Torna Oblivion a Roma, la fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale, un’occasione per riscoprire l’immaginario fantastico italiano.

C’è chi direbbe che il fantastico serva per evadere e costruire mondi lontani dal nostro.
Eppure il fantastico, inteso non solo come genere letterario, ma come immaginario collettivo, va ben oltre una semplice fuga e diventa un metodo seducente per provare a comprendere il mondo.

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È da qui che sembra partire Oblivion II, la fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale, tornata il 21 e 22 febbraio alla Città dell’Altra Economia di Roma, con ingresso gratuito e un programma che supera i confini della semplice manifestazione editoriale. 

Oblivion, una mappa dell’immaginario contemporaneo

Oblivion non è solo una fiera di genere, ma assomiglia anche a un tentativo di mappare l’immaginario contemporaneo. D’altronde il tema scelto per questa edizione è “Decolonizzare territori” e non riguarda solo la geopolitica o la teoria culturale. Riguarda soprattutto l’immaginazione e le forme artistiche che la mettono in movimento. L’idea è che il fantastico sia uno degli strumenti più potenti per opporsi alla “tirannia del normale”, per raccontare il controllo dei corpi, la violenza dei sistemi, ma anche per costruire alternative: futuri, comunità, mondi possibili. 

I temi della fiera

Basta guardare il programma e diventa chiaro che la posta in gioco non è la semplice narrativa di genere, ma il modo in cui oggi pensiamo il presente. Si parla di ecologie alternative in un’epoca di collasso ambientale, di identità che sfuggono al controllo, di immaginari non europei, di futuri post-coloniali, di corpi non addomesticabili. 

Letti insieme, questi temi raccontano il fantastico come una lingua, una grammatica del presente. La crisi climatica produce mondi altri. Le identità contemporanee generano figure ibride, mutanti, mostruose. La tecnologia e la sorveglianza spingono verso distopie e cyberpunk. La globalizzazione apre a immaginari che non passano più solo dall’Europa. È in questo senso che il fantastico diventa un vero linguaggio collettivo.

A confermarlo c’è la composizione della fiera, con quasi cinquanta editori indipendenti, tra narrativa, fumetto, illustrazione e gioco, che occupano lo spazio espositivo accanto a presentazioni e incontri.  Oblivion diventa un osservatorio su una scena spesso invisibile al mercato mainstream ma molto viva nella ricerca estetica. L’editoria indipendente fantastica non lavora solo su storie alternative, ma su forme narrative, iconografie e visioni del mondo.

Non a caso tra gli ospiti figurano autori come Loredana Lipperini e Vanni Santoni, insieme a scrittori, studiosi e figure della scena weird, horror e fantascientifica italiana e internazionale. Il risultato è una rete di voci che attraversa letteratura, teoria, fumetto, musica e cultura visiva. 

Da oggi Oblivion II ha aperto le porte del fantastico a Roma, un’occasione per immergersi in un nuovo modo di leggere e di leggere il mondo. 

Revenews