La street artist Laika torna con ‘Rivoluzione’, un’opera davanti all’Ambasciata iraniana che sostiene le proteste e la lotta per un Iran democratico.

All’alba del 13 gennaio 2026, nei pressi dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in via Nomentana a Roma, è comparsa Rivoluzione, la nuova e potente opera firmata dalla street artist Laika. Un intervento diretto, politico e simbolico, che riporta al centro del dibattito pubblico la repressione del regime iraniano e la lotta di una popolazione che continua a chiedere libertà.

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Il poster raffigura una manifestante iraniana in corsa, mentre solleva un’immagine dell’Ayatollah Khamenei avvolta dalle fiamme. Alle sue spalle, il movimento lascia una scia che si trasforma nella bandiera iraniana, al centro della quale campeggia la parola Enghelab, “rivoluzione” in lingua farsi. Un’immagine dinamica e carica di tensione, che restituisce l’urgenza e la determinazione di chi scende in piazza sfidando la violenza del potere.

Non è la prima volta che Laika sceglie questo luogo per un’azione artistica di denuncia. Nel marzo 2023, proprio davanti alla stessa ambasciata, l’artista aveva affisso Poisoned by the Islamic Regime, un’opera contro l’avvelenamento delle studentesse iraniane. Tornare oggi nello stesso punto assume un valore preciso: riaffermare, con coerenza e continuità, la presa di posizione contro la Repubblica Islamica.

Come spiega l’artista, si tratta di ribadire che «il regime della Repubblica Islamica debba essere rovesciato», pur prendendo le distanze dalle logiche geopolitiche di Israele e di Donald Trump. Definiti portatori di «sole mire imperialiste su uno dei Paesi più strategici al mondo per la produzione di greggio e non solo».

Al centro dell’opera c’è l’Iran delle proteste, quello che Laika associa al nome di Mahsa Amini e a «tutte le giovani donne stanche di una dittatura clericale che non sa fare altro che reprimere nel sangue il dissenso e diffondere terrore». È anche il Paese di «intere famiglie ridotte in povertà da teocrati che perseguono esclusivamente i propri interessi economici», una società piegata ma non silenziata.

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Secondo le stime, il numero delle vittime durante le manifestazioni oscilla tra i 500 e i 2.000 morti, quello che l’artista definisce senza mezzi termini «un bagno di sangue». Eppure, nonostante la repressione, la popolazione continua a scendere in strada, a reclamare il diritto di vivere e di essere libera. È a questa resistenza che Rivoluzione rende omaggio, trasformando lo spazio urbano romano in una cassa di risonanza internazionale.

Immagine da Ufficio Stampa

L’intervento risponde anche alle critiche provenienti da ambienti della destra italiana. Laika definisce l’opera «una risposta netta a chi accusa i sinistri di restare in silenzio sulla questione iraniana». E rifiuta «lezioni da chi si è reso complice di un terribile genocidio e da chi oggi contribuisce a distruggere la democrazia in Occidente».

La chiusura è affidata a una dichiarazione che sintetizza il senso dell’azione e il posizionamento dell’artista: «Da questa parte non c’è alcun silenzio. Sostengo con forza la lotta per un Iran democratico, senza Ayatollah, senza Shah e soprattutto senza Trump, al grido di ‘Donna, Vita, Libertà!’».

Immagini da Ufficio Stampa

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