A trent’anni dalla nascita di Monumenti Aperti, l’opera di Maria Jole Serreli diventa simbolo dell’edizione 2026 e al centro di un progetto con il MUACC di Cagliari, che trasforma l’arte contemporanea in strumento di responsabilità collettiva.

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A trent’anni dalla sua nascita, Monumenti Aperti compie un passaggio significativo: per la prima volta affida la propria immagine a un’opera d’arte contemporanea. Non ad un simbolo celebrativo, ma ad un lavoro fragile e minimo: In tasca solo pezzi di casa di Maria Jole Serreli. Un’opera nata nel 2016, all’indomani del terremoto che colpì il Centro Italia, e rimasta a lungo custodita senza essere esposta. Oggi riemerge come simbolo di una riflessione più ampia sulla memoria e sulla precarietà del presente.

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È anche, tuttavia, il punto di partenza di un progetto più articolato, che coinvolge il MUACC Museo delle arti e delle culture contemporanee dell’Università di Cagliari. «Il legame tra l’Università di Cagliari e Monumenti Aperti è una collaborazione di lunga data, che quest’anno si rafforza grazie al progetto costruito intorno all’opera di Maria Jole Serreli», spiega la curatrice Simona Campus. «Per la prima volta – continua – l’immagine della manifestazione è affidata ad un’opera contemporanea e, allo stesso tempo, si consolida il rapporto con il museo universitario, il più giovane dei musei dell’Ateneo».

Un museo nato da poco più di tre anni, ma già pensato come spazio aperto e dinamico. «Il MUACC – dice Simona Campus – risponde a un’idea di università sempre più aperta al territorio e impegnata nella disseminazione della conoscenza. In questo senso, l’arte contemporanea diventa un dispositivo imprescindibile». Non solo strumento espositivo, ma chiave per rileggere il patrimonio. «È capace di riscrivere il passato per farne strumento di conoscenza, ma soprattutto di responsabilità. Il patrimonio non deve essere celebrazione del passato, ma etica per il futuro».

È qui che il lavoro di Serreli trova una risonanza più ampia. Costruita con frammenti e filo, In tasca solo pezzi di casa è un monumento anti-monumentale, che non si impone ma si avvicina. Un’opera che ridefinisce il concetto stesso di monumento, spostandolo dal piano celebrativo a quello quotidiano. «Anche un oggetto semplice può raccontare la memoria collettiva. – afferma l’artista – Un piccolo coccio può diventare un monumento».

Una visione che si intreccia con quella del MUACC, che lavora sulle collezioni contemporanee dell’Ateneo e sull’attivazione di nuove forme di partecipazione. «La vera ricchezza del museo è diventare ogni giorno di più un punto di incontro e di dialogo, soprattutto per le giovani generazioni», continua Campus. Non solo spazio espositivo, ma luogo di comunità. «Il MUACC vuole essere un museo aperto alla cittadinanza, ma prima di tutto il museo della comunità universitaria. Un luogo in cui chi entra, anche solo per un laboratorio o un tirocinio, possa trovare un pezzetto di casa».

Un’espressione che riecheggia direttamente il titolo dell’opera di Serreli e che restituisce il senso profondo del progetto: trasformare il patrimonio in qualcosa di vivo, condiviso, attraversabile. L’opera sarà esposta a Cagliari dal 15 al 26 aprile, per poi intraprendere un viaggio in diverse città italiane. Un percorso leggero e mobile, come il lavoro stesso: capace di stare in una tasca, ma di parlare a tutti.

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