anice, da ‘Mina’ a ‘Carillon’: «La provincia e il sogno costante di essere altrove»

Di anice - finora - abbiamo ascoltato i due singoli 'Mina' e 'Carillon'. Ma da dove nascono le canzoni di anice? L'intervista.
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Dopo Mina, anice torna con il singolo Carillon, racconto di notti in bianco in città, dove le sirene fanno più rumore delle preghiere. Classe 1996, Anna parte dalle radici del suo nome di battesimo per chiamarsi come l’aroma dell’assenzio bevuto dai poeti maledetti. Da bambina, a Imperia, Anna si appassiona alla musica gospel (che ritroviamo in Carillon) e all’RnB che contraddistingue più invece il singolo d’esordio Mina, uscito a febbraio 2021.

«Ho scritto Mina nel settembre 2019, lavoravo ancora nella moda. – ci racconta anice – La sera tornavo in motorino e avevo questo suono in testa. Dico sempre infatti che è un pezzo nato in motorino. Parla della mia vita in provincia e, in generale, di quel periodo in cui lavoravo, ma non ero soddisfatta. Infatti sognavo di essere altrove».

Prodotto da Iacopo Sinigallia – in arte BRAIL – Mina ha anche un video in cui il protagonista assoluto è il cielo («Il cielo fa parte del mio immaginario» ci spiega anice).

anice, Carillon e l’amore per la coralità

«Carillon è invece nato la scorsa estate, sempre in Liguria. – ci dice la cantautrice sul secondo singolo – Direi che è nata di getto, è cambiata poco poi. Si è solo colorata con la produzione di Iacopo. C’è l’elemento gospel che rappresenta il mio primo impatto con la musica. Da quando ho visto Sister Act. Nello stesso periodo guardavo Hercules, quindi sono cresciuta con queste ispirazioni. Il primissimo impatto è stato quello con la coralità e spiritualità. In Carillon c’è infatti sicuramente qualche richiamo alla sfera religiosa».

Carillon ha anche una – bellissima – versione acustica. Per anice «cantare live è stato un privilegio», così come essere accompagnata al pianoforte. «Essere accompagnata al pianoforte è rassicurante – ci dice – era una sfera più intima e più vicina a quando scrivo».

Anche viaggiare ha influito tantissimo sull’arte di anice. Non solo la dimensione più casalinga di Imperia, ma anche gli Stati Uniti – in cui ha vissuto per un po’ – e soprattutto il fascino di New Orleans.

«A volte parto dal testo, decido che voglio parlare di un determinato tema. – ci racconta – Altre volte arriva prima la melodia, che poi vado a riempire con le parole. Sicuramente parlo della mia vita, del mio immaginario che è provinciale. Sono cresciuta a Imperia, che mi piace definire una pozzanghera. La provincia è uno stato dell’anima».