M.E.R.L.O.T.: «In ‘Gocce’ il me sognatore e il me triste»

M.E.R.L.O.T. ci racconta l'album d'esordio 'Gocce', tra brani già noti e inediti. Un universo che descrive benissimo il mood del cantautore.
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Dopo singoli, collaborazioni e pezzi di musica, M.E.R.L.O.T. ci presenta finalmente l’album di debutto Gocce. Uscito venerdì 30 settembre (per Virgin Records/Universal Music Italia), il progetto mette insieme brani già ascoltati e quattro inediti. Il risultato è complesso eppure semplice nel veicolare il messaggio artistico del giovane cantautore.

«È stressante, ma è una bella sensazione. – ci dice subito M.E.R.L.O.T. – Sono felicissimo di riuscire a far uscire un album che descriva tutto. E che racchiude il mio mondo fino ad ora. Cosa c’è dentro? Il me sognatore, il me triste, il me deluso. Delusione e sogni alla fine sono collegati».

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Il cantautore ci racconta che i brani sono tutti recenti, inediti compresi. «Con il Covid, ho perso il senso del tempo. Non so cosa sia successo», precisa.

«Uno o due brani erano nel cassetto, ma si tratta comunque di un cassetto recente. Non so precisamente come nascano i miei brani – continua – non mi metto mai al piano o alla chitarra pensando Devo parlare di questo. È automatico e il più delle volte riesco a esprimere ciò che voglio. È tutto naturale, non mi impegno particolarmente. Se sono ispirato riesco a scrivere. Ultimamente, come esercizio, sto provando a scrivere anche quando non sono ispirato. Perché può servire, anche se le cose migliori mi escono sempre quando sono ispirato».

M.E.R.L.O.T.

M.E.R.L.O.T.: il successo di 23 e le collaborazioni

Tra i brani già editi, nella tracklist spicca 23. Un brano a cui M.E.R.L.O.T. è particolarmente affezionato.

«È sicuramente il più importante. Non solo perché ha avuto più successo, ma anche perché ha segnato il mio cambiamento. Ci sono affezionato perché, con quel brano, sono passato a fare le canzoni come volevo farle sin dall’inizio, con il pianoforte. I brani emozionanti sono quelli in cui mi esprimo meglio. E poi mi ha aperto tutte le porte. Per questo non potevo escluderla, anche se è uscita un po’ di tempo fa. Nel mio primo album però doveva esserci 23, perché è quella con cui ho iniziato».

Del resto, il cantautore ci parla di un vero e proprio switch artistico. «Ho scritto le prime canzoni nel 2018. – ci racconta – Ero felice di quei brani, ma non erano totalmente nel mio mood. Dovevo capirmi meglio. Ho iniziato a fare musica più acustica e, ora che sono riuscito a capirmi, va meglio. Bisogna sperimentare, non ero prontissimo prima però».

E, sul titolo, conclude: «Non è stato facilissimo scegliere il titolo, ma cercavo una parola semplice che riuscisse a descrivere tutto. Gocce è il mio mondo artistico. Sono lacrime, ma anche tante piccole cose che formano un oceano. Anche io mi sento una goccia ogni tanto, insignificante. Ma tante gocce formano qualcosa di più grande».

Foto: Stefano Bazzano