Un’indagine ufficiale in Cina ha rivelato gravi irregolarità nella gestione delle collezioni del Nanjing Museum: opere donate negli anni Cinquanta sarebbero state vendute illegalmente e finite sul mercato dell’arte.
Uno dei più importanti musei della Cina è al centro di uno scandalo che sta facendo discutere il mondo della cultura. Un’indagine ufficiale ha infatti rivelato gravi irregolarità nella gestione delle collezioni del Nanjing Museum, istituzione che conserva oltre 430.000 opere e reperti storici.
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Secondo quanto riportato da diversi media cinesi e internazionali, tra cui Sixth Tone e China Daily, l’inchiesta ha coinvolto più di venti funzionari e dirigenti, accusati di aver autorizzato negli anni passati la vendita illegale di opere appartenenti al museo.
Il caso è emerso nel 2025, quando un dipinto della dinastia Ming intitolato Jiangnan Spring, donato al museo nel 1959 dal collezionista Pang Laichen, è comparso nel catalogo di un’asta a Pechino con una stima di circa 88 milioni di yuan (oltre 12 milioni di dollari).
Il dipinto Ming venduto per poche migliaia di yuan
Secondo l’indagine, negli anni Novanta alcune opere donate al museo sarebbero state classificate impropriamente come falsi e quindi trasferite a un negozio statale di oggetti d’arte per la vendita. Tra queste proprio Jiangnan Spring, che sarebbe stato rivenduto per appena 2.250 yuan, una cifra irrisoria rispetto al suo valore reale.
L’opera è poi passata di mano più volte nel mercato privato fino a riapparire nel 2025 in una casa d’aste di Pechino, dove è stata riconosciuta da una discendente della famiglia del collezionista che l’aveva donata. Dopo l’avvio delle indagini, il dipinto è stato recuperato e restituito al museo.
Un’indagine su scala nazionale
L’inchiesta è stata guidata dall’Amministrazione nazionale per il patrimonio culturale e ha coinvolto una vasta operazione investigativa. Gli investigatori hanno esaminato oltre 65.000 documenti, intervistato più di 1.100 persone e analizzato oltre 30.000 opere della collezione del museo. Il tutto per ricostruire la provenienza di alcuni dipinti scomparsi.
Le indagini hanno individuato cinque dipinti donati al museo che erano stati trasferiti o venduti illegalmente tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila. Tre opere sono state recuperate, una è stata ritrovata nei depositi del museo, mentre una risulta ancora dispersa.
Dirigenti e funzionari sotto indagine
Al centro dello scandalo c’è Xu Huping, ex vicepresidente esecutivo del Nanjing Museum, accusato di aver autorizzato illegalmente la vendita di alcune opere. Secondo l’inchiesta, Xu avrebbe approvato la cessione di dipinti e altri oggetti culturali violando le normative sulla tutela dei beni culturali.
Anche altri dipendenti e funzionari pubblici sono stati coinvolti nel caso. Complessivamente 29 persone sono state implicate nell’indagine, mentre diversi casi sono stati trasferiti alle autorità giudiziarie.
Il museo ammette errori e promette riforme
In seguito allo scandalo, il Nanjing Museum ha pubblicato delle scuse ufficiali, riconoscendo gravi carenze nella gestione delle opere donate. L’istituzione ha dichiarato di voler rafforzare i controlli interni, introdurre nuove regole per le donazioni e migliorare la trasparenza nella gestione delle collezioni.
Il caso ha riacceso il dibattito sulla protezione del patrimonio culturale in Cina, evidenziando le criticità di un sistema che per anni ha affidato la valutazione e la gestione delle opere a procedure poco trasparenti e prive di controlli indipendenti.
Foto: Shutterstock