La moda si mette a parlare di diagrammi e scopro che una residenza signorile dei primi del ‘900 può ospitare grafici, mappe e infografiche senza farmi sbadigliare. Dal 14 marzo al 21 giugno 2026 la storica villa Prada Rong Zhai di Shanghai diventa teatro di “Diagrams”, un progetto ideato dallo studio AMO/OMA e sostenuto da Fondazione Prada. Dopo l’esordio veneziano del 2025, la mostra sbarca in Cina con l’obiettivo dichiarato di farci riflettere su come i dati e la loro visualizzazione influenzino la nostra comprensione del mondo. E come se non bastasse, Shanghai in primavera è un’ottima scusa per un viaggio.

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Se pensate che i diagrammi siano roba da manuali di matematica, Rem Koolhaas vi smentisce citando antichi grafici tridimensionali sudafricani risalenti a quarantamila anni fa e mappe scolpite della Groenlandia. Secondo il fondatore di OMA, i diagrammi esistono in ogni medium per spiegare o persuadere. Questa interdisciplinarità li rende irresistibili e indipendenti dalle parole: un linguaggio universale che si infiltra nella moda, nella religione e perfino nelle diseguaglianze sociali. Chi l’avrebbe mai detto? Un grafico può essere più eloquente di un editoriale.

“Diagrams” riunisce oltre 150 documenti, pubblicazioni, immagini digitali e video prodotti tra il XII e il XXI secolo e provenienti da contesti culturali e geografici diversi. Il materiale è organizzato per temi che riflettono le urgenze contemporanee e dimostrano la natura trasversale e diacronica dei diagrammi. Nelle stanze private della residenza, i visitatori possono perdersi tra libri, stampe, schizzi e contenuti digitali che testimoniano l’evoluzione della comunicazione dei dati e di come questi strumenti si siano adattati a tecnologie e destinatari differenti.

Oltre ai cinque temi principali – Ambiente costruito, Corpo, Risorse, Verità e Valore – la mostra dedica due approfondimenti speciali. Il primo celebra il Sancai Tuhui, una colossale enciclopedia illustrata cinese composta da 106 volumi compilati nel XVI secolo da Wang Qi e suo figlio Wang Siyi. Le tavole, esposte nella ballroom di Prada Rong Zhai, spaziano da astronomia a geografia, passando per storia, rituali e piante. Il secondo approfondimento esplora il lavoro del sociologo afroamericano W.E.B. Du Bois e le sue infografiche sulle comunità afroamericane realizzate per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Altro che feed di Instagram.

Il percorso espositivo analizza anche come i diagrammi rendano leggibile un mondo sempre più complesso. Nella sezione “Ambiente costruito” troviamo il Diagramma di difesa Gansu – un planisfero della rete di fortificazioni cinesi del XVI secolo – accanto a “City of Exacerbated Difference” di OMA (2001), che mappa l’urbanizzazione irregolare del delta del Fiume delle Perle. Spuntano perfino mappe energetiche e progetti contemporanei di studi come Arup, Atmos Lab, Transsolar e Philippe Rahm, dedicati alla sostenibilità e all’efficienza energetica. Insomma, dal muro cinese alle smart city, tutto diventa un diagramma.

immagini ufficio stampa Fondazione Prada

La sezione “Corpo” mette in scena mappe del corpo umano che vanno dalle anatomie meccaniche alle visioni taoiste del Neijing Tu, dove la spina dorsale diventa una montagna e gli organi figure mitologiche. In “Risorse” i diagrammi tracciano flussi di merci, capitale umano e risorse rinnovabili, spingendoci a riflettere sul ruolo dell’agricoltore come “manager della natura”. “Verità” e “Valore” esplorano come i grafici rivelino (o distorcano) la realtà, dal Triangolo di Yang Hui alle nostre attuali ossessioni per i trend. Alla fine della visita resta una certezza: i diagrammi non sono solo strumenti neutri, ma attori attivi che modellano le nostre idee. E chissà che, usciti da Prada Rong Zhai, non inizieremo a vedere diagrammi ovunque.

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