Al Lagazuoi Expo Dolomiti la mostra “Cortina di Stelle” di Fulvio Morella unisce arte, sport e inclusione, nel programma culturale di Milano Cortina 2026.
L’arte sale in quota e guarda alle stelle. A 2.732 metri di altitudine, negli spazi del Lagazuoi Expo Dolomiti, inaugura Cortina di Stelle, la mostra di Fulvio Morella che intreccia arte contemporanea, sport e inclusione, accompagnando simbolicamente il cammino verso le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026.
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Aperta al pubblico fino al 5 aprile 2026, la mostra rappresenta il capitolo conclusivo del progetto I limiti non esistono. Un percorso artistico e culturale che celebra i luoghi simbolo dei Giochi attraverso opere multisensoriali capaci di abbattere barriere fisiche, percettive e concettuali. Curata da Sabino Maria Frassà, Cortina di Stelle rientra nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale ed è visitabile ogni giorno negli orari di apertura della Funivia Lagazuoi.
«Che cos’è una cortina?» si chiede il curatore Sabino Maria Frassà. «Un velo che può separare o proteggere. La mostra sceglie di sollevarlo, accompagnando lo sguardo fino a sfiorare le stelle». E conclude: «Qui l’arte diventa lingua comune e lo sport torna impresa corale: i limiti non scompaiono, ma si trasformano in cortine da sollevare insieme».

Un concetto che risuona anche nelle parole di Stefano Illing, ideatore del Lagazuoi Expo Dolomiti. «Portare l’arte a 2.732 metri significa trasformare la montagna in un palcoscenico e abbracciare una visione di universalità. L’arte di Fulvio Morella ci invita a superare i limiti che noi stessi ci imponiamo, proprio come accade quando si affronta una vetta».
Opere e cimeli storici
Dopo le tappe al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese e a Palazzo Lombardia, il progetto approda ora in uno degli spazi espositivi più alti d’Europa. Con il patrocinio del Comitato Italiano Paralimpico e di INJA “Louis Braille”, confermando la sua vocazione a un’arte accessibile, condivisa e profondamente umana.
Al centro del percorso espositivo ci sono 36 opere e cimeli storici, accompagnati dalle testimonianze di alcuni tra i più importanti atleti paralimpici italiani. In particolare, le opere di Morella inglobano il braille come elemento visivo, tattile e concettuale. Trasformandolo così in un linguaggio artistico capace di includere e di ribaltare i tradizionali paradigmi della fruizione estetica.
Dopo aver celebrato nel 2024 a Parigi il bicentenario del braille con la mostra Ailes de Mouette, l’artista continua dunque la sua riflessione sul concetto di limite. Il primo nucleo di opere, Blind Wood, è composto da quadri-scultura in legno e metallo, arricchiti da scritte in braille. Cerchi, ovali, quadrati, colori e punti riflessi ricostruiscono celebri monumenti visti dall’alto – dal Pantheon di Roma all’Arena di Verona, fino alle cupole di Palermo – invitando lo spettatore a superare una visione univoca e a “vivere” l’opera attraverso una percezione condivisa. Il braille guida la lettura, suggerendo che la comprensione nasce dal dialogo tra i diversi limiti individuali.

A questo ciclo si affianca Braille Stellato, una serie ideata per il bicentenario dell’alfabeto braille, in cui i punti tattili diventano costellazioni. Massime di San Francesco, Jung e Saint-Exupéry si trasformano in cieli notturni da leggere con le dita. Le opere sono enigmatiche per chi non conosce il braille, ma perfettamente leggibili per chi lo padroneggia: un ribaltamento dei codici visivi che trasforma il braille in nuovo linguaggio estetico.


Con Braillight, la ricerca di Morella evolve ulteriormente: il braille diventa luce e forma. Sculture luminose in acciaio e legno di amaranto, già presentate in Engadina, vengono esposte a Cortina per la prima volta come ciclo completo, arricchite dalle opere inedite della serie Eclissi. In alta quota, dove la luce è più netta e radente, queste sculture non abbagliano ma orientano, come una stella guida o la voce di chi accompagna un atleta ipovedente. Il braille si fa tridimensionale, passando dalla costellazione tattile alla scultura luminosa.
Il dialogo tra arte e sport è ulteriormente rafforzato dalla presenza di cimeli storici provenienti dal Museo dello Sport e dell’Olimpismo della Repubblica di San Marino. Tra questi, la torcia delle Olimpiadi di Roma 1960 e quella dei Giochi invernali di Torino 2006, testimonianze materiali di una memoria olimpica condivisa.
Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati