Alla fiera Art Basel Hong Kong 2026 la Galleria Massimo Minini e Francesca Minini presentano un dialogo tra generazioni e linguaggi con opere di Accardi, Arienti, Bašić, Benassi, Bitzer, Boehm, Halley, Hicks, De Pinto, Favelli e Metz.

Dal 25 al 29 marzo 2026 la fiera Art Basel Hong Kong accoglie alla Hong Kong Convention & Exhibition Centre, booth 3D18, la proposta congiunta della Galleria Massimo Minini e di Francesca Minini. Un progetto corale che riunisce undici artisti internazionali, mettendo in dialogo generazioni e pratiche differenti, dalla pittura alla scultura fino alle installazioni tessili.

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Al centro dello stand, la ricerca di Carla Accardi, figura chiave dell’astrazione italiana del dopoguerra, apre idealmente il percorso. La tela La divisione è veggente (2012) testimonia l’evoluzione di un linguaggio che, dagli anni Cinquanta, ha ibridato geometria e gesto, arrivando alle sperimentazioni sul sicofoil trasparente e agli ambienti immersivi che hanno segnato anche la Biennale di Venezia.

Dialoghi tra astrazione, citazione e metamorfosi

Accanto alla storia dell’astrazione si colloca il lavoro di Stefano Arienti, che ad Art Basel Hong Kong 2026 presenta opere come Vaso con dodici girasoli (da Vincent van Gogh) e Vaso con iris (da Van Gogh) (2026). Modellando la plastilina su poster montati su pannello, Arienti interviene su immagini iconiche della storia dell’arte, spostandole dall’uso quotidiano all’aura dell’opera unica attraverso un gesto concettuale e insieme materico.

Le sculture di Ivana Bašić portano nello stand una riflessione radicale sulla metamorfosi del corpo e dell’identità. In lavori come Metanoia: Fallen Seed (2025) e Fantasy vanishes in flesh (2025), realizzati in calcestruzzo, rame, acciaio inossidabile, bronzo bianco, cera e olio, la materia sembra attraversare stati di trasformazione continua, dal fragile al monumentale. Un approccio postumanista che interroga i confini tra umano e non umano, vita e morte, memoria e sopravvivenza.

Jacopo Benassi, The golden-armored butterfly, 2026, fine art prints, artist frames, glass, strap, 84 × 104 × 9 cm, Francesca Minini

Fotografia e installazioni

La fotografia di Jacopo Benassi, da sempre legata ai contesti underground, arriva in fiera in forma di assemblaggi in cui stampa fine art, cornici d’artista, vetro, legno, acrilico e argilla modellabile si saldano in un unico corpo. Opere come The golden-armored butterfly (2026) ed È tornato Nerone! (2026) proseguono una ricerca che trasforma il flash in strumento scultoreo, capace di ritagliare figure e situazioni con un taglio crudo e diretto.

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Nella stessa direzione di intreccio tra pittura, installazione e costruzione di spazi esperienziali si muove Matthias Bitzer, che con Meditation on the dark quark (2026) inchiostro e acrilico su tela, continua la sua indagine sulla memoria, sulle figure di scrittori e intellettuali e sulla possibilità di rendere visibile ciò che prima restava invisibile. A lui si affianca Armin Boehm, presente con lavori come Spleen (2026) e Betrüge mich gut (2025–26), dove olio e tessuto su tela danno forma a paesaggi notturni e visioni urbane che evocano, attraverso palette scure e luci minime, le tensioni dell’interiorità.

Matthias Bitzer, Meditation on the dark quark, 2026, ink and acrylic on canvas, 115 × 85 cm, Francesca Minini

Materiali, corpi e paesaggi tra fibre, collage e pittura

Il percorso si apre poi alla dimensione tattile con le opere di Sheila Hicks, pioniera della fiber art, presente con Constellation Amphibienne (2025) e Diminishing Hieroglyph (2025). Lino, cotone e lana, articolati in elementi modulari e geroglifici tessili, trasformano il filo in scultura morbida e in scrittura spaziale, richiamando grandi installazioni realizzate per musei e spazi pubblici in tutto il mondo.

La pittura di Roberto de Pinto introduce una prospettiva mediterranea e generazionale: in Immobile, una statua nel roseto (2025) l’artista utilizza la tecnica dell’encausto, mescolando cera, pigmenti, pastelli e olio per restituire corpi maschili sospesi tra sensualità, calore estivo e stratificazioni di storia e territorio. La superficie del dipinto, densa e quasi affrescata, diventa pelle, luogo di proiezione di emozioni e narrazioni.

Con Flavio Favelli lo stand si popola di collage come Zaffiro Afrika (2024) e Silver Afrika (2026), realizzati con involucri di praline su tavola incorniciata. Frammenti di packaging e memoria visiva si sedimentano in composizioni che interrogano il rapporto tra consumo, desiderio e costruzione dell’immaginario, proseguendo una traiettoria che ha portato l’artista in istituzioni internazionali e biennali.

Chiude il progetto la pittura espansa di Landon Metz, con una serie di Untitled (2025–2026) in cui il colore a tintura su tela, spesso organizzato in dittici, lavora sul ritmo e sulla ripetizione. Le forme astratte sembrano dilatarsi nello spazio, dialogando con l’architettura dello stand e con i percorsi del pubblico, in una continua negoziazione tra soggetto e contesto.

Alla Hong Kong Convention & Exhibition Centre, booth 3D18, la collaborazione tra Galleria Massimo Minini e Francesca Minini costruisce così un paesaggio complesso di materiali, biografie e geografie, in cui ogni opera diventa un nodo di una costellazione più ampia, pensata per il pubblico internazionale di Art Basel Hong Kong 2026.

Foto: Ufficio Stampa

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