Dell’Anhalter Bahnhof rimane un portico, ma una ricostruzione digitale permette di ritrovare sale, lampadari e binari. Dorothée Haffner racconta il progetto che restituisce forma e storie a un luogo simbolo della Berlino industriale, delle partenze e delle deportazioni.

A Berlino, sull’Askanischer Platz, una facciata in mattoni incornicia il vuoto. È il frammento sopravvissuto dell’Anhalter Bahnhof, una delle grandi stazioni della città: dietro quell’ingresso si aprivano un tempo sale d’attesa, binari e una monumentale copertura in ferro. Oggi, per attraversarlo e ritrovare l’edificio, bisogna cambiare il modo di guardare. Con Anhalter Bahnhof Revisited, il progetto digitale del Deutsches Technikmuseum e dell’Università Tecnica di Darmstadt, la stazione torna esplorabile attraverso panorami a 360 gradi, ricostruzioni architettoniche e storie di chi la frequentava.

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Schwechten Franz (1841-1924): Anhalter Bahnhof in Berlin (1876-1880). Hermann Rückwardt, 1881 / Architekturmuseum TU Berlin, via Wikimedia Commons

Si possono osservare le decorazioni della facciata, entrare nel vestibolo, ritrovare locomotive e segnali. E confrontare questa immagine con ciò che occupa oggi lo stesso spazio. Il percorso, disponibile online dal maggio 2023, permette di capire quanto fosse esteso un edificio del quale, camminando per Kreuzberg, incontriamo soltanto una piccola parte.

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«La stazione di Anhalter è un luogo molto simbolico nella storia di Berlino ed è una testimonianza dell’importanza della ferrovia per la città e il paese. Rappresenta da un lato il progresso tecnologico dell’industrializzazione del tardo Ottocento, ma anche la fuga in esilio e la deportazione durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi, nello spazio urbano, è visibile solo il cosiddetto portico, la porta d’ingresso dell’ex più grande stazione ferroviaria d’Europa. Con Anhalter Bahnhof Revisited puoi immergerti virtualmente nel luogo storico ed esplorare ciò che oggi non è più visibile», spiega Dorothée Haffner, direttrice del Berliner Zentrum Industriekultur.

La stazione prima della rovina

La storia dell’Anhalter Bahnhof comincia nel 1841, con l’apertura di una stazione di testa destinata a diventare uno dei principali snodi ferroviari berlinesi. Il primo edificio venne sostituito, nella seconda metà dell’Ottocento, da una costruzione molto più ambiziosa: la nuova stazione, progettata da Franz Heinrich Schwechten, fu inaugurata il 15 giugno 1880.

L’architettura dava una forma visibile alla crescita della città. La facciata in mattoni era arricchita da terracotte e sculture. Dietro si estendeva una sala dei binari lunga circa 170 metri e larga più di 60, coperta da una struttura in ferro realizzata dall’ingegnere Heinrich Seidel. L’Anhalter era una porta d’accesso alla capitale e un punto di partenza verso l’Europa meridionale. Il viaggio cominciava già nell’edificio, tra gli ambienti di rappresentanza e le infrastrutture necessarie a far muovere treni e passeggeri.

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Di questo rapporto tra tecnica e decorazione rimangono tracce anche nel frammento conservato: le terracotte, i mattoni sagomati, il rilievo dedicato alla scienza ingegneristica. In alto, le allegorie del Giorno e della Notte, opera di Ludwig Brunow, sono oggi presenti in copia: gli originali si trovano al Deutsches Technikmuseum.

Ritrovare lampadari, locomotive e voci

La ricostruzione digitale restituisce un contesto a questi dettagli. Il percorso comprende sette panorami a 360 gradi, nei quali si può esplorare l’architettura della stazione e accedere a contenuti che ne raccontano la vita quotidiana. Video, audio, documenti storici e strumenti di confronto accompagnano la visita: l’edificio ricompare insieme alle persone e alle attività per cui era stato costruito. «L’applicazione permette una visione affascinante dell’antico splendore della distrutta stazione di Anhalter. Si possono vedere le terracotte artistiche che un tempo adornavano la facciata e gli scintillanti lampadari nel vestibolo, che trasmettono un senso di eleganza. Inoltre, treni, locomotive a vapore, paesaggi ferroviari e segnali, che un tempo caratterizzavano la stazione, sono stati ricostruiti fedelmente. Questo offre un’immagine vivida dell’atmosfera storica», racconta Haffner.

Alle immagini si affiancano scene narrative: l’architetto racconta la costruzione, altre figure introducono il funzionamento e le esperienze del viaggio. Tra queste c’è Erich Kästner, lo scrittore di Emil e i detective, con il racconto di un viaggio di Capodanno negli anni Venti. La storia di una grande infrastruttura si lascia così avvicinare anche attraverso episodi individuali. Haffner prosegue: «Nell’applicazione puoi incontrare personaggi storici come l’autore Erich Kästner, che raccontano le loro storie uniche riguardo all’Anhalter. Anche l’architetto della stazione, Franz Schwechten, e il capostazione hanno voce nel progetto. Lasciati affascinare dall’architettura e dalla storia e immergiti nel vivace viavai della stazione».

Dalle partenze alle deportazioni

Quella stessa stazione porta nella storia di Berlino un significato doloroso. Fu un luogo di partenza per chi cercava rifugio all’estero durante il nazismo e uno dei punti dai quali vennero organizzate le deportazioni degli ebrei berlinesi. Dal giugno 1942 partirono dall’Anhalter Bahnhof i cosiddetti trasporti degli anziani diretti a Theresienstadt. Furono deportate da qui oltre 9.600 persone, su 116 trasporti. Le deportazioni avvenivano all’interno del normale traffico ferroviario: generalmente venivano agganciati due vagoni di terza classe ai treni di linea per Dresda o Praga. Accanto ai viaggiatori che potevano scegliere dove andare c’erano uomini e donne, in gran parte anziani, costretti a partire sotto sorveglianza. Una stele sull’Askanischer Platz ricorda oggi questa storia.

Nel febbraio 1945 i bombardamenti danneggiarono gravemente l’edificio e distrussero la copertura della sala dei binari. Il servizio ferroviario riprese dopo la guerra, ma la divisione della Germania modificò i collegamenti e il ruolo della stazione: nel 1952 cessò il traffico a lunga percorrenza. La demolizione del complesso arrivò tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta. Le proteste contribuirono a salvare il portico. La rovina che vediamo oggi è dunque il risultato di più passaggi: la distruzione bellica, la chiusura, le scelte urbanistiche del dopoguerra. Il restauro concluso nel 2005 ha consolidato il frammento rimasto. Il nome Anhalter Bahnhof continua invece a essere utilizzato dalla stazione sotterranea della S-Bahn, il cui collegamento risale al 1939.

Il centro che racconta la Berlino industriale

A sostenere il progetto con un’attività di consulenza è stato il Berliner Zentrum Industriekultur (bzi), il Centro berlinese per la cultura industriale diretto da Haffner. Il suo lavoro riguarda il patrimonio che l’industrializzazione ha lasciato nella città: fabbriche, infrastrutture, impianti e luoghi di produzione, insieme alle trasformazioni che hanno attraversato. Il centro nasce dalla collaborazione tra HTW Berlin, la Fondazione Deutsches Technikmuseum Berlin e l’amministrazione berlinese competente per lo sviluppo urbano e la tutela dei monumenti. Unisce ricerca e divulgazione, promuove pubblicazioni, eventi e itinerari ciclabili e sostiene la conservazione e il riuso dei siti industriali. È una chiave per leggere anche la Berlino contemporanea, dove ex stabilimenti e impianti ospitano spazi culturali, luoghi di lavoro e nuove attività.

«Anhalter Bahnhof Revisited è un progetto a 360 gradi del Museo Tedesco della Tecnica (che si trova nelle immediate vicinanze dell’ex area ferroviaria) e dell’Università Tecnica di Darmstadt. Il Berliner Zentrum Industriekultur ha consigliato e supportato il progetto», precisa Haffner. Per esplorare la stazione si può accedere al sito anhalter.technikmuseum.berlin. Intorno all’Askanischer Platz, alcune stele con QR code permettono di aprire il percorso anche sul posto. Dove si estendeva la grande sala dei binari si trova oggi un campo sportivo, mentre poco più a sud sorge il Tempodrom. Guardare la ricostruzione da lì consente di sovrapporre due immagini precise: lo spazio della città di oggi e quello della stazione scomparsa. Dietro il portico tornano le distanze, i soffitti, i binari. E il frammento in mattoni diventa finalmente leggibile come l’ingresso di un edificio intero.

Foto: TU Darmstadt, FG Digitales Gestalten / SDTB, Grafik: C4 Berlin.

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