‘Looks That Kill’, Stefano Pancari: «Oggi essere rock vuol dire amare la sicurezza»

Il fumetto ma anche il rock: perché per educare alla sicurezza non bastano le leggi. Ce lo spiega Stefano Pancari.
- - Ultimo aggiornamento
loading

Il 15 settembre è uscito Looks That Kill. Chi sta mettendo a rischio la tua vita? di Stefano Pancari edito da Epc Editore. Un fumetto per diffondere i valori di cultura, educazione civica, sicurezza sul lavoro, sicurezza stradale e formazione. Il progetto è stato presentato il 22 settembre al Safety Expo 2022 di Bergamo insieme ad una buona dose di musica rock. Un concept show immersivo a cura di Rock’n’Safe, legato alla colonna sonora ispirata alle tavole stesse. Ma cosa c’entra la sicurezza con il rock? Ce lo spiega lo stesso Stefano Pancari.

«La serata è andata oltre le nostre più rosee aspettative. – ci dice Stefano – Rock’n’Safe in questi due anni ha lavorato con l’informazione disruptive attraverso la nostra webzine. Ma nasce anche per fare eventi che coinvolgono le persone. Finalmente abbiamo fatto l’evento che volevamo, un vero safety show rock. La principessa dello show è stata la musica e, in mezzo, ci son stati i miei interventi».

«È stato uno tsunami. – continua Stefano sulla serata – Il rock ha dato ritmo, perché la musica parlava di sicurezza. Abbiamo fatto riflettere le persone su una semplice domanda: chi vuoi essere nella vita e come vuoi essere ricordato? La vita a volte è concentrata in un secondo. In un istante sei una persona perbene, e l’istante successivo una telefonata ti annuncia che sei un assassino. Non siamo assassini preterintenzionali, diamo solo per scontate tante cose. Alla fine, è questione di un secondo».

Looks That Kill e il primo disco rock dedicato alla cultura della sicurezza

È proprio dalla sceneggiatura del libro che è scaturito il desiderio di raccontare la cultura della sicurezza attraverso la musica rock. Il progetto, nato inizialmente dal sodalizio tra Pancari e Bruco degli SOS, si è esteso poi con la preziosa partecipazione della rock band Auge, del duo rock Althea e ancora di Cenere e dei Rough Syn’Apps con la voce di Paola Favarano. Ciliegina sulla torta sono i brani di Federico Sagona tratti dal suo album solista.

Looks That Kill

Il risultato, grazie a Sandro Allario e la SA Project Edizioni Musicali, è Looks That Kill Soundtrack, il primo disco rock dedicato alla cultura della sicurezza, con brani i cui testi raccontano della conflittuale relazione che abbiamo con la vita.

«Da un lato c’è il libro – dice Stefano – e dall’altro l’album rock che ne è derivato. Non potevamo non fare uno show».

«Perché il rock? – ci spiega Stefano Pancari – Il rock, nel corso dei decenni, ha rappresentato la rottura di uno status quo. E non sempre è stato visto bene. In realtà, lo stesso Elvis aveva una visione pazzesca. Lo status quo oggi è pensare di avere un contratto a tempo indeterminato con la vita. Il nostro datore di lavoro, chiunque esso sia, chiude un occhio tante volte. Ma poi arriva il giorno in cui ti viene presentata una lettera di fine rapporto con la vita. Se questa è la tendenza, oggi essere rock vuol dire amare la sicurezza. Se abbiamo a cuore la nostra vita, dobbiamo infischiarcene del giudizio altrui».

Stefano Pancari e l’importanza di prevenire

«Looks That Kill nasce da una sensazione che ho spesso. Se penso all’educazione civica o alla sicurezza sul lavoro, a volte mi sembra tutto surreale. Ho voluto quindi calcare la mano su questo aspetto, parlando di cose reali in un contenitore fantasy. Looks That Kill è infatti una dark novel a fumetti, dove accade quello che vediamo tutti i giorni. Il protagonista in realtà è la nostra coscienza. È divisa tra una figura allegorica, che è la vita, e la Bestia, che non è nient’altro che la nostra cultura. Quando succede qualcosa diamo colpa alla sfortuna o al destino. Ma in realtà la colpa è nostra e dei nostri comportamenti. La storia accompagna il lettore in un mondo buio con l’intento di dargli una nuova uscita».

Ma quale sarebbe, per Stefano, la nuova uscita? «Ci si assume una responsabilità. – risponde – Tutti teniamo al diritto di vivere senza preoccupazioni, ma pensiamo che le responsabilità appartengano agli altri. I diritti ci appartengono, ma non le responsabilità. Diamo per scontato che tutto sia in sicurezza, ma al tempo stesso ogni nostra azione prevede una responsabilità. Non esiste un ruolo detentore della cultura della sicurezza. Anche sul lavoro, c’è l’imprenditore che ha un ruolo strategico. Ma è inutile avere un luogo di lavoro sicuro se il lavoratore stesso introduce elementi di pericolo».

«Mi rendo conto che, se continuiamo a comunicare la sicurezza come articoli di legge e sanzioni, non ne usciremo mai. Anzi, stimoliamo l’istintiva tendenza alla ribellione dell’essere umano. Se l’insegnamento è valoriale, le cose cambiano».

«La nostra sicurezza – conclude dunque Stefano – non è un dovere imposto. Deve diventare un must».

«Sì, una legge serve. Ma il dovere è prima di tutto etico. La cultura della sicurezza ha la dote di non far accadere le cose per lasciar campo alla vita. È difficile far attecchire questo concetto, perché è invisibile. Per il futuro si può lavorare in questo modo, per il presente è più arduo. Le leggi sono importanti, sono comunque le luci di una pista di atterraggio. Ma non è solo con le regole che riusciamo nell’intento. Con la paura e la coercizione non si genera cultura. Dobbiamo rieducarci ad essere umani. Rock’n’Safe riesce a creare un dialogo, è la sua forza. Non siamo invulnerabili e, più riconosciamo la nostra vulnerabilità, più precauzioni prenderemo per goderci la vita».