Zuckerberg chiude il metaverso: Horizon Worlds sparisce dalla VR

Meta fa un passo indietro e non da poco. L’azienda di Mark Zuckerberg ha annunciato la chiusura definitiva di Horizon Worlds in realtà virtuale: l’app verrà rimossa dallo store dei visori Quest entro la fine di marzo e smetterà di funzionare completamente in VR dal 15 giugno 2026. Da quel momento, la piattaforma sopravvivrà solo in versione mobile. Una decisione che segna, nei fatti, il ridimensionamento più evidente del progetto metaverso lanciato nel 2021, quando Facebook cambiò nome in Meta per dichiarare apertamente la propria visione sul futuro digitale.

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Horizon Worlds era il cuore di quella visione: uno spazio sociale immersivo dove utenti, creator e brand potevano incontrarsi, giocare e costruire esperienze virtuali. L’obiettivo era ambizioso — concerti live, performance digitali, eventi culturali — sulla scia di realtà come Fortnite e Roblox. Ma i numeri non hanno mai sostenuto l’utopia.

Perché il metaverso di Meta non ha funzionato

Secondo i dati riportati da CNBC, la piattaforma non ha mai superato qualche centinaio di migliaia di utenti attivi mensili, restando lontana dalle aspettative di massa. Un limite che ha pesato su un progetto già segnato da costi enormi: la divisione Reality Labs ha accumulato perdite miliardarie trimestre dopo trimestre, arrivando a oltre 6 miliardi di dollari solo nell’ultimo trimestre del 2025. Il ridimensionamento era già iniziato nei mesi scorsi, con oltre 1.000 licenziamenti e la chiusura di diversi studi interni dedicati allo sviluppo VR. Ora arriva il taglio più simbolico.

Meta ha spiegato che la scelta di separare le piattaforme nasce dalla volontà di «far crescere ogni esperienza con maggiore focus», ma il messaggio è chiaro: la realtà virtuale, almeno nella forma immaginata finora, non è diventata il futuro promesso. Il pivot è ormai esplicito. L’azienda sta spostando risorse e strategia sull’intelligenza artificiale, considerata oggi il vero terreno competitivo. Una transizione che segue il trend più ampio del settore tech, dove l’AI sta rapidamente sostituendo il metaverso come narrativa dominante.

Che fine fa l’arte digitale nel metaverso

Il colpo non è solo tecnologico, ma anche culturale. Negli ultimi anni, artisti digitali, performer e creator avevano iniziato a esplorare la VR come spazio espositivo e performativo, immaginando nuove forme di fruizione immersiva. La chiusura di Horizon Worlds in VR ridimensiona anche questo ecosistema, lasciando in sospeso una scena che aveva investito — almeno simbolicamente — nel metaverso come nuova frontiera artistica.

Resta ora una domanda sospesa, quasi ironica: ha ancora senso chiamarsi Meta, quando il metaverso non è più il centro? Per ora, la risposta sembra stare altrove. E si chiama intelligenza artificiale.

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