Da porto industriale segnato dalla guerra a laboratorio europeo di creatività: viaggio a Nantes, dove l’arte ha trasformato il paesaggio urbano.

La culture coûte cher? Essayez l’ignorance. Vale a dire: «La cultura costa? Provate l’ignoranza». La frase, attribuita all’ex presidente dell’Università di Harvard Derek Bok e qui opportunamente rielaborata, è diventata negli anni una sorta di motto non ufficiale di Nantes. Uno slogan che riassume una filosofia di vita, prima ancora che una strategia politica. Se chiedete a un abitante di Nantes come sia possibile continuare a investire così tanto nella cultura in un’epoca in cui il suo valore viene spesso messo in discussione, probabilmente vi risponderà che la città è rimasta fedele a una certa idea di bene comune. Nantes viene spesso descritta come una delle città più progressiste di Francia e la sua lunga tradizione amministrativa ha contribuito a fare della cultura uno strumento di inclusione, rigenerazione urbana e sviluppo economico, piuttosto che una semplice voce di spesa.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

GC

La storia (in breve) di Nantes

Del resto, Nantes è una città costruita per stratificazioni. Antica capitale del Ducato di Bretagna, per secoli è stata un centro politico e commerciale di primo piano nell’ovest della Francia. Grazie alla posizione strategica sulla Loira, divenne uno dei principali porti atlantici del Paese e nel XVIII secolo legò una parte significativa della propria prosperità ai commerci transatlantici e alla tratta degli schiavi, una pagina della sua storia che oggi non viene nascosta ma affrontata apertamente. L’Ottocento e il Novecento portarono una nuova trasformazione. Cantieri navali, industrie metallurgiche, raffinerie e grandi manifatture ridisegnarono il volto della città, attirando lavoratori e modificando profondamente il paesaggio urbano. Nantes divenne una capitale industriale affacciata sulla Loira, una città operosa che per lungo tempo visse al ritmo delle fabbriche e delle navi.

LEGGI ANCHE: Varsavia, dalla Royal Route al centro UNESCO: viaggio nel cuore ricostruito della capitale polacca

Le guerre mondiali e Nantes oggi

Poi arrivarono le guerre mondiali. I bombardamenti della Seconda guerra mondiale colpirono duramente il porto e molte aree urbane, lasciando ferite profonde che avrebbero segnato la ricostruzione del dopoguerra. Quando, decenni più tardi, la crisi industriale portò alla chiusura di molte attività produttive e dei grandi cantieri navali, Nantes si trovò di fronte alla necessità di reinventarsi ancora una volta. La risposta non fu cancellare il passato, ma trasformarlo. Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza una visione condivisa e un obiettivo comune. Un evento così raro nel nostro tempo da risultare quasi sorprendente. Nantes colpisce per ciò che si vede, certo, ma soprattutto per ciò che dimostra: che l’arte può diventare il motore di una trasformazione urbana e sociale profonda.

GC

A Nantes le creazioni immaginifiche di Jules Verne prendono vita, così come enormi installazioni calpestabili, giochi di luce notturni attesi sulle banchine della Loira o fontane ispirate a Matisse che gorgheggiano ai bambini sorridenti. La cultura non ha semplicemente reso Nantes più bella. L’ha resa più vissuta, più partecipata, più curiosa. Ha trasformato ex aree industriali, piazze e spazi pubblici in luoghi di incontro e scoperta, dando forma a uno dei più sorprendenti progetti di rigenerazione urbana europei. Ma prima di addentrarci tra elefanti meccanici, opere d’arte diffusa e quartieri creativi, bisogna partire dalla storia che tiene insieme tutto questo: quella di Le Voyage à Nantes.

Le Voyage à Nantes

Non è facile spiegare in poche righe tutto l’universo di Le Voyage à Nantes, che è – allo stesso tempo – una mostra permanente, un festival e un ente turistico. Creato nel 2011 come Société Publique Locale, il progetto ha l’obiettivo di fare dell’arte uno strumento di sviluppo urbano e attrattività territoriale. Oggi la struttura gestisce alcuni dei luoghi simbolo della città, tra cui il Castello dei Duchi di Bretagna, le Machines de l’Île, il Memoriale dell’abolizione della schiavitù, la HAB Galerie e i percorsi artistici permanenti che collegano Nantes all’estuario della Loira.

Épilogue sylvestre (Terminus forêt – Retour aux forêts), Laurent Tixador – Tramway, Le Voyage à Nantes 2025 © Philippe Piron

Il progetto trova la sua espressione più visibile nell’evento estivo che ogni anno, da fine giugno a fine agosto, invita artisti, architetti, designer e paesaggisti a intervenire nello spazio urbano con installazioni, opere e percorsi temporanei. Alcuni di questi interventi, quando riescono a entrare in sintonia con la città e con i suoi abitanti, vengono mantenuti anche dopo la conclusione del festival, trasformandosi in elementi permanenti del paesaggio urbano.

GC

La Linea Verde

A unire tutto è la celebre Ligne Verte, la Linea Verde, introdotta nel 2012 e oggi lunga oltre venti chilometri. È un’idea tanto semplice quanto geniale: una linea tracciata direttamente sul selciato che accompagna il visitatore da un luogo all’altro, facendolo sentire costantemente parte di un unico racconto urbano. Non esistono attrazioni isolate o tappe slegate tra loro: tutto sembra appartenere a una stessa narrazione collettiva. La linea collega una cinquantina di tappe tra opere d’arte contemporanea, monumenti storici, architetture, giardini, luoghi della memoria e spazi di socialità. 

GC

Più che un itinerario turistico, è un invito alla scoperta: basta seguirla per attraversare secoli di storia, lasciandosi guidare dalla curiosità tra ciò che Nantes è stata e ciò che continua a diventare. È un elemento di un’efficacia sorprendente, perché riesce a fare una cosa apparentemente impossibile: far sentire il visitatore sempre parte di un tutto. Non si ha mai la sensazione di perdersi tra le vie e le stratificazioni della città. Basta girare un angolo o proseguire lungo una strada qualsiasi perché la linea verde ricompaia all’improvviso, ricordandoti che sei ancora dentro l’arte, dentro la cultura, dentro il racconto che Nantes ha scelto di fare di sé.

Seguire la linea verde a Nantes

Il primo giorno in questa città ho deciso proprio di perdermi lungo la linea verde (o parte di essa) per capire quali meraviglie avesse da mostrarmi. La mia base era l’Hotel La Pérouse, struttura premiata con il marchio Patrimoine du XXe Siècle, che ospita regolarmente mostre e iniziative culturali e si trova in una posizione strategica (e comodissima). Bastano pochi minuti a piedi per raggiungere il Graslin District, elegante quartiere progettato dagli architetti Jean-Baptiste Ceineray e Mathurin Crucy nella seconda metà del Settecento per volontà di Jean-Joseph Louis Graslin.

GC

Ancora oggi rappresenta uno dei migliori esempi di urbanistica del XVIII e XIX secolo in Francia. Qui si trovano il celebre Passage Pommeraye, straordinario passaggio coperto inaugurato nel 1843 su tre livelli e immortalato anche dal regista Jacques Demy, Place Graslin con il suo teatro completato nel 1788 e La Cigale, storica brasserie Art Nouveau aperta nel 1895 e oggi monumento storico.

GC

Proseguendo lungo la linea verde si raggiunge il Cours Cambronne, passeggiata alberata inaugurata nel 1848 e dominata dalla statua del generale Pierre Cambronne. Al centro compare una delle opere permanenti di Philippe Ramette, Éloge de la transgression, che raffigura una studentessa mentre sale — o forse scende — da un piedistallo vuoto, giocando con l’ambiguità della percezione.

GC

Il Memoriale dell’abolizione della schiavitù

Poco distante si incontra il Museo Dobrée, uno dei principali poli museali cittadini, e una delle installazioni de L’Évasion di Cyril Pedrosa. L’artista ha reinterpretato le storiche fontane Wallace attraverso quattro interventi disseminati in città, costruendo una riflessione poetica sull’emancipazione femminile e sulla ricerca della libertà. Il passaggio più intenso dell’intera passeggiata è però il Memoriale dell’abolizione della schiavitù, inaugurato nel 2012 e unico nel suo genere in Europa. Nantes fu il principale porto negriero francese del XVIII secolo e il memoriale affronta apertamente questa eredità. Lungo la Loira, 2.000 targhe ricordano le spedizioni schiaviste partite dalla città e i principali porti coinvolti in Africa e nelle Americhe, mentre il percorso ideato da Krzysztof Wodiczko e Julian Bonder invita a riflettere sul rapporto tra memoria e responsabilità storica.

GC

I quartieri Feydeau e Bouffay

La passeggiata continua poi nel quartiere Feydeau, antica isola cittadina che conserva ancora l’eleganza architettonica del Settecento, e nel quartiere medievale di Bouffay, con le sue case a graticcio, i vicoli storici e l’atmosfera vivace che lo caratterizza ancora oggi. Qui si incontra una seconda opera di Philippe Ramette, Éloge du pas de côté, una figura maschile in equilibrio precario che rende omaggio alla capacità di Nantes di osservare il mondo da prospettive diverse.

GC

La città sorprende anche per il modo in cui integra arte e gioco nello spazio pubblico. Nella Piazza Elisa Mercoeur, il giapponese Kinya Maruyama ha trasformato un’area giochi in una creatura marina che emerge dalla sabbia, mentre Feydball dello studio Barré-Lambot reinterpreta il calcio come installazione urbana. Poco più avanti il Miroir d’Eau riflette il Castello dei Duchi di Bretagna attraverso una sottile lama d’acqua e un sistema di nebulizzazione che modifica continuamente la percezione dello spazio.

Miroir d’eau, Carré Feydeau, Nantes, Jean-Dominique Billaud

La giornata si conclude con alcuni dei luoghi simbolo della Nantes contemporanea: Le Lieu Unique, centro culturale ricavato nell’ex fabbrica dei biscotti LU, la Cattedrale di Saint-Pierre-et-Saint-Paul, il cui cantiere durò dal 1434 al 1891, e il monumentale sepolcro di Francesco II di Bretagna e Margherita di Foix, commissionato da Anna di Bretagna e realizzato da Michel Colombe tra il 1502 e il 1507. Se c’è una cosa che ho compreso percorrendo la linea verde in questa parte della città è che Nantes non teme le contaminazioni. C’è la storia del Castello dei Duchi di Bretagna, ma ci sono anche insegne artistiche che giocano con significante e significato fino all’eccesso. Ci sono musei, piazze, opere pubbliche, aree gioco e luoghi della memoria. L’arte è talmente pubblica da aver smesso di essere un evento: ha pervaso ogni angolo della città.

Les Machines de l’Île: un mondo fantasticamente meccanico

Ora che ho compreso come l’arte abbia permeato ogni angolo della città, scelgo di avviarmi verso quella che è probabilmente la sua attrazione più celebre: Les Machines de l’Île. Situato negli spazi degli antichi cantieri navali Dubigeon, questo progetto artistico nato dall’immaginazione di François Delarozière e Pierre Orefice rappresenta uno degli esempi più riusciti di rigenerazione urbana attraverso la cultura. Qui si incontrano tre anime che appartengono profondamente a Nantes: l’immaginario fantastico di Jules Verne, nato in città nel 1828, l’universo meccanico di Leonardo da Vinci e la memoria industriale di un luogo da cui per decenni sono salpate navi dirette in ogni parte del mondo.

Foto David Gallard via Le Voyage a Nantes

Inaugurato nel 2007 nell’ambito del rinnovamento urbano dell’Île de Nantes, il complesso è concepito come un laboratorio aperto al pubblico. Delarozière e Orefice hanno infatti scelto di mostrare l’intero processo creativo: dai primi schizzi ai meccanismi in funzione, fino ai laboratori dove le macchine prendono forma. Nulla è nascosto. L’acciaio, il legno, gli ingranaggi e il lavoro degli artigiani diventano parte integrante della visita.

La Galerie des Machines e il Carrousel des Mondes Marins

Il cuore del progetto è la Galerie des Machines, uno spazio che assomiglia a una moderna Wunderkammer popolata da creature meccaniche. Sopra le teste dei visitatori vola un airone con un’apertura alare di otto metri, mentre un ragno gigante si risveglia sollevandosi sui suoi cavi. Colibrì monumentali impollinano fiori meccanici, tra la meraviglia degli avventori. Azionate dai visitatori attraverso un sistema di pedalata, queste creature leggere sembrano librarsi sopra un bacino popolato da canne, papiri e piante acquatiche, dando forma a uno spettacolo tanto poetico quanto ingegneristico.

La Galerie des Machines. Les Machines de l’Île (Nantes), Le Caméléon © Jean-Dominique Billaud

Accanto alla Galerie si trova il Carrousel des Mondes Marins, una straordinaria macchina teatrale alta quasi venticinque metri e larga ventidue, costruita come un gigantesco acquario meccanico. Distribuito su tre livelli, accompagna i visitatori dai fondali marini agli abissi fino alla superficie dell’oceano. Granchi giganti, calamari, mante, pesci volanti, meduse e batiscafi popolano questo universo ispirato alla tradizione marittima di Nantes e alle grandi avventure oceaniche che hanno alimentato l’immaginario di Jules Verne.

Les Machines de l’île, Nantes © Romain Peneau / LVAN

Ma il simbolo assoluto delle Machines de l’Île resta il Grand Éléphant. Alto dodici metri, lungo ventuno e pesante oltre quarantotto tonnellate, questo pachiderma meccanico si muove lentamente tra le antiche strutture industriali grazie a un complesso sistema composto da sessantadue cilindri e una motorizzazione ibrida introdotta nel 2018 per ridurne l’impatto ambientale. Salire a bordo significa osservare da vicino ingranaggi, articolazioni e meccanismi. Più che un parco tematico, Les Machines de l’Île rappresenta la sintesi perfetta della filosofia di Nantes. Dove un tempo si costruivano navi, oggi si costruiscono sogni meccanici. E forse non esiste luogo migliore per comprendere come questa città abbia scelto di reinventarsi senza dimenticare da dove proviene.

Le Jardin de Plantes

Nantes non è tuttavia solo porti e meccanica: qui il verde non manca, ed è – ovviamente – artistico. Per capirlo, fate un giro nel Jardin des Plantes, uno dei luoghi più amati dai cittadini e uno dei più importanti giardini botanici francesi. Le sue origini risalgono addirittura al XVII secolo, quando la città – forte della propria vocazione marittima – iniziò a raccogliere e acclimatare specie vegetali provenienti da tutto il mondo. Fu Luigi XV, nel 1726, a ordinare ai capitani delle navi che attraccavano a Nantes di riportare semi e piante dalle colonie e dai paesi stranieri per arricchire il giardino botanico cittadino. Nel corso dei secoli questo patrimonio si è ampliato fino a trasformarsi in uno spazio di oltre sette ettari classificato come Jardin Remarquable, dove convivono collezioni botaniche, serre storiche, laghetti, alberi secolari e rarità provenienti da diversi continenti.

GC

Oggi il Jardin des Plantes è molto più di un giardino botanico. Le sue aiuole, i prati e i percorsi ospitano regolarmente (neanche a dirlo) installazioni artistiche, opere temporanee e interventi creati appositamente per dialogare con il paesaggio. Passeggiando tra ponticelli, fontane, serre e alberi monumentali si ha la sensazione che la natura e la creatività contemporanea convivano senza soluzione di continuità, in perfetta sintonia con la filosofia che anima l’intera città.

Il Passage Bouchaud

Per restare nel tema botanico, vale la pena anche vedere il Passage Bouchaud, dove l’artista Evor ha dato vita a Jungle Intérieure, un’opera che sfugge alle definizioni tradizionali. Quello che un tempo era un semplice cortile privato è stato trasformato in una sorta di giardino pensile urbano, una foresta in miniatura che cresce e si modifica nel tempo grazie alle cure quotidiane dell’artista. Una scala in legno permette di osservare dall’alto questa oasi verde nascosta tra gli edifici, con il campanile della chiesa di Sainte-Croix che emerge sullo sfondo come un elemento quasi scenografico.

Evor, Jungle Intérieure, le Voyage à Nantes 2018 © Philippe Piron

Musée d’arts de Nantes

La tappa successiva è il Musée d’arts de Nantes, una delle istituzioni culturali più prestigiose della Francia occidentale. La sua storia inizia nel 1801, quando il decreto Chaptal promosso da Napoleone Bonaparte distribuì numerose opere provenienti dalle collezioni nazionali in diversi musei del Paese. Da allora la raccolta non ha mai smesso di crescere fino a diventare uno dei più importanti patrimoni artistici francesi fuori da Parigi.

Musée d’arts de Nantes © C. Clos

Ciò che rende speciale questo museo non è soltanto la qualità delle opere esposte, ma anche il modo in cui architettura e collezioni dialogano tra loro. Dopo sei anni di lavori e un investimento che ha completamente ripensato gli spazi espositivi, il museo ha riaperto nel 2017 presentandosi come un complesso che attraversa secoli diversi. Da una parte c’è il Palais des Beaux-Arts inaugurato nel 1900, con le sue sale monumentali e la luce naturale che filtra attraverso i grandi soffitti vetrati. Dall’altra c’è il Cube, l’ampliamento contemporaneo progettato dallo studio londinese Stanton Williams, che collega gli edifici storici attraverso percorsi essenziali e luminosi.

Uno spazio vivo

La visita è un viaggio nella storia dell’arte europea. Le sale medievali introducono un percorso che attraversa il Rinascimento e il Barocco, mentre artisti come Georges de La Tour, Ingres, Delacroix e Courbet testimoniano l’evoluzione della pittura francese tra Seicento e Ottocento. Particolarmente significativa è la sezione dedicata all’impressionismo e al post-impressionismo, con opere di Claude Monet e altri protagonisti della modernità pittorica. Il Novecento è invece rappresentato dalle avanguardie storiche, tra cui Wassily Kandinsky, fino ad arrivare all’arte contemporanea e alle grandi superfici nere di Pierre Soulages.

Musée d’arts de Nantes © C. Clos

Quello che colpisce maggiormente, tuttavia, è la volontà di rendere il museo uno spazio vivo e accessibile piuttosto che un semplice contenitore di opere. La stessa filosofia che anima Le Voyage à Nantes sembra ritrovarsi anche qui: il patrimonio non viene conservato come qualcosa di immobile, ma continuamente reinterpretato e messo in dialogo con il presente. Dopo aver osservato l’arte diffondersi nelle strade, nelle piazze e nei giardini della città, il Musée d’arts rappresenta quasi il suo contrappunto naturale: il luogo dove la storia dell’arte viene custodita, studiata e raccontata, ma senza mai perdere il contatto con la città che la circonda. In pieno stile Nantes, neanche a dirlo.

Il Quartier de la Création

Se il centro storico racconta il passato di Nantes, l’Île de Nantes mostra invece il suo futuro. Seguendo ancora una volta la linea verde si entra nel Quartier de la Création, uno dei più vasti progetti di riqualificazione urbana d’Europa. Qui i grandi nomi dell’architettura contemporanea – da Jean Nouvel a Eduardo Souto de Moura, fino a Lacaton & Vassal – hanno contribuito a ridisegnare gli spazi degli ex stabilimenti industriali, trasformando magazzini, cantieri e aree produttive in luoghi dedicati alla cultura, all’innovazione e alla formazione. Lungo il percorso compaiono opere che dialogano direttamente con questa trasformazione: il gigantesco Mètre à Ruban di Lilian Bourgeat, che ingigantisce un comune metro da lavoro fino a trasformarlo in monumento, oppure In a Silent Way di Nathalie Talec, installazione realizzata davanti all’ex complesso industriale Alstom, oggi sede del polo universitario dedicato alle culture digitali.

IN A SILENT WAY, NATHALIE TALEC, QUARTIER DE LA CRÉATION, LE VOYAGE À NANTES © PHILIPPE PIRON

L’arte continua a insinuarsi negli spazi della quotidianità anche attraverso L’Absence dell’Atelier Van Lieshout, una scultura abitabile che è allo stesso tempo opera, luogo d’incontro e spazio di discussione, e attraverso gli iconici Anneaux di Daniel Buren e Patrick Bouchain. Installati nel 2007 lungo il Quai des Antilles, i diciotto anelli metallici sono diventati uno dei simboli contemporanei di Nantes. Poco più avanti, l’Hangar à Bananes racconta un’altra metamorfosi urbana: gli antichi magazzini portuali convivono oggi con gallerie d’arte, spazi culturali, ristoranti e con la HAB Galerie, uno dei principali centri dedicati all’arte contemporanea della città.

Bas Chantenay

Attraversando la Loira con il Navibus si raggiunge invece Bas Chantenay, quartiere che forse più di ogni altro racconta la nuova stagione di Nantes. Qui l’ex cava Miséry, rimasta abbandonata per oltre trent’anni dopo la chiusura della Brasserie de la Meuse nel 1985, è stata trasformata nel 2019 nel Jardin Extraordinaire, il 101° parco pubblico cittadino. Tra pareti di granito, cascate, piante subtropicali e punti panoramici affacciati sul fiume, il giardino beneficia di un microclima unico che gli consente di ospitare specie insolite per questa latitudine. Il percorso delle sette terrazze panoramiche culmina con il Belvédère de l’Hermitage, opera dell’artista giapponese Tadashi Kawamata: una lunga passerella in legno sospesa sulla collina che offre una delle vedute più spettacolari su Nantes e sulla Loira.

TADASHI KAWAMATA, BELVÉDÈRE DE L_HERMITAGE, LE VOYAGE À NANTES 2019 © MARTIN ARGYROGLO

È proprio di fronte alla Carrière Miséry che si concentra una parte importante del futuro culturale della città. Quest’area ospiterà infatti il grande progetto dell’Arbre aux Hérons e un nuovo polo dedicato all’immaginario di Jules Verne, concepito come ideale complemento dell’attuale museo dello scrittore. Ancora una volta Nantes sceglie di guardare avanti partendo dalla propria identità: quella città che ha dato i natali all’autore di Ventimila leghe sotto i mari continua a trasformare la fantasia in spazio pubblico, l’arte in urbanistica e la memoria industriale in immaginazione condivisa.

L’Estuaire

L’ultimo giorno lo dedico all’estuario della Loira. L’arte, infatti, non si ferma ai confini urbani, ma segue il corso del fiume fino all’oceano attraverso il percorso Estuaire, una collezione permanente di opere disseminate tra Nantes e Saint-Nazaire. A bordo della crociera che attraversa l’estuario si scopre un paesaggio in continua trasformazione, fatto di porti industriali, zone umide, piccoli villaggi e grandi spazi aperti. È qui che l’arte contemporanea entra in dialogo diretto con il territorio.

Jean-Luc Courcoult, La Maison dans la Loire, Couëron, création pérenne Estuaire 2007 © Philippe Piron

Tra le opere più iconiche si incontra La Maison dans la Loire di Jean-Luc Courcoult, una casa apparentemente naufragata che emerge dalle acque del fiume come un relitto surreale. Poco più avanti compare Le Pendule di Roman Signer, intervento essenziale e poetico che gioca con il tempo e il movimento, mentre Serpentine Rouge di Jimmie Durham introduce nel paesaggio una presenza inattesa che sembra appartenere tanto alla natura quanto all’immaginazione. Ogni opera è stata pensata per dialogare con il luogo che la ospita, rendendo impossibile separare il paesaggio dall’intervento artistico.

Huang Yong Ping, Serpent d’océan, Saint-Brévin-les-Pins (France), oeuvre du parcours Estuaire NantesSaint-Nazaire © Franck Tomps / LVAN

Trasformare lo spazio

Forse è proprio questa l’intuizione più riuscita di Nantes: non costruire un museo all’aperto, ma utilizzare l’arte come strumento per guardare diversamente ciò che esiste già. Dalle piazze del centro storico ai cantieri navali riconvertiti, fino alle rive dell’estuario, il progetto culturale della città sembra seguire sempre la stessa logica: non aggiungere semplicemente opere a uno spazio, ma trasformare il modo in cui quello spazio viene percepito e vissuto. Qui la tragedia diventa memoria e i relitti cittadini diventano tele per artisti dalla fervida immaginazione: può sembrare un’utopia urbana, eppure Nantes dimostra che è possibile. E che la cultura, alla lunga, costa sempre meno dell’ignoranza.

Revenews