Giovanni Motta e il paradosso dell’eterna giovinezza: «HYDRON3 è un cortocircuito»

In tempi che ci portano a correre sempre più velocemente, cosa saremmo disposti a fare per rimanere eternamente giovani? Se il presente scivola rapido, quale valore economico potrebbe avere l’elisir di giovinezza? È  questa la provocazione che prende forma ai Bagni Misteriosi di Milano dove, fino al 12 aprile, Giovanni Motta presenta HYDRON³ – Time is over. Drink eternity. L’intervento immersivo site-specific dell’artista porta nel cuore della città un progetto che costruisce una narrazione visiva volutamente ambigua, sospesa tra installazione, performance e simulazione simbolica del desiderio contemporaneo.

Al centro dell’intero impianto narrativo ritroviamo JonnyBoy, figura centrale dell’universo creativo di Motta che si confronta con HYDRON³, sostanza immaginaria che promette l’eterna giovinezza. Da dono della natura intercettato dall’imprenditore immaginario Question Mark a prodotto da lanciare sul mercato globale. Trasformato da bene per tutti a brand offerto sul piatto del consumismo.

L’allestimento lavora deliberatamente proprio sui codici dell’advertising e della seduzione visiva del desiderio, per un’esperienza immersiva che ci interroga sul rapporto tra innocenza  e mercificazione. Una tensione che HYDRON³ lascia irrisolta portando a galla i conflitto tra ciò che libero e ciò che diventa merce di scambio.

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L’intervista a Giovanni Motta

Partirei da una riflessione su tre concetti centrali di questo lavoro: natura, tempo e potere.
«Madre natura crea qualcosa di puro e l’essere umano, ogni volta, cerca in qualche modo di rovinarlo. Nel caso specifico di questo evento, ciò che accade è che qualcosa pensato idealmente per tutti viene commercializzato: viene imbottigliato, brandizzato e venduto. Quindi anche un concetto molto semplice, come quello dell’eterna giovinezza, si trasforma in un messaggio pubblicitario, in un rito contemporaneo dove il desiderio di qualcosa a cui, in realtà, è impossibile accedere viene convertito in possibilità ».

Come si incontrano questi elementi in HYDRON³?
«HYDRON³ è un cortocircuito. Oggi le persone vivono dentro una società sincopata, compressa, veloce, e non riescono davvero a esistere nel momento che stanno vivendo. Capacità che, invece, è tipica del bambino che riesce a praticare la presenza e quindi a essere nel momento in cui esiste. D’altra parte, ce ci pensi, il dolore oggi arriva quasi sempre dal passato, per qualcosa che hai fatto, oppure è una preoccupazione legata al futuro. Quindi il dolore non è mai adesso, nel presente: è mentale… non esiste. In questo senso l’idea che esista un’essenza capace di restituirti la presenza a te stesso diventa immediatamente desiderabile. La desideri, la vuoi, e quindi la compri».

Foto di Federico Capretti da ufficio stampa

E quanto ci insegna, in questo contesto, il personaggio di JohnnyBoy?
«In realtà JohnnyBoy non vende niente, e nemmeno insegna. Semplicemente è uno stato di coscienza. È l’incarnazione del bambino interiore, cioè quella presenza che è in noi ma che rimane addormentata».

Quali sono i riferimenti e le ispirazioni dal punto di vista estetico?
«Johnny è un character design in stile cartoon, perché tutto il mio lavoro artistico è fortemente contaminato dall’iconografia e dal linguaggio del manga e dell’anime giapponese. Accanto a questo ci sono anche elementi tridimensionali, perché sono amente del digitale e all’animazione 3D. Quindi questo personaggio è un mix di diverse contaminazioni.

È il suo segreto, o comunque uno degli aspetto più forti del personaggio, è l’espressione che non cambia mai. È un’espressione particolare perché, pur rimanendo identica, porta i visitatori a diverse interpretazioni. Davanti alla stessa immagine, una persona può leggere preoccupazione, un’altra stupore o meraviglia. Due visitatori davanti allo stesso volto possono, quindi, provare sentimenti contrastanti, addirittura opposti».

Quasi diventasse uno specchio di chi lo osserva.
«Sì, spesso Johnny funziona esattamente così: come uno specchio».

L’allestimento è pensato come un’esperienza immersiva. Ci anticipa qualcosa del percorso?
«Ci sono due zone principali. Nella prima si incontra la fonte originaria: un cristallo di ghiaccio protetto da lupi geneticamente modificati che sono diventati uomini-lupo. Sono in assetto militare e non permettono l’accesso a questo cristallo. Superata questa prima soglia, si entra in una seconda area, dove c’è il finto lancio pubblicitario di questa bevanda mitica che promette l’eternità».

Essere ai Bagni Misteriosi, luogo storico di Milano, quanto ha inciso sul progetto?
«La location è importante, infatti dedico sempre molto tempo alla ricerca dello spazio giusto. E quando ho trovato questo luogo, ho modificato il progetto originario perché ho percepito subito che questo spazio era carico di energia. Me l’ha trasmessa immediatamente ed è diventato coprotagonista dell’evento».

Foto di Federico Capretti da ufficio stampa

Qual è l’invito, o forse anche la provocazione, per chi visita questi spazi?
«Dipende da come scegli di avvicinarti all’opera. Se vuoi approcciarti in modo superficiale, puoi fermarti all’immagine e lasciarti impressionare. Se invece vuoi andare più a fondo, puoi approfondire i temi, non fermarti solamente alla superficie, leggere, informarti, guardare nel catalogo per scoprire i dettagli nascosti tra le righe. E provare a scendere un po’ più in profondità».

Hydron³
di Giovanni Motta
A cura di Ivan Quaroni
Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti / Via Carlo Botta 18 – Milano
Dal 26 marzo al 12 aprile 2026

Biglietti €5

Immagini courtesy of the artist via ufficio stampa / Foto di Federico Capretti via ufficio stampa