La sfida culturale di SLAP, Massimiliano Balduzzi: «La nostra forza è essere un luogo fisico»

Nel cuore di Lambrate, in una casa costruita nel 1918 da Giuseppe Gerosa, prende forma una delle realtà più dinamiche della scena performativa milanese. Qui, nel 2013, nasce Spazio Lambrate grazie all’intuizione di Laura Maddalena Gerosa, che decide di trasformare un luogo di famiglia in uno spazio dedicato alla creazione artistica. Nel 2023 il progetto compie una svolta decisiva: con l’arrivo di Massimiliano Balduzzi alla direzione artistica, Spazio Lambrate diventa SLAP – Spazio Lambrate per le Arti Performative, assumendo in modo strutturato una vocazione alla sperimentazione. Non più solo spazio in affitto per prove e attività indipendenti, ma centro di ricerca, produzione e formazione.

Oggi SLAP si configura come un laboratorio creativo capace di intrecciare residenze artistiche, spettacoli dal vivo e percorsi didattici. Dal 2024 ha introdotto a Milano modelli di residenza ispirati alle esperienze di New York e Berlino: le dimoraSLAP, spazi gratuiti che offrono tempo e libertà agli artisti, e la dimora365, una residenza annuale pensata per progetti più articolati e di lunga durata.

Accanto alle residenze stagionali – mensili e annuali – iniziative come SLAPinprogress, appuntamento mensile ideato da Massimiliano Balduzzi e dedicato a lavori in corso, studi embrionali, improvvisazioni e installazioni. E SLAPLab, con seminari e workshop in danza, coreografia, drammaturgia e tecniche sceniche, consolidano SLAP come punto di riferimento per la scena contemporanea milanese e nazionale.

Credit Michele Milani

In un quartiere in trasformazione, che vive un grande fermento urbano, SLAP si inserisce come presidio culturale e luogo di incontro reale, fisico, in un tempo dominato dal virtuale. Uno spazio che rivendica il valore dell’esperienza condivisa, della ricerca lenta, del confronto diretto tra artisti e pubblico.

Abbiamo incontrato il direttore artistico Massimiliano Balduzzi per approfondire visione, sfide e prospettive future di questo progetto che sta ridefinendo il concetto di residenza artistica a Milano.

Intervista a Massimiliano Balduzzi

Come nasce questo spazio e quali sono le linee guida del progetto?
«Spazio Lambrate nasce più di dieci anni fa da un’idea di Laura Maddalena Gerosa, proprietaria dello stabile, che ha deciso di mettere a disposizione questo spazio di famiglia per offrire ad artisti performativi – teatro e danza in particolare – un luogo dove provare e fare ricerca. Per circa dieci anni Laura lo ha gestito principalmente come spazio affitti, senza una vera programmazione artistica. Tre anni fa sono arrivato io e abbiamo iniziato una collaborazione: abbiamo sistemato – e stiamo ancora sistemando – lo spazio anche fisicamente. Oltre a proseguire con l’attività di affitto, che resta la base della nostra piccola SRL, ho assunto la direzione artistica.

Vengo dal mondo performativo, con una formazione nel teatro fisico e vocale dagli anni ’90. Ho vissuto circa dieci anni a New York, dove ho lavorato nella scena downtown della danza contemporanea. Quando ho visto questo spazio, ho immaginato la possibilità di farne un luogo di ricerca nel mio ambito di competenza. All’inizio ho iniziato a offrire gratuitamente lo spazio ad alcuni artisti che già provavano qui, per sostenerne il lavoro. Da lì è nata un’open call e abbiamo strutturato i primi programmi.

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Il principale si chiama dimoraSLAP: è un programma bimestrale che accoglie ogni due mesi due artisti o collettivi, offrendo almeno 50 ore di utilizzo delle sale, un tutoraggio con Rosita Mariani, artista in residenza per l’intera annualità, e uno o più incontri con Michele Milani, fotografo che sta costruendo un archivio delle residenze artistiche di SLAP.

In parallelo abbiamo avviato SLAPinprogress, un programma mensile: affidiamo la curatela a un artista — spesso uno di quelli in residenza — che seleziona a sua volta due artisti o collettivi. Offriamo loro una mini-residenza e, una domenica al mese, presentano un work in progress. È un momento pensato per la community e per il quartiere: si mostra il lavoro, si raccolgono feedback e si prosegue poi la ricerca altrove».

Come si inserisce nel tessuto del quartiere e che risposta state ricevendo?
«Ci sono due dimensioni. Da una parte il quartiere storico, che conosce Laura da decenni e partecipa con grande affetto, seguendo le attività quasi “umanamente”, con il desiderio di esserci. Dall’altra c’è un quartiere che sta cambiando. Anche noi siamo cambiati: da Spazio Lambrate siamo diventati SLAP, con una programmazione strutturata. Oggi attraiamo pubblico da tutta la città e ci stiamo inserendo nel quartiere con un’identità più precisa.

Stiamo cambiando insieme al territorio, ed è interessante osservare questo processo. Camminando per Lambrate si vedono molte novità: nuove realtà, la scuola di moda all’angolo, la riapertura del mercato coperto. C’è fermento, e sarà interessante capire come incroceremo sempre di più questo cambiamento».

Qual è stata la sfida più grande, anche a livello gestionale?
«Trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e progettualità artistica. Da una parte c’è la necessità di gestire bene una piccola società: conti in ordine, stipendi, stabilità. Dall’altra c’è il desiderio di destinare sempre più risorse al finanziamento dei programmi artistici. Siamo tre persone, con alcuni collaboratori esterni. Il nostro non è un settore ricco: non circolano grandi capitali. Senza solidità economica, però, anche la creatività diventa fragile. Bisogna fare passi misurati e continuare a sperimentare con responsabilità».

I social sono un volano per la creatività o la appiattiscono?
«Credo che oggi non utilizzarli significhi ignorare un dato di realtà. Noi li usiamo – li seguo io, con supporto grafico esterno – e sono stati importanti, insieme al lavoro dell’ufficio stampa, per farci conoscere. Non so se siano “fondamentali”, ma certamente vanno studiati e compresi. In senso più ampio, ogni cambiamento tecnologico è un cambiamento sociale e culturale, quindi inevitabilmente influisce anche sull’arte.

Per quanto riguarda SLAP, cerchiamo di usare i social come specchio di ciò che accade realmente nello spazio. La nostra forza è essere un luogo fisico. Oggi lo spazio fisico ha un valore ancora più percepibile perché in contrasto con il virtuale. Qui le persone si incontrano davvero: capita che artisti che si conoscevano solo online si incontrino per la prima volta di persona. Non parlerei di “difesa” del fisico, ma di proposta: incontrarsi, bere un caffè, percepire uno spazio è un’esperienza diversa rispetto a una call online».

Su quali progetti state lavorando per la primavera e oltre?
«Siamo appena usciti da una mostra, la nostra prima produzione interna, intitolata Rooms. Il posto migliore per sparire, che ha coinvolto tutti gli spazi di SLAP, completamente riallestiti. Esponeva tre opere di Angelo e Valuna Thoman e un’opera di Laura Maddalena Gerosa. È stato un progetto impegnativo e importante, che ha aperto nuove domande. Ora siamo in una fase di assestamento e riflessione.

Prosegue la programmazione già avviata: è uscita l’open call per le residenze di marzo-aprile e maggio-giugno, continua il lavoro di Rosita Mariani e il programma SLAPinprogress. Da qui a giugno lavoreremo sulle fondamenta, per prepararci ad aprire la stagione 2026-2027 con ancora più forza e consapevolezza. È un periodo di gestazione: le attività non si fermano, ma è anche il momento di raccogliersi, capire cosa è successo e progettare il futuro con maggiore determinazione».

Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati