L’artista libanese Nadim Karam racconta ‘Desert Flowers’, l’opera simbolo di rinascita e memoria esposta ai piedi delle Piramidi per Art D’Egypte 2025.

Tra le dune del deserto, ai piedi delle Piramidi di Giza, tre fiori metallici sembrano rifiorire dal silenzio della sabbia. È Desert Flowers, l’opera con cui Nadim Karam — artista libanese noto per le sue sculture monumentali e i progetti pubblici che dialogano con le città e i paesaggi — partecipa a Art D’Égypte. Le sue installazioni, nate dall’intreccio di memoria e materia, riflettono sulla ciclicità della vita e sulla fragilità delle narrazioni collettive. In Desert Flowers, i petali in metallo recuperato si aprono come un racconto che unisce passato e presente: il loto, simbolo di creazione e rinascita nell’antico Egitto, torna a fiorire per restituire voce a ciò che la storia ha dimenticato.

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In Desert Flowers, i suoi fiori metallici si innalzano dal deserto come simboli di rinascita. Nell’antico Egitto, il loto rappresentava la creazione e la luce. Cosa significa farlo rifiorire oggi, in un paesaggio che porta con sé secoli di storia e silenzio?
«Per me far rifiorire il fiore di loto nel deserto è un atto di riappropriazione delle narrazioni. Il loto ha sempre portato con sé un simbolismo profondo, di creazione, rinnovamento e del ciclo eterno della vita. Ma in Egitto, dove cresceva rigoglioso e un tempo era abbondante, è ormai quasi scomparso dal suo paesaggio originario. L’installazione di quest’opera davanti alle piramidi riflette il dispiegarsi di storie non dette, reclamando uno spazio nella memoria collettiva.

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Questi fiori sono nati da scarti e materiali recuperati da alcuni miei lavori precedenti. Materiali che, come storie trascurate, erano stati abbandonati. Trasformandoli in simboli di rinascita, ho voluto suggerire che la memoria, anche quando sepolta, può trovare nuove forme. Il deserto stesso diventa un palcoscenico per questa silenziosa determinazione a dare voce a storie dimenticate attraverso forme inedite».

L’installazione trasforma materiali di scarto di opere precedenti in nuove forme, unendo passato e presente. È un gesto insieme poetico e politico: come decidi quali frammenti del passato meritano di essere riportati alla luce?
«Desert Flowers prosegue una linea concettuale iniziata con la serie Stretching Thoughts, da cui è poi nata Neglected Thoughts, dove i materiali scartati diventavano metafore di idee dimenticate, memorie trascurate o sogni non realizzati. Tutte queste opere sono connesse da un filo di pensiero continuo. Alcune idee, materiali o forme riaffiorano quando il momento è giusto: quando sono pronte a dialogare con un nuovo contesto e ad assumere un nuovo significato.

In questo caso, i petali di Desert Flowers sono in acciaio recuperato durante la fabbricazione di un’altra opera, On Parade, esposta a Desert X Al-Ula nel 2020 e ispirata alla diversità della fauna e della flora del deserto arabico. On Parade celebrava la vita invisibile del deserto, la sua abbondanza nascosta e la sua fragilità, o anche alcune specie oggi minacciate o estinte. Ora, quei frammenti scartati rinascono come petali dei fiori di loto, un tempo abbondanti in Egitto ma purtroppo anch’essi estinti.

Il cuore dei fiori è realizzato con acciaio contorto recuperato da siti distrutti a Beirut. Ridare vita a questi frammenti, qui in Egitto, ha per me un significato profondo. Il Paese sta vivendo un fiorire culturale, e collocare questo acciaio recuperato davanti alle Piramidi — che hanno resistito per migliaia di anni — è un dialogo tra il contemporaneo e l’antico».

Spesso lavora in spazi pubblici, creando narrazioni che si intrecciano con città e paesaggi. Cosa cambia per un artista quando l’opera entra in dialogo diretto con un luogo simbolico come le Piramidi di Giza?
«Quando un’opera si trova davanti alle Piramidi, inevitabilmente si trasforma. Tu e l’opera vi sentite entrambi sopraffatti dalla loro presenza: l’incredibile scala della storia, la sacralità di quel paesaggio e il senso di eternità… senti che c’è una celebrazione in ogni pietra e granello di sabbia intorno a te.

Entrare in dialogo con un luogo simile significa ascoltare tanto quanto creare. Percepisci i sussurri della storia, gli echi delle civiltà e l’energia di un posto che ha visto passare i millenni. Desert Flowers è nata da quell’energia. È come se l’opera stessa si inchinasse in segno di riverenza, o, come ho detto in precedenza, restasse in contemplazione, riconoscendo la continuità tra ciò che è stato e ciò che ancora oggi fiorisce».

Foto: MO4 Network/Art d’Égypte

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