Un tempo capitale tessile dell’Impero russo, oggi laboratorio creativo tra cinema, murales e archeologia industriale: viaggio a Łódź, la città polacca che ha fatto delle sue rovine un immaginario contemporaneo.

Łódź, la città che ha trasformato le macerie in arte

Nel 1810, Łódź – in Polonia – contava 190 abitanti. Cinque anni dopo, con il Congresso di Vienna, si decise di rilanciare la città e lo zar invitò immigrati tedeschi a trasferirsi in quella che sarebbe diventata una sorta di terra promessa industriale. Piccola parentesi: La Terra Promessa è anche un romanzo da cui i cittadini di Łódź sono giustamente ossessionati, perché scritto da Władysław Stanisław Reymont, premio Nobel per la Letteratura nel 1924, che qui visse e si formò. Da tale romanzo sono stati tratti ben due film, di cui uno – La terra della grande promessa – di Andrzej Witold Wajda, candidato all’Oscar come miglior film straniero.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

Iniziate già ad intuire, da questa parentesi, la straordinarietà della città di Łódź, terra promessa brutale e ruvida per le menti che l’hanno fotografata nei suoi contrasti, eppure eccezionale nella sua vena creativa e nella capacità di generare immaginari. Allora come oggi. Perché, vedete, esiste una linea invisibile che collega Reymont a Andrzej Sapkowski, autore della Saga di Geralt di Rivia, diventata fenomeno globale grazie ai videogiochi The Witcher e per lo charme di Henry Cavill nella serie Netflix. Questo poliedrico calderone di fantasia e realismo è nato proprio a Łódź, un tempo principale centro tessile dell’Impero russo (la terra promessa di cui sopra), almeno fino alla Prima guerra mondiale e alla crisi degli anni ‘30. Ne parleremo dopo.

Arte, cinema e murales: tutta la meraviglia di Łódź

Vi basti sapere, per ora, che a Władysław Stanisław Reymont è dedicato il monumento de Il Baule in via Piotrkowska, la strada più assurda che abbia mai visto, spina dorsale della città. Del cinema ispirato al suo romanzo troverete intere sezioni nel Museo del Cinema di Łódź, ospitato nel palazzo Scheibler, così come nell’area di EC1 Łódź, ex centrale elettrica trasformata in centro culturale che oggi ospita anche il National Centre for Film Culture. E di Geralt, lo strigo, campeggia un enorme murale firmato da Jakub Rebelka sui grattacieli del cosiddetto Manhattan di Łódź, tra tram e palazzoni. È uno dei murales più grandi della Polonia.

A tutto ciò aggiungo un dettaglio meraviglioso: Łódź in polacco significa barca e una barca è anche il simbolo della città, pur trovandosi lontanissima dal mare, più o meno quanto Milano. Esistono leggende per spiegare questa stranezza, ma c’è anche il piccolo fiume Łódka, che un tempo scorreva libero da queste parti e oggi canalizzato. Scorre un fiume, insomma, sotto questa barca che è e rappresenta Łódź. Spero così di avervi introdotto ad una delle città più affascinanti che abbia mai visitato. Iniziamo?

La via Piotrkowska

Il mio viaggio a Łódź inizia da qui. Dopo un’ora e qualcosa di treno da Varsavia, davanti a me si staglia una delle strade commerciali più lunghe d’Europa, 4,2 km in linea retta di follia architettonica e pedonale (fatta eccezione per taxi e bus, ma a breve spariranno anche loro). Me li faccio tutti, ed è una meraviglia. La via Piotrkowska è sempre stata una costante di questa città poliedrica e così, col tempo, intorno ad essa sono sorte case, negozi, ristoranti che facevano sfoggio di sé in questa vetrina europea. Nell’Ottocento, industriali arricchiti e nuovi imprenditori hanno costruito ville dalle forme e dai colori assurdi, sfidandosi a colpi di facciate: una gara tra pavoni, che ha portato a risultati estremi. Via Piotrkowska è infatti, in primo luogo, una sfilata architettonica che passa dall’Art Nouveau al neorinascimentale, dal decadente al gloriosamente kitsch.

In parte, questa strada infinita mostra ancora le ferite della Seconda Guerra Mondiale con mura cadute e finestre abbandonate. Poi però spunta una statua, come The Lamplighter (il Lampionaio), al civico 37, che davanti a un negozio oggi piuttosto anonimo ricorda un piccolo momento rivoluzionario della città. Proprio qui, nel 1906, venne acceso uno dei primi impianti di illuminazione elettrica della via: le vetrine si illuminarono a giorno, la folla si fermò a guardare e il traffico si bloccò per lo stupore. Una scena minima, ma perfetta per raccontare Łódź: città industriale che ha trasformato la tecnologia in spettacolo.

La Łódź Walk of Fame

Poco più avanti appare la Łódź Walk of Fame, la strada delle stelle dedicata al cinema polacco, con nomi come Andrzej Wajda, Roman Polański e Krzysztof Kieślowski. Non una trovata turistica casuale: Łódź ospita una delle scuole di cinema più importanti d’Europa. Statue, cinema, targhe: sono tutte opere di guarigione e rivitalizzazione attuate dal 1990 e ancora in corso. Łódź è una città viva ed è questo il suo fascino: vedi le sue ceneri, ma anche i colori di una nuova vita che si impone su ciò che è spento. 

L’installazione urbana Rosa’s Passage

E poi c’è la vera magia di Piotrkowska: i cortili. Bisogna entrare in ogni singolo portone per non perdere ciò che si cela dietro le facciate bizzarre della via: enormi spazi interni con murales, installazioni, bar nascosti, atelier e giardini improvvisati. Al civico 3 si trova il celebre Rosa’s Passage (Pasaż Róży): dentro il cortile di un palazzo ottocentesco, l’artista Joanna Rajkowska ha trasformato un passaggio secondario in una costellazione di frammenti di specchio. Oltre 800 metri quadrati di muri, cornici e scale rivestiti da migliaia di tessere irregolari che riflettono il cielo, i passanti e la città in forme sempre diverse.

Completata nel 2014, l’installazione è diventata uno dei simboli contemporanei di Łódź. Il nome significa Passaggio di Rosa e rimanda anche alla figlia dell’artista, colpita da retinoblastoma: per questo l’opera parla di visione, fragilità e possibilità di guardare il mondo in modo nuovo. In una città segnata dall’industria e dalle ferite del Novecento, questo cortile di luce sembra ricordare che perfino le crepe possono brillare.

Il Grand Hotel Łódź e la Casa di Gutenberg

Raccontare tutto ciò che è visibile su via Piotrkowska potrebbe essere una missione impossibile e, passeggiando, finirete per perdere inevitabilmente tessere importanti di questo mosaico storico. C’è il Grand Hotel Łódź, inaugurato nel 1888, che nacque come albergo di lusso della città industriale e che ancora oggi conserva il fascino dell’epoca dei magnati del cotone. Poco più avanti vi imbatterete nel Monumento ad Artur Rubinstein, installato nel 2000 e dedicato al grande pianista nato qui nel 1887, raffigurato mentre suona tra i passanti.

Tra gli edifici simbolo spicca la Kamienica pod Gutenbergiem (la Casa di Gutenberg) al civico 86, costruita alla fine dell’Ottocento per l’editore Jan Petersilge e celebre per le decorazioni teatrali legate al mondo della stampa. Łódź rivendica anche la propria identità cinematografica con murales e installazioni dedicate alla storica Film School, fondata nel 1948, da cui uscirono registi come Roman Polański e Krzysztof Kieślowski.

Il Monumento ai Tre Industriali e il potere dell’Unicorno

In una piazzetta, quasi a sorpresa, si incontra anche il Monumento ai Tre Industriali, dedicato a Karl Scheibler, Izrael Poznański e Ludwik Grohman, i nomi che trasformarono Łódź in una potenza tessile tra XIX e XX secolo. Altrove spuntano murales dedicati a Ziemia Obiecana (La terra promessa), il romanzo di Władysław Reymont del 1899. Infine, le gigantesche pitture urbane hanno trasformato facciate anonime in landmark contemporanei: spesso, per decidere quale murale realizzare, vengono lanciati veri e propri contest social. A scegliere, in breve, è sempre la città: sono proprio i cittadini ad immaginare e a rendere possibile il nuovo volto di Łódź, in un processo collettivo che sta trasformando le macerie in arte.

All’incrocio tra Piotrkowska e Mickiewicza, vale infine la pena soffermarsi nella zona della Unicorn Stable (Stajnia Jednorożców): quest’area ha vissuto una forte riconversione urbana per migliorare il transito dei tram e trasformarsi in uno degli snodi più contemporanei della città. A colpire, però, è soprattutto il contrasto visivo tra infrastruttura e arte pubblica. Sulla facciata si intravede il murale dello Strigo, mentre poco distante si trova l’opera dell’artista giapponese Tomohiro Inaba, inaugurata il 7 giugno 2019 e pensata come riferimento simbolico alla vicina fermata nota come Unicorn Stable. Tra linee del tram, coperture colorate e sculture fantastiche, Łódź riesce a trasformare un semplice crocevia urbano in una scena quasi surreale.

OFF Piotrkowska e la piazza principale

Chiudiamo la nostra ricca e lunga passeggiata ad OFF Piotrkowska. È solo il primo esempio, tangibile, di ciò che sta accadendo in questa città: siamo nell’ex fabbrica di Franciszek Ramisch, al numero 138-140 di via Piotrowska. Fino al 1990, questi palazzi ospitavano un cotonificio. Di quell’epoca, però, restano solo i mattoni rossi originali ripuliti, le enormi finestre industriali e le lampadine sospese, mentre la vita all’interno degli edifici scorre tra food truck, bar, club, locali per musica alternativa, studi creativi e aziende di design. Parliamo di 12.898 metri quadrati di industria riconvertita a favore del loisir, simbolo perfetto di come Łódź stia cambiando la sua immagine: da decadente città post-industriale a meta creativa e contemporanea. Due nature che splendidamente convivono.

Mi avvio verso Spółdzielnia, uno dei locali più amati di Łódź e perfetto riassunto dello spirito del quartiere. Il nome significa cooperativa: questo ristorante – un tempo grossista di skateboard, snowboard, scarpe e abbigliamento sportivo – oggi è frequentatissimo e riconoscibile dal neon restaurato di un vecchio negozio di alimentari, sotto il quale si incontrano studenti, creativi e habitué.

Ordino una zalewajka, una zuppa a base di żur (zuppa acida di farina di segale) e (ovviamente) patate, tipica di Łódź. Un piatto sostanzioso che ricorda la dura vita operaia: oggi la mia giornata è stata altrettanto dura e faticosa, lo riconoscerete.

Plac Wolności, crocevia della città

Ripercorro a ritroso la Piotrowska e mi soffermo ad ammirare Plac Wolności, la Piazza della Libertà. Crocevia della città, è dominata dal monumento a Tadeusz Kościuszko, generale polacco e protagonista sia delle lotte per l’indipendenza nazionale sia della Rivoluzione americana. Inaugurata nel 1930, la statua fu distrutta durante l’occupazione nazista e ricostruita nel dopoguerra, diventando simbolo di resistenza civile e memoria ritrovata.

Da qui si percepisce bene anche un altro strato della storia di Łódź: poco oltre la piazza, verso nord, si estende l’area di Park Staromiejski, oggi tranquillo spazio verde cittadino, ma durante la Seconda guerra mondiale compreso nei confini del ghetto di Łódź (Litzmannstadt Ghetto), il secondo più grande ghetto ebraico istituito dai nazisti in Europa dopo Varsavia. Tra viali, panchine e famiglie che passeggiano, è difficile immaginare che questo quartiere fu teatro di fame, deportazioni e sopravvivenza estrema. Anche per questo Łódź colpisce: sotto la normalità urbana riaffiorano continuamente le sue memorie più dure. È tempo, però, di riposare (anche in questo caso tra arte e design).

Il PURO Łódź Centrum, mai un hotel bello e basta

A Łódź persino l’ospitalità è contaminata dall’arte. Per il mio soggiorno ho scelto il PURO Łódź Centrum, tra il centro storico e Manufaktura, vicino al Palazzo di Poznański. È un punto perfetto per leggere la città: da una parte i mattoni rossi delle ex fabbriche, dall’altra la Łódź contemporanea che continua a reinventarsi. Aperto nel 2019, nel pieno della nuova stagione urbana cittadina, il PURO unisce tre anime locali: il passato tessile e industriale, la cultura cinematografica e il design internazionale.

Gli interni sono firmati dallo studio londinese Superfutures, con la collaborazione dei polacchi ASW Architekci. La chicca è probabilmente il grande murale scenografico che attraversa lobby e scala, firmato da Illcat e Maciej Polak: viene spesso definito un murale cinematografico, perché richiama il legame profondo tra Łódź e il cinema. Un tema che ritorna anche nella presenza di un piccolo cinema interno, il Cinema Paradiso, evidente omaggio al film di Giuseppe Tornatore.

Il PURO ha inoltre commissionato opere e collaborazioni ad artisti polacchi contemporanei come Ola Niepsuj, Bartosz Kosowski, Sonia Szóstak, Jacek Kołodziejski, Karol Pomykała e Tartaruga Studio, autore di elementi tessili e wall hangings. Molti dettagli visivi dialogano con l’avanguardia polacca e con figure legate a Łódź come Strzemiński e Kobro.

Il claim della catena invita a vivere la città non da turista ma da traveller, e qui il concetto funziona davvero: l’hotel non si limita a offrire comfort, ma prova a raccontare Łódź. Lo fa attraverso l’arte, il design e servizi che vanno dal rooftop bar con vista su Palazzo Poznański alla spa. Dopo una giornata tra fabbriche riconvertite e murales monumentali, rientrare al PURO significa continuare il viaggio: è un luogo da abitare, ma anche da osservare.

Manufaktura

Dopo una ricca colazione, esco dal cubico PURO Łódź per fare giusto due passi, attraversare la strada e avviarmi alla scoperta di Manufaktura. Di tutte le meraviglie di Łódź questa è la sua più rappresentativa: non esiste un altro posto così in Europa, forse addirittura nel mondo. Per contesto: parliamo di 27 ettari di palazzoni industriali, spazi enormi, magazzini i cui mattoni sono stati restaurati e riportati al loro rosso vivido, trasformati in un centro multiculturale.

Manufaktura è indescrivibile per i nostri canoni estetici e storici: è un centro commerciale a cielo aperto, ma anche la piazza ufficiale e più grande della città. È ms², sede del Museo d’Arte Moderna di Łódź, ed è il festival di street food. Ma è anche il cinema all’aperto e una spiaggia d’estate (sì: la piazza viene riempita di sabbia a favore di solleone, mai afoso del resto). È tutto questo e molto altro in un sorprendente labirinto di edifici dell’Ottocento che un tempo erano un vero e proprio villaggio dentro la città.

Per comprendere il senso di tutto questo, tuttavia, dobbiamo soffermarci a parlare di Izrael Poznański, che abbiamo già incontrato, ricordate? Era uno dei tre magnati protagonisti del Monumento dei creatori della Łódź industriale su via Piotrkowska. Ecco, Manufaktura è – almeno in parte – la sua storia.

Izrael Poznański e la storia di Manufaktura

Nel 1834, il piccolo Izrael Poznański giunse a Łódź. Arrivava da Aleksandrów Łódzki, ma i suoi genitori, ebrei commercianti, avevano sentito il richiamo della terra promessa economica. Łódź – forte degli incentivi concessi dalle autorità del Regno del Congresso, nato dopo il Congresso di Vienna del 1815 e legato all’Impero russo – si stava già trasformando: contava circa quattromila abitanti e alcune prime manifatture disseminate tra campi e strade ancora fangose.

Kalman Poznański, il padre di Izrael, aprì un banco commerciale nello Stary Rynek, il mercato della città vecchia, iniziando a vendere tessuti, lino, filati e merci quotidiane. Il settore tessile prosperava: la zona offriva acqua e legname, manodopera in arrivo dalle campagne e soprattutto accesso al vastissimo mercato russo, affamato di stoffe economiche. In poche parole: Łódź era nel posto giusto, al momento giusto.

Kalman capì presto che il semplice commercio non bastava: il vero salto era produrre. Investì così in una piccola manifattura tessile familiare, oggi non più esistente nella forma originaria e inglobata dalla successiva crescita urbana e industriale della città. Izrael crebbe dunque in una città-fabbrica, osservando da vicino merci, operai, margini di guadagno e trasformazioni urbane. Comprese prima di molti altri che il futuro non apparteneva ai mercanti, ma a chi avrebbe controllato l’intera filiera: produzione, logistica, energia, vendita.

Nel 1871 acquistò così i terreni di via Ogrodowa e avviò la costruzione del complesso che dal 1872 sarebbe diventato uno dei più grandi imperi tessili dell’Europa centrale: filature, tessiture, magazzini, case operaie, scuole e ospedale, tutto in un unico enorme villaggio. Quello che oggi chiamiamo Manufaktura.

Palazzo Poznański

Per oltre un secolo in questo luogo si è dunque prodotto cotone, ricchezza e fatica operaia. Poi vennero guerre, nazionalizzazioni, il marchio Poltex e infine il collasso industriale degli anni Novanta. Quando tutto sembrava finito, i mattoni rossi tornarono a vivere: nel 2006, dopo uno dei più grandi interventi di riqualificazione urbana della Polonia, l’area rinacque come Manufaktura. Eppure, qui il passato ancora ci parla.

Per capire meglio chi fosse Izrael Poznański, entro infatti nel suo Palazzo. Si trova ancora qui, dentro l’orbita di Manufaktura, affacciato su via Ogrodowa come una dichiarazione di potere in pietra. Dove oggi sorge il Museo della Città di Łódź, un tempo c’era una modesta palazzina: tra il 1888 e il 1903 Izrael Poznański la trasformò in una residenza smisurata, mescolando gusto neo-rinascimentale e neo-barocco. Gli architetti Hilary Majewski e Adolf Zeligson progettarono una dimora che doveva stupire chiunque varcasse la soglia: saloni da ballo, sala degli specchi, giardino d’inverno con copertura in vetro, scaloni scenografici e una sala da pranzo degna di una corte europea.

Dal vivo l’effetto è ancora più netto: soffitti scolpiti come merletti di gesso, lampadari enormi, boiserie scure che odorano di ricchezza ottocentesca, finestre altissime affacciate sui giardini geometrici e sale dove il rosa cipria incontra l’azzurro del soffitto con una teatralità quasi parigina. In una stanza compare persino un tavolo da lavoro inclinato, memoria concreta dell’impero industriale amministrato da queste stanze. Altrove, tra documenti, oggetti di famiglia e mostre temporanee dedicate alle donne che hanno costruito la città, il museo prova a raccontare Łódź non solo attraverso i magnati, ma anche attraverso chi ne ha cucito la storia in silenzio.

L’area dedicata ad Artur Rubinstein

Una delle zone più sorprendenti è quella dedicata ad Artur Rubinstein, il grande pianista nato qui nel 1887. Tra fotografie, lettere, medaglie, registrazioni e perfino un Oscar ricevuto per il documentario The Love of Life, la visita cambia tono: dalla sfarzosa eleganza alla musica. È un contrasto perfetto per capire Łódź, città operaia capace però di generare eleganza, talento e cosmopolitismo. Fuori resta anche l’ex filatura Poznański trasformata nell’Andel’s Hotel, uno degli esempi più riusciti di recupero industriale europeo. In pochi metri Łódź racconta così tutta se stessa: fabbrica, lusso, rovina e rinascita.

Il museo ms²

Torniamo dentro Manufaktura per visitare un altro luogo assurdo di Łódź: eccoci dunque a ms² – Muzeum Sztuki. La storia di questo museo d’arte moderna è tra le più antiche d’Europa e, nel mondo, viene spesso ricordata come seconda solo a quella del Museum of Modern Art (MoMA). I cittadini di Łódź ne vanno particolarmente fieri, e con buone ragioni: a differenza del modello americano, qui il nucleo originario della collezione nacque dal basso, per iniziativa diretta degli artisti stessi.

Con Poznański eravamo nel 1835, dentro la stagione industriale della città. Qui invece bisogna fare un salto al 1929 e cambiare scenario per capire davvero la portata di questa storia. Perché il museo non nasce a Manufaktura: ci arriverà solo molti decenni dopo, nel 2008, quando una parte dell’ex complesso tessile verrà recuperata e trasformata in spazio culturale.

La rivoluzione del gruppo a.r.

Tutto comincia con il gruppo d’avanguardia a.r. (abbreviazione di artisti rivoluzionari), fondato da figure come Władysław Strzemiński, Katarzyna Kobro e Henryk Stażewski. In anni in cui l’Europa sperimentava nuove forme visive, questi artisti immaginarono qualcosa di radicale: costruire una collezione internazionale di arte moderna attraverso donazioni tra colleghi. Non acquisti milionari, non mecenati, non élite economiche. Solidarietà artistica e visione comune. Arrivarono opere da protagonisti dell’avanguardia europea: Fernand Léger, Max Ernst, Hans Arp, Theo van Doesburg e molti altri. Era un gesto culturale potentissimo: fare di una città industriale polacca una piattaforma internazionale del moderno.

La prima sede fu il Museum of History and Art cittadino, ma nel dopoguerra il percorso del museo continuò in un altro luogo chiave: oggi noto come ms¹ – Muzeum Sztuki, ospitato nel palazzo ottocentesco di Maurycy Poznański (sì, proprio uno dei figli di Izrael). Qui si trova anche la celebre Neoplastic Room, progettata da Strzemiński nel 1948: non una semplice sala espositiva, ma un’opera totale in cui pareti, colori, geometrie e quadri dialogano come un unico organismo.

Solo nel XXI secolo arriva il nuovo capitolo. Con la riqualificazione di Manufaktura, una delle ex tessiture del complesso industriale viene trasformata nell’attuale ms². Il contrasto è perfetto: l’arte più sperimentale entra dentro un tempio del lavoro ottocentesco. Dove c’erano macchine e produzione seriale, oggi ci sono installazioni, silenzi, idee.

Cosa è esposto dentro l’ms²

Dentro l’ms² non ci sono solo tipi di opere, ma nomi che raccontano bene l’ambizione internazionale del museo. Nelle sale si incontrano protagonisti dell’avanguardia storica come Władysław Strzemiński, figura centrale per la storia del Muzeum Sztuki, insieme a Katarzyna Kobro, pioniera della scultura costruttivista. Accanto a loro compaiono artisti europei legati al surrealismo e all’astrazione come Max Ernst, Jean Arp e Fernand Léger, segno di quanto la collezione fosse già internazionale alle origini.

Ma l’ms² vive soprattutto nei cortocircuiti tra passato e presente. Tra le opere contemporanee spicca un lavoro del collettivo sloveno IRWIN, gruppo nato negli anni Ottanta e legato al movimento NSK, noto per usare simboli politici, storia europea e iconografie del potere in modo provocatorio. La loro presenza qui è coerente con la linea del museo: far dialogare l’eredità delle avanguardie con artisti che continuano a interrogare ideologia, memoria e identità. È questo il fascino dell’ms²: puoi trovare nello stesso percorso costruttivismo polacco, surrealismo europeo e collettivi post-sovietici, senza che nulla sembri fuori posto.

Muzeum Fabryki

Dopo l’arte d’avanguardia di ms², vale la pena entrare nel piccolo ma prezioso Muzeum Fabryki, il museo della fabbrica, ospitato all’interno del complesso di Manufaktura. È un passaggio necessario per comprendere l’era di Izrael Poznański e non vi richiederà molto tempo: vedrete così con i vostri occhi come prima dei ristoranti e delle installazioni ci fosse una macchina produttiva gigantesca che contribuì a fare di Łódź la Manchester polacca.

Il museo racconta la storia dell’impero tessile di Poznański. Macchinari originali, telai, fotografie d’epoca, documenti e ricostruzioni permettono di intuire il ritmo feroce della produzione, la disciplina di fabbrica e la scala monumentale di questo capitalismo industriale. Qui transitano spesso classi e scuole, che assistono affascinati al movimento dei telai e ai rami di cotone.

E poi – un piccolo suggerimento – il Museo è dotato di un Point of View, da cui ammirare tutta Manufaktura e la sua piazza dall’alto. Parte da qui anche un’adrenalinica zip line, grazie alla quale è possibile sorvolare in estate l’intero complesso: ovviamente è per i più coraggiosi, mentre quelli come me possono limitarsi a scattare foto.

Manuarte

Prima di lasciarci alle spalle Manufaktura, ci fermiamo a visitare un luogo unico nel suo genere: siamo a Manuarte, ristorante inaugurato nel 2022 all’interno di uno storico edificio dell’ex centrale elettrica del complesso Poznański, affacciato sulla piazza centrale. L’immaginario, però, è completamente diverso: qui siamo tra Cuba e l’America Latina. Nato da un progetto del coreografo Agustin Egurrola, Manuarte unisce ristorante, palco per dinner show, cocktail bar e arte su ogni parete, trasformando un luogo un tempo dedicato all’energia produttiva in una macchina dell’intrattenimento contemporaneo.

Un intero piano è riservato a una galleria d’arte con opere di artisti cubani e latinoamericani, molte delle quali acquistabili, dettaglio che rafforza l’idea di uno spazio ibrido tra consumo, spettacolo e cultura visiva. È una tappa curiosa perché racconta bene la nuova Łódź: una città che non conserva il passato sotto vetro, ma lo rimette continuamente in scena. Łódź – in questa rinascita – non teme però le contaminazioni: Manuarte lo dimostra con tutta la sua forza.

Una pausa caffè allo Szykier Coffee & Bistro

Abbandoniamo Manufaktura per tornare verso l’area del centro storico, ai margini di Stare Miasto e non lontano da Piazza della Libertà, concedendoci una pausa da Szykier Coffee & Bistro, caffetteria molto amata in città dove oggi vanno forte anche bevande al matcha e specialty coffee. Il locale occupa un elegante edificio neorinascimentale costruito tra il 1896 e il 1901 su richiesta di Ezra Szykier, ebreo di Łódź, grande importatore di vini kosher e distillati di prugna, ma anche noto filantropo impegnato nel sostegno a ospedali e orfanotrofi. Entrare qui significa fare un piccolo salto temporale: policromie storiche, atmosfera d’epoca e musica jazz prebellica trasformano la sosta in un’esperienza che mescola memoria urbana e gusto contemporaneo.

Non a caso Szykier porta avanti la tradizione del caffè come luogo di incontro culturale. Ospita vernissage, concerti acustici, dibattiti, workshop e appuntamenti artistici, restituendo a Łódź quell’idea mitteleuropea del locale dove si viene non solo per bere qualcosa, ma per scambiare idee. In tazza arrivano caffè specialty preparati con metodi classici e alternativi, dolci artigianali, bagel, vini italiani e una proposta curata che racconta il volto più creativo della città.

EC1

È arrivato il momento di entrare in un altro gigante di Łódź: EC1 Łódź – City of Culture. Anche qui, come spesso accade in città, non siamo davanti a un semplice museo o centro espositivo, ma a un luogo in cui il passato industriale continua a dialogare con il presente. Quello che oggi appare come un vasto polo dedicato a scienza, cinema e cultura era infatti la prima centrale elettrica urbana di Łódź, nota come Elektrownia Łódzka, entrata in funzione nel 1907 per fornire energia ai cittadini e alle fabbriche di una città in piena espansione tessile. Ampliata negli anni successivi, rimase attiva per gran parte del Novecento, fino alla dismissione definitiva all’inizio degli anni Duemila. Il nome EC1 richiama proprio la sua successiva identità di Elektrociepłownia nr 1, ovvero centrale termoelettrica numero uno.

La rinascita è arrivata attraverso un vasto progetto di rigenerazione urbana sostenuto anche da fondi europei, che ha trasformato il complesso in uno dei simboli della nuova Łódź. Diversamente da Manufaktura, rilanciata grazie a investimenti privati, qui la riconversione passa attraverso una visione pubblica: restituire alla città uno spazio produttivo trasformandolo in motore culturale.

E la cosa più interessante è che l’antica funzione industriale non è stata cancellata. Al contrario, una parte importante del percorso racconta come lavorava davvero la centrale: il viaggio del carbone, l’uso di acqua e vapore, i sistemi di ventilazione, la produzione combinata di calore ed elettricità, le grandi macchine che alimentavano la città. La centrale insomma è ancora qui, restaurata e bellissima, ma al posto di operai e lavoratori, il viavai è piuttosto arricchito da scolaresche e curiosi che – grazie a tecnologia e interattività – possono scoprire i luoghi e il funzionamento dell’intero edificio.

Il Centro per il fumetto e la narrativa interattiva

C’è anche la possibilità di arrampicarsi (con ascensore e scale) sul tetto della centrale, dove la mia vista è stata subito rapita dalle due torri del Centro per il fumetto e la narrativa interattiva. È un’illustrazione che ho visto più volte e che riconoscerei ovunque: porta la firma infatti di Kim Jung Gi. Realizzata per EC1 nel 2021, l’opera monumentale sulle torri di raffreddamento è oggi considerata uno degli ultimi grandi interventi pubblici dell’artista sudcoreano, scomparso nel 2022.

È un intricato racconto in bianco e nero che si avvolge sulle superfici cilindriche delle torri come una tavola disegnata in scala urbana. Di fatto, introduce i visitatori con un colpo visivo da maestro a questo spazio unico nel panorama polacco, dedicato a fumetto, videogiochi e storytelling contemporaneo. Più che un museo tradizionale, è un ambiente immersivo in cui convivono memoria analogica e immaginario digitale.

Al piano terra si entra nella Retro Zone, dove prime console, vecchi computer e cabinati riportano agli albori del gioco elettronico. Accanto trovano posto area VR, escape room e spazi di sosta. Salendo si incontra invece il Game Lab, percorso che mostra passo dopo passo come nasce un videogioco, prendendo come riferimento anche l’universo di The Witcher (ideato, del resto, dalla casa videoludica polacca CD Projekt S.A.): concept art, suoni, test, progettazione grafica.

Un altro piano è dedicato al fumetto in senso stretto: origini del medium, tecniche di disegno, sceneggiatura, autori storici e nuove forme di arte sequenziale. Touch screen, postazioni interattive e laboratori permettono ai visitatori di sperimentare in prima persona. In fondo, anche questo è perfettamente coerente con Łódź: una città che prende vecchie strutture industriali e le riempie di immaginazione.

Il National Centre for Film Culture

Abbiamo visto fino ad ora solo una minuscola parte dell’enorme complesso che è EC1 Łódź – City of Culture. Come Manufaktura, infatti, questi enormi ex complessi industriali nascondono sorprese dietro ogni angolo ed è impossibile elencarle tutte. Non possiamo tuttavia non dedicare un po’ di tempo al National Centre for Film Culture, emblema dell’importanza del cinema per la città di Łódź.

Non è un caso che questo spazio sorga proprio qui. Łódź è infatti una delle capitali storiche del cinema polacco: sede della celebre Scuola Nazionale di Cinema, ha formato registi come Roman Polański, Krzysztof Kieślowski e Andrzej Wajda, diventando per decenni il laboratorio visivo del Paese. Il centro raccoglie questa eredità e la trasforma in esperienza contemporanea.

All’interno convivono museo, archivio, sale cinematografiche, spazi educativi e studi tecnici dedicati a suono, post-produzione, animazione ed effetti speciali. Il cuore del percorso è Kino Polonia, la più grande mostra permanente della Polonia dedicata alla cinematografia nazionale: oltre 120 anni di storia del cinema raccontati attraverso manifesti originali, cineprese, costumi, scenografie, proiezioni e installazioni multimediali.

Un’altra sezione, The Matter of Cinema, permette invece di entrare nei meccanismi della produzione filmica: casting, budget, riprese, montaggio, promozione. Il visitatore non osserva soltanto, ma partecipa. Ed è proprio questo il punto di forza di EC1: trasformare la memoria industriale in un luogo dove si produce ancora qualcosa, solo che oggi non è elettricità ma immaginario.

Księży Młyn

Se pensate di aver visto abbastanza colossi industriali rigenerati con OFF Piotrkowska, Manufaktura e EC1, rimboccatevi le maniche perché è corretto affermare che a Łódź non avete ancora visto nulla. Ci spostiamo in una parte completamente diversa della città, meno trafficata e con molto più verde: sto andando a visitare Księży Młyn. Se Manufaktura ed EC1 raccontano la Łódź della riconversione spettacolare, qui si entra invece nel cuore più autentico della sua storia industriale. Non aspettatevi effetti speciali: il fascino di Księży Młyn sta proprio nell’atmosfera sospesa, quasi silenziosa, di un quartiere che conserva ancora la struttura originaria dell’Ottocento.

Il nome significa letteralmente Mulino del prete e richiama l’antico insediamento sorto lungo il fiume Jasień, dove per secoli sorsero mulini legati alle proprietà ecclesiastiche della zona. Quando Łódź iniziò la propria corsa industriale, nei primi decenni dell’Ottocento, l’area fu progressivamente riconvertita: ai mulini si sostituirono piccole manifatture e filande tessili, favorite dalla presenza dell’acqua e dalla nuova vocazione produttiva della città. Dopo diversi passaggi di proprietà e una crescita ancora frammentaria, il sito entrò in crisi in seguito a un incendio che colpì gli impianti esistenti. Il momento decisivo arrivò nel 1870, quando l’intero complesso fu acquistato da Karol Wilhelm Scheibler, già tra gli imprenditori più forti della città e collega di Poznański nel Monumento ai Tre Industriali.

La storia di Karol Wilhelm Scheibler

Scheibler non partiva certo da zero. Già dal 1855 aveva avviato una moderna filanda a vapore e nel giro di pochi anni era diventato uno dei protagonisti assoluti del boom tessile di Łódź, tanto da guadagnarsi il soprannome di re del cotone. Aveva intuito con anticipo persino gli effetti economici della guerra civile americana, accumulando scorte di cotone che gli permisero profitti enormi quando il mercato europeo entrò in difficoltà. A Księży Młyn applicò tutta questa esperienza industriale su scala monumentale: ricostruì gli impianti, ampliò la produzione e trasformò l’area in un sistema urbano autosufficiente con abitazioni per centinaia di famiglie, scuole, negozi, ospedale e servizi. In altre parole, mentre la futura Manufaktura di Izrael Poznański doveva ancora nascere, Scheibler aveva già edificato il proprio regno industriale. Księży Młyn non è dunque solo un quartiere operaio: è probabilmente il primo grande manifesto della Łódź moderna.

Księży Młyn oggi

Oggi Księży Młyn si visita come un piccolo universo urbano dove ogni edificio racconta una funzione precisa del passato. Il cuore scenografico resta la gigantesca filanda in mattoni rossi lunga oltre duecento metri, un tempo la più grande della città, ancora capace di dominare il quartiere con la sua massa compatta. Attorno si dispiegano le celebri famuły, le case operaie costruite in file ordinate per ospitare centinaia di famiglie, oggi restaurate e in parte trasformate in abitazioni, studi creativi e spazi di design. Camminando tra queste strade si leggono ancora le logiche di una città costruita attorno al lavoro: tutto era vicino, tutto organizzato, tutto pensato per servire la fabbrica.

Ma Księży Młyn non era solo produzione. Il complesso comprendeva anche una scuola gratuita per i figli dei lavoratori, uno spaccio aziendale, una caserma dei pompieri interna, ospedali e servizi sanitari, magazzini, edifici amministrativi e residenze destinate alla famiglia industriale. Tra queste spicca la Herbst Palace, elegante residenza del genero di Scheibler oggi aperta al pubblico come sede museale, e non lontano si trova anche il palazzo di famiglia che oggi ospita il Museum of Cinematography. In altre parole, qui non si visita un solo monumento, ma un sistema completo: fabbrica, quartiere, welfare privato e rappresentanza sociale. È questo che rende Księży Młyn così importante ancora oggi, molto più di una semplice ex zona industriale.

Monopolis

La mia giornata si chiude a Monopolis, altra dimostrazione di come Łódź abbia trasformato la propria archeologia industriale in spazi contemporanei, senza rinunciare al carattere originario. Se Manufaktura è il grande simbolo popolare della rigenerazione urbana e OFF Piotrkowska quello più creativo e informale, Monopolis sembra il fratello minore più elegante e adulto. Sorge infatti negli edifici dell’antica fabbrica di vodka Monopoly, complesso in mattoni rossi riconvertito nel 2020 in un polo che oggi riunisce ristoranti, caffè, teatri, uffici, cortili per eventi e negozi dal taglio più curato. Il segno più riconoscibile resta l’alto camino in mattoni con la scritta Monopolis in stile Art Déco, quasi un’insegna scenografica che annuncia da lontano il nuovo volto del quartiere. Diversamente dagli imperi privati ottocenteschi di Poznański e Scheibler, Monopolis racconta la stagione novecentesca dell’economia controllata dallo Stato: qui si producevano vodka e distillati sotto il segno del monopolio pubblico.

L’atmosfera, soprattutto di sera, è sorprendentemente raccolta: tavoli all’aperto lontani dal traffico, luci morbide, installazioni artistiche disseminate negli spazi comuni e un’eleganza meno turistica rispetto ad altri complessi cittadini. Per cena ci fermiamo da Przy Kominie, letteralmente vicino al camino, nome perfetto per questo contesto post-industriale. Ancora una volta Łódź dimostra di saper fare qualcosa di raro: trasformare fabbriche dismesse in luoghi dove si torna volentieri a vivere, incontrarsi e mangiare bene.

Il piccolo Museo della Vodka

Nel livello inferiore di Monopolis trova spazio anche il Muzeum Polskiej Wódki, piccolo museo che racconta una parte sorprendentemente importante della storia economica e sociale del Paese. La collezione, nata dall’unione delle raccolte private di Adam Łukawski e Piotr Popiński, riunisce migliaia di bottiglie, bicchieri, etichette, menu d’epoca, insegne pubblicitarie, fotografie e oggetti legati alla distillazione, costruendo un percorso che attraversa oltre due secoli di produzione.

Tra i pezzi più curiosi figurano reliquie attribuite a Józef Baczewski, pioniere del settore nell’Ottocento, ma anche cimeli legati a eventi storici come una fiaschetta dell’esercito napoleonico del 1812. Il museo ricorda come la vodka, oltre a essere un simbolo culturale, sia stata anche industria, innovazione, marketing e identità nazionale: un racconto perfettamente coerente con Łódź, città che trasforma ancora una volta la memoria produttiva in esperienza contemporanea.

Andate a visitare Łódź

Il mio viaggio a Łódź si conclude qui: ci sarebbe tanto altro da vedere, ma il tempo è tiranno. Oggi questa città che due secoli fa era a stento un villaggio conta circa 648.000 abitanti e vive un fermento perfettamente raccontato dalle sue iniziative e dalle sue architetture. Qui convivono il passato delle fabbriche e dei colossi industriali e i colori di un presente ancora in trasformazione: tutto si mescola senza mai davvero annullarsi. È in questa tensione che nasce la Łódź contemporanea, capace di tenere insieme magnati e operai, scrittori e registi, memoria e immaginario.

Una città che, a dispetto dei preconcetti, non cerca di nascondere le proprie crepe, ma le attraversa. E proprio da lì continua a reinventarsi.

Foto di Grazia Cicciotti

Revenews