Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma l’artista cinese presenta ‘Time Garden’, una mostra di 45 opere che intreccia Via della Seta, memoria e dialogo tra le tradizioni artistiche orientali e occidentali.
Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma arriva per la prima volta nella capitale l’artista cinese Gulistan con la mostra Time Garden, visitabile dal 7 marzo all’8 aprile e curata da Gabriele Simongini. Un progetto che riunisce 45 opere e che mette in dialogo due grandi tradizioni culturali, facendo incontrare la storia dell’arte occidentale con la sensibilità contemporanea cinese lungo l’antico asse culturale dell’Eurasia.
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All’interno del museo diretto da Renata Cristina Mazzantini, dove sono custoditi capolavori di artisti come Modigliani, Morandi e Boccioni – particolarmente ammirati dalla stessa Gulistan – prende forma una pittura che si muove tra mondi diversi. Nei lavori dell’artista, i pigmenti minerali dei murali di Dunhuang dialogano con la solidità dell’affresco occidentale, mentre le linee calligrafiche orientali incontrano la tensione e la struttura della modernità europea.

Gulistan e il dialogo tra arte cinese e tradizione occidentale
Il progetto nasce da un lungo percorso di studio e di viaggio lungo i territori dell’antica Via della Seta, non intesa come una semplice rotta commerciale ma come una rete di scambi e di relazioni tra civiltà. «Non è solo la Via della Seta, non è una linea. – racconta l’artista – Quando comprendiamo da dove viene la cultura, quando conosciamo le sue origini nel passato e il nostro presente, tutto diventa come una rete di coordinate che si intrecciano».
La relazione tra civiltà antiche e contemporaneità è infatti alla base della ricerca artistica di Gulistan. Racconta di aver iniziato a dipingere molto presto, entrando in contatto già da bambina con i grandi cicli pittorici delle grotte buddhiste dell’Asia centrale. «Ho iniziato a dipingere quando avevo dieci anni. – ricorda – Allora ho scoperto i murales di Dunhuang, quelli di Kizil e di Kumtura, grandi siti archeologici che custodiscono pitture straordinarie».

A questo patrimonio visivo si è aggiunto lo studio delle radici dell’arte occidentale. «Quando studiamo arte dobbiamo necessariamente guardare all’antica Grecia e all’antica Roma. – prosegue – Sono corsi fondamentali perché bisogna tornare alle origini più profonde delle civiltà».
Il tempo come giardino tra memoria e civiltà
Questo doppio sguardo si riflette direttamente nelle opere in mostra. Nella serie Fragments of Time, ad esempio, le tonalità terrose e la contemplazione tipica della pittura di Morandi si intrecciano con il rosso ocra delle pitture murali di Dunhuang e con la calligrafia orientale. In altre opere le Apsaras, figure celesti in volo presenti nelle grotte buddhiste, trovano un’inaspettata sintonia con il dinamismo futurista di Boccioni.
Il tempo, nella visione dell’artista, non è una linea ma un paesaggio. Un giardino, appunto, dove memoria e civiltà convivono. «Non è qualcosa che decido consapevolmente», spiega Gulistan parlando della fusione di culture nella sua pittura. «Quando tutte queste influenze entrano nel tuo sangue e iniziano ad agire, allora nasce qualcosa. – chiosa – Succede in modo naturale, come un flusso».

Il viaggio e il camminare nella pittura di Gulistan
Questa idea di tempo circolare attraversa anche la serie The Nature of Memory, dove frammenti di scultura romana si innestano sulle silhouette di figure femminili orientali, e Memory of the Portraits, in cui il non finito occidentale dialoga con la rarefazione dell’inchiostro su carta della tradizione cinese.
Al centro della sua ricerca c’è anche il tema del camminare, inteso come esperienza fisica ma soprattutto interiore. Il viaggio tra paesaggi, rovine e stratificazioni storiche diventa infatti il gesto da cui prende forma la pittura. Un processo che si riflette anche nella tecnica, spesso costruita attraverso la combinazione di colori a olio e pigmenti a base d’acqua, creando superfici morbide e stratificate dove le figure sembrano emergere tra sogno e memoria. Come scrive il curatore Gabriele Simongini, nelle opere di Gulistan «sogni, ricordi e desideri si materializzano sopra e intorno alle figure in una fioritura di immagini che non sembra avere sosta, come una danza perpetua».
Attiva tra Pechino e il contesto internazionale, Gulistan ha esposto negli anni in numerosi musei e istituzioni, tra cui il China Art Museum, lo Shanghai Art Museum, il Today Art Museum e il Guangdong Provincial Museum. Nel 2020 ha ricevuto a Roma il Contemporary Art Creation Award dell’International Federation of Women Artists e negli ultimi anni ha partecipato a importanti appuntamenti internazionali, dalla Florence Biennale alla International Contemporary Art Fair al Louvre di Parigi. Con Time Garden, Roma diventa così il punto di incontro di un percorso artistico che attraversa geografie, epoche e culture diverse, trasformando la pittura in uno spazio di dialogo tra Oriente e Occidente.
Foto di Olivia Rainaldi via HF4