radicale.
Il dialogo con l’antico
La sede dei Mercati di Traiano amplifica il dialogo con la classicità romana. Opere come Testa di ragazzo e Torso – quest’ultimo concepito come frammento apparentemente spezzato di una Venere antica – mostrano come Brâncuși parta dalla forma realistica per estrarne l’essenza astratta. Anche la monumentale Preghiera si configura come ponte tra simbolismo figurativo e astrazione essenziale, tra spiritualità e forma pura.
Brâncuși gioca inoltre con l’idea del reperto archeologico, presentando talvolta le proprie opere come se fossero scoperte provenienti da scavi contemporanei a Roma o in altre città dell’antico impero.
Informazioni utili
La mostra si tiene ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali dal 20 febbraio al 19 luglio 2026.
Orari: tutti i giorni 9.30-19.30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura).
Preview stampa: 19 febbraio ore 11.00.
Inaugurazione: 19 febbraio ore 18.30.
Il biglietto è integrato con quello del museo: €19,50 intero e €14,00 ridotto per i non residenti; ingresso gratuito per residenti a Roma e Città Metropolitana e per cittadini romeni e della Repubblica di Moldova, secondo le modalità indicate dalla biglietteria.
Con Le Origini dell’Infinito, Roma restituisce Brâncuși al cuore della classicità che lo ha ispirato, mostrando come dalla terra arcaica dell’Oltenia e dalla scultura romana sia nata una delle visioni più radicali e moderne del Novecento: la forma come tensione verso l’assoluto.