Il professor Roncaglia guida una ricerca che indaga come leggiamo nell’era digitale e come i modelli linguistici avanzati possano affiancarci: dagli exit points che ci spingono fuori dal testo alle nuove forme di alfabetizzazione all’IA, un percorso che ridisegna il rapporto tra lettore, tecnologia e patrimonio culturale.

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Il professor Gino Roncaglia – Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre – ci porta dentro una delle sfide più affascinanti del Progetto Changes: comprendere come leggiamo oggi e come i modelli linguistici avanzati possano affiancarci in questa esperienza.

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Il punto di partenza è semplice ed è una presa d’atto: la nostra lettura non è più lineare. Quando abbiamo uno smartphone accanto, il testo diventa una porta d’accesso a qualcos’altro. Ci fermiamo, saltiamo fuori dalla pagina, cerchiamo un’informazione, un’immagine, un luogo su Google Maps, un brano su Spotify.
È qui che nasce il concetto chiave della ricerca: gli exit points, i momenti in cui il lettore “esce” dal testo per esplorare il mondo digitale.

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Lettura aumentata: lettore umano e lettore artificiale a confronto

Roncaglia coordina due binari di lavoro: il progetto PRIN NERAIDE, dedicato ai lettori umani, con sottolineature, campioni di studenti e adulti e un’analisi tramite eye tracker per osservare con precisione dove avviene l’interruzione, la pausa, la deviazione; la parte del Progetto CHANGES, che applica lo stesso metodo ai modelli linguistici locali, addestrati per provare a imitare le scelte umane.

L’obiettivo? Capire se le macchine “usano” i testi in modo simile a noi.
Non si parla di coscienza né di intenzionalità, ma di capacità di prevedere e interpretare quei punti che ci fanno cercare un approfondimento. Per editori, autori e biblioteche questo significherebbe anticipare i bisogni del lettore e, in prospettiva, costruire testi dove l’integrazione digitale non è decorativa ma funzionale.

Un cambio di paradigma per editoria, archivi e biblioteche

Il tema non riguarda solo il libro. Roncaglia lo chiarisce: quando entriamo in una biblioteca, in un archivio o in un museo, compiamo lo stesso gesto mentale – seguiamo rimandi, apriamo parentesi, cerchiamo contesti. La possibilità di prevedere i nostri “bisogni di uscita” potrebbe trasformare lo scaffale fisico in uno spazio intelligente e dinamico. Non più semplice raccolta di volumi, ma mappa di percorsi che si adattano alle ricerche dell’utente.

È un modo diverso di concepire il patrimonio culturale: non più da fruire in silenzio, ma da attraversare, espandere, personalizzare.

AI Literacy, cos’è e a cosa ci serve

Tra i temi centrali della ricerca, anche la necessità di una nuova alfabetizzazione: l’AI literacy.
Gli studenti già usano l’IA ogni giorno, spesso senza conoscerne limiti e rischi: bias, allucinazioni, mancanza di trasparenza nei processi decisionali.
Per questo nel dottorato di Roma Tre dedicato all’innovazione editoriale — unico in Italia — gli studenti imparano anche a installare e gestire modelli linguistici locali. Non solo teoria, ma pratica vera: capire come funzionano questi sistemi significa capirne il potenziale e i limiti.

Il grande interrogativo resta aperto: lettori umani e modelli linguistici coincidono nei loro exit point?
I dati completi arriveranno più avanti, ma il terreno è ormai tracciato. La lettura non è più un gesto isolato: è un ecosistema di rimandi, scoperte, deviazioni. E, forse, il lettore di domani -umano o artificiale – saprà muoversi in questo ecosistema con una naturalezza nuova.




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