Paolo Nespoli: «C’è uno spazio per cambiare le cose e uno per accettarle»

'Farsi Spazio - Storie e riflessioni di un astronauta con i piedi per terra' è il nuovo libro di Paolo Nespoli, edito da Roi Edizioni.
- - Ultimo aggiornamento
loading

Si intitola Farsi Spazio – Storie e riflessioni di un astronauta con i piedi per terra il nuovo libro dell’astronauta Paolo Nespoli, edito da Roi Edizioni. Un romanzo in cui Astropaolo racconta la sua vita e il suo percorso da uomo di cielo, fornendo spunti e riflessioni frutto di episodi di vita di cui è stato protagonista e testimone diretto. Storie vere che possono indurre a riflettere.

«Sono cresciuto in provincia negli anni ’60 e ’70. – racconta Paolo Nespoli – Non c’era molto spazio per noi ragazzi. Avrei potuto fare una vita normale, ma mi mancava lo spazio per muovermi, saltare, esplorare, capire, sbagliare. Farsi spazio per me vuol dire andare alla ricerca di qualcosa che non conosci, ma che sai che c’è».

«Il titolo del libro è quindi un gioco di parole. Da un lato una cosa pratica e dall’altro lo spazio vero e proprio. Riflette su qualcosa che è presente alla fine nella vita di tutti. Tutti hanno bisogno di capire lo spazio che si può occupare e quello che non si può occupare. Quando provare a cambiare le cose e quando accettarle. Con questo libro vorrei che ognuno andasse in una dimensione diversa».

27 anni all’ESA di cui 22 alla NASA a Houston, 313 giorni, 2 ore e 36 minuti nello spazio. Questi i numeri di Paolo Nespoli – astronauta dell’Agenzia spaziale europea, ma anche istruttore di paracadutismo e poi incursore dell’Esercito Italiano – che ha fatto parte nel 1982-84 del contingente italiano della Forza Multinazionale di Pace in Libano. Il libro parla di questi successi, ma soprattutto di come ci è arrivato, delle sfide che ha dovuto affrontare, gli ostacoli che gli si sono presentati davanti durante il cammino, e di come è riuscito a superare – grazie alla propria fermezza di spirito – delusioni e bastoni tra le ruote.

«La mia vita operativa da astronauta è terminata. – dice Paolo Nespoli – Ora rifletto su ciò che è successo e sul fatto che sono riuscito a coronare un sogno che avevo da bambino. Sembra una cosa complessa e irrealizzabile. Per certi versi lo è. Tanti mi chiedono come ho fatto ad arrivare a questo punto e io, quando provo a rispondere, capisco di non essere né un coach né un filosofo. Sono un ingegnere, analizzo il mio passato trovando delle risposte».

Paolo Nespoli: cooperazione e competizione, due lati della stessa medaglia

Cosa vuol dire navigare la vita? Come si differenzia l’impossibile dal realizzabile? Cosa rende più forte la forza di volontà? Qual è il modo giusto di sbagliare? In Farsi Spazio, Nespoli cerca di rispondere a questi grandi dilemmi dell’esistenza umana attraverso il racconto di aneddoti e avventure che hanno caratterizzato la sua vita e la sua carriera. E si rivolge a tutte quelle persone che al lavoro o in ambiente sociale è capitato di sentirsi fuori posto, pedine che hanno un valore ma dalle quali non tutti sono attratti. Però anche le pedine sono importanti. Quindi abbozzare o combattere? Mediare o fare muro? Queste le domande a cui gli è capitato di dovere rispondere per se stesso, e il cui esito è stato di capire e convincersi che nella vita ci si può fare spazio non tradendo la propria identità.

«Cooperazione e competizione sono due facce della stessa medaglia. Sono alla base della nostra vita di tutti i giorni. Senza competizione, non saremmo spinti a fare cose difficili. Senza cooperazione non sapremmo mettere insieme le risorse e fare cose che da soli non sapremmo fare. Nello spazio, bisogna capire quando è il momento di competere e quando è il momento di cooperare. La competizione è esaltata all’estremo nel mio ambiente e, allo stesso tempo, quando si è in team si coopera. Non si può andare nello spazio in competizione, bisogna lavorare insieme».

Nel libro l’autore dedica uno spazio importante all’importanza degli incontri e delle relazioni. Se è riuscito a coronare il suo sogno impossibile di andare nello spazio, lo deve fra le altre cose, ad alcuni incontri chiave messisi in fila lungo il suo cammino al preciso scopo di aiutarlo a perfezionare la rotta che lo avrebbe condotto alla Stazione Spaziale Internazionale. Incontri e relazioni che gli hanno fatto comprendere quanto aprirsi agli altri significa accogliere la possibilità che ci sia in ogni incontro la premessa di una rivoluzione personale.

«Ognuno di noi dovrebbe analizzare se stesso molto profondamente. – ci dice Paolo – Bisogna capirsi e capire i valori e i modi di comportamento, le cose veramente importanti per noi e essere fedele a questi valori. Non c’è niente di peggio che comportarsi in modo diverso perché fa comodo in quel momento. Diventiamo attori e di attori bravi ce ne sono pochi. La genuinità paga molto di più. A volte ho cercato di comportarmi in modo diverso, ma ho capito che era controproducente. Ci vuole costanza, ma ottenevo di più quando restavo fedele a me stesso».

«So di non essere una persona semplice. Vado a fondo nelle cose, esploro ciò che sappiamo ma ignoriamo. Questo per riuscire a ottenere un livello di chiarezza e pulizia, non di perfezione. Essere così mi ha causato problemi parecchie volte nella vita. Mi sono scontrato con persone e organizzazioni con cui era bene non scontrarsi. La ricerca della verità è sempre preponderante rispetto al resto. Col senno di poi, il fatto di essere così intollerante e minuzioso mi ha portato ad arrivare dove non sarei altrimenti arrivato se accettavo cose che sarebbe stato difficile cambiare».