Måneskin: «Scriviamo e parliamo di noi, senza metafore»

La nostra intervista ai Måneskin, che ci raccontano l'album 'Teatro d'Ira - Vol. 1', tra messaggi generazionali e un nuovo sound.
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Dopo aver vinto il Festival di Sanremo con Zitti e Buoni, i Måneskin presentano finalmente il nuovo album Teatro d’Ira – Vol. 1. Il nuovo progetto arriva a tre anni di distanza da Il Ballo della Vita ed è impossibile – ascoltando le nuove tracce – non accorgersi di un cambiamento soprattutto sonoro, alimentato dalle esperienze live e anche da una maggiore consapevolezza. Teatro d’Ira – Vol. 1 è stato registrato completamente in presa diretta presso il Mulino Recording Studio di Acquapendente (VT). Lì i Måneskin hanno vissuto di musica e di note, sviluppando sonorità compatte e a tratti atipiche, ma fortemente identitarie.

«Abbiamo inquadrato molto meglio la nostra direzione e ciò che volevamo ottenere. – ci dice subito Victoria – Questi anni di esperienza ci hanno aiutato a capire la differenza dei suoni, dagli amplificatori alla pedaliera. Abbiamo scelto di registrarlo in questo studio, dove vivevamo, e abbiamo fatto una full immersion registrando tutto in presa diretta. Volevamo mantenere quel sapore crudo tipico di una band e far sentire i nostri tre strumenti e la voce di Damiano, senza sovrastrutture e aggiunte. Questa è una grande differenza con il primo album, perché Teatro d’Ira è pensato in ottica live. Ci siamo detti Facciamo qualcosa che regga suonato solo da noi tre e dove si sente cosa fa ogni singolo strumento. Siamo molto felici del sound che abbiamo ottenuto anche se oggi forse è un po’ atipico».

«C’è stata tanta sperimentazione e anche tanta cura nei dettagli – aggiunge Thomas – sia nella scelta dei suoni che nelle parti vocali di Damiano. Ogni cosa l’abbiamo pensata proprio ad hoc e abbiamo avuto anche più tempo per mettere a posto tutto. Per risentire le tracce, per registrarle e fare ogni parte da power trio. Abbiamo avuto tanto tempo per capire cosa stessimo facendo».

Måneskin Oro

Måneskin, Teatro e Ira: la voce involontaria di una generazione

Tra i frutti di questo lavoro certosino spicca sicuramente Zitti e Buoni, il brano vincitore del Festival. Eppure, è solo ascoltando l’album nel suo insieme che si avverte chiaramente il nuovo corso dei Måneskin: una musica cruda e dalle strutture non scontate, arricchita da testi che parlano senza filtri di un malessere involontariamente generazionale.

«La nostra non è una rabbia nei confronti di qualcuno, ma un’ira che smuove, che crea le rivoluzioni. – avevano dichiarato i Måneskin a proposito del titolo dell’album – Un’ira catartica rivolta alle oppressioni e agli oppressori, che porta a sfogarsi e a ribellarsi verso tutto ciò che ti fa sentire sbagliato e che, come risultato, porta a una rinascita e a un cambiamento. Abbiamo voluto collocare questa forza molto potente in un contesto, quello del teatro, che nell’immaginario comune viene percepito come elegante e pacato. Ci piace questa antitesi: un contrasto che vive nel momento in cui il sipario si apre e, al posto di uno spettacolo o di un balletto, ci si ritrova catapultati in questa esplosione di energia. Il teatro è una metafora a rappresentare l’arte, il luogo dove questo impulso potente genera qualcosa di artistico e positivo».

Chiediamo a Damiano di dirci qualcosa proprio sui testi dell’album.

«Abbiamo deciso nel disco di parlare di noi, senza grosse metafore e grosse similitudini. – ci risponde – Abbiamo fatto pezzi molto diretti che parlano delle nostre esperienze e dei nostri pensieri. Sono pensieri di ragazzi di venti anni, quindi se dovessero diventare la voce della nostra generazione per noi è un onore e un risultato incredibile. Però c’è molta involontarietà. Noi scriviamo di noi, parliamo di noi e spesso ci rendiamo anche conto un po’ a pezzo finito di ciò che volevamo esprimere. Perché è uno sfogo, un flusso di creatività che prende un senso una volta messo in ordine».

Il successo e la teatralità di Coraline

Tra i brani del nuovo album maggiormente apprezzati dal pubblico c’è sicuramente Coraline, considerata da molti ascoltatori una sorta di nuova Marlena.

«Coraline è un brano molto particolare – ci spiega Thomas – perché ha molto anche del cantautorato. Parlo dell’arpeggio o della voce che entra all’inizio e poi si miscela col suono di basso e con la batteria, che è tutta una progressione. La cosa bella di quel brano è che è molto teatrale. Ha vari momenti, una scrittura non canonica e ci fa piacere che questa cosa sia stata apprezzata. Per me è uno dei brani più divertenti e interessanti, perché ha una struttura particolare».

Come riassume giustamente Ethan, Coraline è «un racconto», con un «inizio, uno svolgimento e una fine». Una storia contemporanea dal sound destrutturato, che spicca per la sua densa malinconia in un album suonatissimo e crudo. In questo senso, il live – al momento – per i Måneskin è fin troppo lontano. «Vorremmo avere una macchina del tempo per partire con i live domani. – ci dice infatti Vic – Con un album così, è ovvio che non vediamo l’ora di suonarlo. Per forza».

Måneskin Teatro d'Ira

Måneskin, i live di Teatro d’Ira e l’Eurovision

Tra le date annunciate (qui tutte le info), c’è grande attesa per quella prevista all’Arena di Verona. «Beh, è una figata. – dice Damiano – Suonare in contesti del genere è sempre speciale. Ci avevamo già suonato per altre occasioni, ma andarci con una data propria prevede un’emozione diversa. Possiamo dire solo wow».

«L’Arena ha il suo fascino. – aggiunge Thomas – Suonare in un posto del genere anche visivamente dà una sensazione intensa. È una gran cosa».

Menzione speciale anche per le date di Roma, patria della giovanissima band. «Pensare che quattro anni fa suonavamo nelle strade o nei localetti e ora suoniamo in posti così grandi ti causa molti ricordi. – ci spiega Vic – Pensare al nostro percorso è una grande soddisfazione. Inoltre a Roma vengono i nostri amici e i nostri familiari. Ci divertiamo moltissimo».

Prima di ogni data, c’è però l’appuntamento con l’Eurosivion. «Le intenzioni sono le stesse di Sanremo, non andiamo con l’obiettivo di vincere o con chissà quali aspettative. – conclude Damiano – Andiamo col nostro pezzo per presentare il nostro paese e la nostra musica. Anche poterla rappresentare con un pezzo del genere è importante. Poi sicuramente sarà molto divertente».

Foto: Gabriele Giussani