Il Natale secondo Jamie Cullum: «Un tributo al passato che rappresenta il presente»

Uscirà il 20 novembre l'album natalizio di Jamie Cullum, 'The Pianoman At Christmas'. Ecco cosa ci ha raccontato il cantautore.
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Arriverà il prossimo 20 novembre il nuovo album di Jamie Cullum, The Pianoman At Christmas, un album natalizio ma totalmente inedito. Le dieci canzoni della tracklist sono infatti originali e sfruttano il contesto del Natale per parlare in realtà di sensazioni variabili e condivise, dall’amore per la propria famiglia alla solitudine.

«L’idea di realizzare un album natalizio mi è venuta tempo fa, ma non ero sicuro di come sarebbe stato. – ha raccontato Jamie Cullum durante uno showcase in video collegamento – Sono presente anche nell’album natalizio di Robbie Williams e sicuramente quel progetto mi ha ispirato. Ho riempito un intero quaderno di titoli, idee di testi, bozze. L’idea era di creare un album mentre ero in tour per rilasciarlo nel 2021. Il mio tour è però iniziato ed è subito finito. Quindi ho avuto molto tempo. La mattina facevo lezione con i miei figli, e il pomeriggio ero al piano».

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La quarantena ha ovviamente sconvolto i piani del cantautore, che ha coinvolto cinquantasette musicisti per la realizzazione degli arrangiamenti delle canzoni, registrando presso gli studi di Abbey Road e collaborando alla produzione con Greg Wells.

«Non volevo rifare i classici natalizi e, inoltre, in questo periodo avevo voglia di scrivere canzoni. – continua a raccontare Cullum – Ho pensato di realizzare un progetto qualitativamente alto, non cinico, ambizioso, divertente. Volevo che questo album fosse un tributo agli album natalizi del passato, ma con testi che rappresentassero il Natale del presente. Il Natale del 2020 non sarà tradizionale, alcune canzoni rifletteranno questa non-tradizione».

The Jolly Fat Man, ad esempio, è ispirata a Santa Claus is Coming to Town («È una canzone che amo molto ed è la canzone preferita dei miei figli. Racconta di come Babbo Natale arrivi nel momento in cui ne abbiamo più bisogno. Credo che ogni album natalizio debba contenere una canzone simile»), mentre It’s Christmas racchiude e si ispira al sound di Quincy Jones e Frank Sinatra.

«Volevo scrivere un brano che parlasse della gente che si riunisce a tavola. – spiega Jamie – Quando è nato il brano, volevo renderlo indistruttibile. Con Gregg Wells, che lo ha co-prodotto da Los Angeles, ci siamo riusciti. Volevo un sound che ti facesse entrare sin da subito in un Paese delle Meraviglie natalizio».

Una canzone come quella che dà il titolo all’album, invece, (The Pianoman At Christmas) è più la descrizione di un Natale solitario, quello tipico di un pianista abituato a viaggiare per lavoro e ad allontanarsi dalle relazioni stabili.

«La mia etichetta mi ha vietato di fare un titolo senza la parola Christmas, perché tutti dovevano capire dal titolo di cosa si trattasse. Sono contento che questo sia il titolo alla fine, perché The Pianoman At Christmas è una canzone semi-autobiografica su una persona che lavora a Natale. Si sposta di party in party, vive varie storie d’amore ma gli manca la persona che ama veramente. Ha senso che sia questo il titolo, perché il Natale si porta dietro diverse emozioni».

Jamie Cullum suona, canta e – tra un brano e l’altro – racconta che per lui il miglior album natalizio di sempre è quello di Ray Charles e che era affascinato dall’atmosfera cinematografica di film come I favolosi Baker con Jeff Bridges e Michelle Pfeiffer («Volevo che le luci che fossero romantiche, candide»).

Racconta dell’esperienza agli Abbey Road Studios, di come si è ingegnato per infilare la tromba di Penny Lane in una delle canzoni.

«A Natale – conclude poi Jamie – cerco di essere positivo. Recentemente è diventata per me una festa importante, perché ho dei bambini. Ma è bello proprio che l’intera famiglia si riunisca, se non ci ritrovassimo sarebbe molto triste. Sarà un Natale diverso per tutti dopo la pandemia. Non essere in tour ha creato molto spazio nella mia testa. Non litigavo più con mia moglie perché non avevo tempo, non prendevo aerei. In uno strano modo dentro di me si è creato uno spazio. E ho scritto. C’era chi passava le giornate a fare il pane durante la quarantena, io ho fatto musica».