Modigliani ci racconta ‘Uno’, il suo album d’esordio uscito il 19 marzo. Un album nato da un periodo difficile.

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Venerdì 19 marzo è uscito Uno (Bianca Dischi/distr. Artist First), l’album d’esordio di Modigliani, prodotto da Valerio Smordoni e Samuele Dessì. All’interno del disco troviamo le due anime dell’artista, in continua battaglia tra di loro. Eppure, Uno nello stesso tempo è un album di inaudita serenità.

«Ho scritto questo album in un periodo molto difficile. – ci dice il cantautore – Sono stato travolto dalle insicurezze, dalle ansie. Questo disco è frutto di questo periodo, mentre lavoravo molto su me stesso. Racconta questa mia fase, ma è anche un mezzo che ho usato per uscirne. Di solito nascondevo queste mi insicurezze, volevo apparire come uno figo. E invece stavo solo peggio».

Modigliani si racconta senza mezzi termini, parlando di attacchi di panico e psicoterapie. Le fazioni in lotta dentro di sé hanno però dato vita a una nuova luce, che in questo lavoro si avverte.

Modigliani, Uno e la ripartenza personale

«Avevo perso l’autostima e non riuscivo più a dare peso alle cose belle. – ci dice – Anche i risultati che ricevevo con la musica li vedevo piccoli e non gioivo di nulla. Derby, ad esempio, è un elenco di piccole cose che oggi mi fanno stare bene».

Ma anche Piccole Città, che chiude l’album, è forse un inconsapevole elogio alle piccole cose. Non a caso, Modigliani ci racconta anche della sua Sardegna e della battaglia interiore scatenata dal pensiero di abbandonarla («Sono molto legato sia alla mia piccola città che al mare – spiega – con il quale ho un legame che va al di là della bellezza estetica»).

Uno diventa dunque, sotto questa luce, un titolo tutt’altro che casuale. «Una ripartenza personale» ci dice Modigliani, che nel raccontare la cover – un fiore di carota selvatica – ci dice che si sentiva proprio come «un fiore molto sensibile al vento». E oggi dichiara di stare bene, e di essere «felice e orgoglioso» di questo lavoro.

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