Da Robert Doisneau a Olivia Arthur, Seiichi Furuya e Stefanie Moshammer: a Pordenone una grande stagione fotografica fino al 6 aprile 2026.
Fino al 6 aprile 2026 Pordenone diventa uno dei centri più vitali della fotografia internazionale con Sul leggere, una stagione espositiva diffusa che attraversa la città e ne anticipa il ruolo di Capitale Italiana della Cultura 2027. Un progetto ambizioso, promosso dal Comune di Pordenone e prodotto da Suazes, che mette in dialogo grandi maestri del Novecento e protagonisti della scena contemporanea, uniti da un’unica parola-guida: leggere.
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Leggere le immagini, il tempo, le trasformazioni sociali e culturali. Leggere il presente attraverso l’esperienza del passato per immaginare il futuro. È questa la chiave di volta di un programma pluriennale che, dopo l’anteprima dedicata a Inge Morath. Le mie storie, entra ora nel vivo con un articolato percorso espositivo che coinvolge la Galleria Harry Bertoia, il Museo Civico d’Arte Ricchieri e il nuovo polo dei Mercati Culturali Pordenone.
Robert Doisneau: uno sguardo poetico sul Novecento
Cuore della stagione è la grande retrospettiva dedicata a Robert Doisneau (1912–1994), ospitata alla Galleria Civica Harry Bertoia. Oltre cento fotografie ripercorrono l’intera carriera del maestro francese, restituendo la ricchezza di uno sguardo capace di coniugare poesia, ironia e profonda umanità.


Curata da Gabriel e Chantal Bauret e realizzata in collaborazione con l’Atelier Doisneau di Parigi e Fondazione Artea, la mostra attraversa le strade, i caffè e i quartieri popolari di Parigi dagli anni Trenta in poi, ma apre anche a capitoli meno noti della sua produzione.
Accanto alle immagini iconiche, trovano spazio i lavori su commissione per le grandi industrie francesi come il reportage del 1945 nella manifattura tessile di Aubusson. Un nucleo che crea un dialogo diretto con la storia industriale del territorio pordenonese, sottolineando il legame tra fotografia, lavoro e trasformazione sociale.
Olivia Arthur: il corpo come territorio di confine
Accanto al grande maestro del Novecento, Sul leggere mette al centro alcune tra le voci più significative della fotografia contemporanea. Si tratta del progetto inedito di Olivia Arthur (1980), fotografa inglese membro di Magnum Photos e vincitrice dell’Inge Morath Prize.
Al Museo Civico d’Arte Ricchieri Arthur presenta Murmurings of the Skin, un lavoro intenso e stratificato che indaga il rapporto con il corpo e la pelle come luogo di identità, ferite e resistenza. Le immagini esplorano il confine tra umano e tecnologia, tra intimità e trasformazione, restituendo una riflessione visiva sul nostro modo di abitare il corpo nel mondo contemporaneo.

Parallelamente, negli spazi dei Mercati Culturali Pordenone, viene presentato un percorso dedicato ai suoi cinque progetti editoriali, offrendo una visione completa del suo linguaggio narrativo.
Seiichi Furuya: fotografia e memoria come atto intimo
Sempre al Museo Civico d’Arte Ricchieri, sino alla fine di gennaio 2026, trova spazio il progetto di Seiichi Furuya (1950). La mostra presenta Face to Face, capitolo conclusivo di un lungo lavoro sulla memoria e sul lutto legato alla figura della moglie Christine Gössler.
In questo progetto le fotografie di Furuya dialogano direttamente con quelle scattate da Christine stessa, dando vita a un confronto intimo e toccante tra due sguardi. L’immagine diventa così strumento di elaborazione emotiva, archivio affettivo e riflessione sul ruolo della fotografia nel costruire e preservare la memoria.
Stefanie Moshammer: l’eredità delle cose quotidiane
Da febbraio fino al 6 aprile 2026, il testimone passa a Stefanie Moshammer (1988), fotografa austriaca il cui lavoro si muove tra autobiografia e osservazione sociale. La sua mostra, ospitata tra il Museo Civico d’Arte Ricchieri e i Mercati Culturali Pordenone, nasce da un’indagine sulla memoria familiare e sul valore degli oggetti quotidiani.
Partendo dalla vita dei nonni nel Mühlviertel, in Alta Austria, Moshammer costruisce un racconto visivo fatto di fotografie, oggetti e frammenti narrativi. Ne emerge una riflessione poetica sulla semplicità, sui rituali domestici e sulla transitorietà dell’esistenza, in cui il passato diventa materia viva da reinterpretare nel presente.
Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati / In copertina: Olivia Arthur, Jeddah ©MagnumPhotos