‘I Macchiaioli’, a Palazzo Reale una mostra che riscrive l’Ottocento italiano

Milano ospita per la prima volta una delle più importanti e complete retrospettive dedicate ai Macchiaioli realizzate negli ultimi decenni. Dal 3 febbraio al 14 giugno, Palazzo Reale accoglie una grande mostra che restituisce nuova luce a uno dei momenti fondativi dell’arte moderna italiana. Attraverso una rilettura aggiornata e rigorosa del movimento.

L’esposizione, intitolata I Macchiaioli, nasce dagli studi più recenti condotti dai tre massimi esperti italiani del movimento. Ovvero, Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca, che firmano il progetto curatoriale. Il risultato è un percorso di recupero, riflessione e valorizzazione di un’esperienza artistica che ha contribuito in modo decisivo alla costruzione delle radici culturali del nostro Paese.

Il percorso espositivo presenta oltre 90 opere provenienti dai principali musei italiani che conservano i capolavori del movimento. Tra questi, l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, gli Uffizi, il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno e la GAM di Torino. Oltre a importanti collezioni private. Ne nasce un insieme di prestiti eccezionali che consente di ricostruire in modo approfondito la parabola artistica e ideale dei Macchiaioli.

Silvestro Lega Un dopo pranzo (Il pergolato). 1868 Olio su tela, 75 x 93,5 cm. Milano, Pinacoteca di Brera

Nato attorno al 1848, il movimento dei Macchiaioli rappresenta un passaggio cruciale nella maturazione degli ideali del Risorgimento italiano e nella definizione dell’identità nazionale. Il loro obiettivo era creare un linguaggio pittorico nuovo, comune, capace di riflettere una società in trasformazione. E un Paese che aspirava all’unità non solo politica, ma anche culturale.

Pur dialogando con la tradizione, i Macchiaioli si posero in aperta rottura con le regole accademiche. Scelsero, infatti, la strada di una pittura fondata sul vero, sull’osservazione diretta della realtà e sulla “macchia” come strumento espressivo. Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Giuseppe Abbati, Raffaello Sernesi e molti altri emergono lungo il percorso espositivo come personalità autonome ma unite da una comune tensione etica e civile.

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Il racconto non nasconde le contraddizioni di quell’esperienza: gli ideali risorgimentali non si realizzarono pienamente e la “società nuova” auspicata dagli artisti tardò a nascere. La loro battaglia fu, per molti aspetti, una magnifica illusione. Eppure, la forza innovativa della loro arte sopravvisse alle delusioni storiche, conquistando nel tempo un riconoscimento sempre più ampio.

La cronologia della mostra

La mostra copre un arco cronologico che va dal 1848 al 1873, anno della morte di Giuseppe Mazzini, figura centrale del pensiero politico condiviso dai Macchiaioli. È il momento in cui la spinta rivoluzionaria si esaurisce e il movimento conclude la sua fase più intensa. Lasciando però un’eredità destinata a influenzare profondamente l’arte italiana.

Giovanni Fattori Diego Martelli a Castiglioncello. 1867, Olio su tavola, 13 x 20 cm. Courtesy Francesca Dini, Firenze

Articolata in nove sezioni, l’esposizione ricostruisce di fatto l’esperimento “nazionale” dei Macchiaioli, mettendo in relazione il loro impegno civile con le istanze del Positivismo europeo e con un’idea di arte profondamente radicata nella vita e nella realtà. Un racconto ampio e articolato, che restituisce la complessità di un gruppo di pittori colti, visionari e radicalmente moderni.

Ad accompagnare la mostra, il catalogo edito da 24 ORE Cultura, con saggi dei curatori, che approfondiscono i temi e le opere in esposizione. Promossa dal Comune di Milano – Cultura, la mostra si inserisce nel programma culturale delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Infine, partner scientifico dell’iniziativa è l’Istituto Matteucci di Viareggio, punto di riferimento imprescindibile per gli studi sui Macchiaioli.

Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati / In copertina: Giovanni Fattori, Diego Martelli a Castiglioncello. 1867, Olio su tavola, 13 x 20 cm. Courtesy Francesca Dini, Firenze