“Un album che ha voglia di vicinanza”: così Gio Evan definisce Natura Molta, il suo ultimo progetto in cui ha raccolto canzoni e poesie lasciandosi ispirare dalle immagini. La nostra intervista.

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Nella sua biografia si legge che è “scrittore e poeta, filosofo, umorista, performer, cantautore e artista di strada”, ma Gio Evan è forse, prima di tutto questo, un esploratore. Del mondo, innanzitutto – ha percorso Europa, Sudamerica e India, tutte il bicicletta, oltre a vivere a lungo all’estero – ma anche di quel pianeta interiore che è l’animo umano.

Il 25 ottobre è uscito Natura Molta, ultimo progetto dell’artista che si è servito di canzoni e di poesie per dipingere un quadro dell’oggi fatto di colori semplici e piccole cose che sono i semi di un’umanità tutta in potenza.

Questo doppio album nasce proprio dall’immagine, prima ancora che dalla parola, come ci spiega lo stesso Gio Evan: “Ho cercato di essere coerente alla pittura più che alla musica – esordisce – e ricordo che da piccolo, quando la mia famiglia mi chiese che cosa volessi fare da grande io risposi il pittore. E invece adesso faccio quasi il suo nemico.”

Se nel disco precedente, infatti, si era lasciato muovere dai testi, per Natura Molta l’artista è risalito a qualcosa di ancora più ancestrale. “A volte penso a parole – ci racconta – a volte ho delle visioni. Prima avevo dato ascolto alle parole, adesso ho voluto dare immagine a delle figure che mi stavano a cuore e da quelle, ovviamente, è scattata la descrizione di quello che vedevo.”

Natura Molta è un lavoro che si ispira alla visione più che al dettato. Come ogni cosa che faccio, da sempre, nella vita si divide sempre in due: in questo caso è stata musica e poesia.

L’essere in potenza “più autentico” è, non a caso, già rappresentato in copertina con un elenco di semi che preannunciano l’albero “ma che potrebbe anche non esserci. Un po’ come il gatto di Schrödinger: finché non lo pianti il seme è sia vivo sia morto.”

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Gio Evan, abituato a viaggi intorno al mondo e una vita fuori dal tempo contingente fatto di schermi e tecnologia, con Natura Molta si muove entro spazi ristretti. “Non conduco su terre lontane, sono canzoni e parole che invitano a guardare la terra più vicina che hai. Non ho voluto parlare di distanza, lontananza e chilometri perché lo avevo già fatto e Natura Molta, invece, è un lavoro molto zen. Qui e ora, nonostante poi l’album sia stato per metà scritto fuori casa. È un disco che ha voglia di vicinanza.”

Il tempo di Natura Molta è un tempo molto contemporaneo, molto presente con un acquerello di futuro. Punta molto su un’educazione futuristica che non ce l’ha con un altro ma anzitutto con me stesso.

“Scrivo sempre un po’ canalizzato, alla James Joyce, come in un flusso di coscienza, compenetrato da non so chi ma che mi riguarda sempre, che mi vuole educare. Questo fa per me la scrittura”, ci confida il musicista. È questo, in conclusione, il ruolo dello scrittore secondo Gio Evan?

Lo scrittore è il portavoce di qualcosa che non è neanche più voce sua, ma è l’essere. Ho bisogno che la scrittura rimanga aperta e possa accogliere questa entità celeste che arriva mi dice ‘scrivilo qua’. Solo così, quando lo canto io sto bene.”

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