Fortezza Est nel cuore di Torpignattara: «Un contenitore di arti»

Eleonora Turco e Alessandro Di Somma ci raccontano il nuovo spazio 'Fortezza Est', un nuovo catalizzatore (di arte) per il quartiere.
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Dal 13 marzo 2021 apre finalmente i battenti Fortezza Est a Torpignattara (Roma). Dopo anni di disuso – e dopo essere stata la prima stireria e lavanderia del quartiere, poi bisca, palestra e chiesa evangelica – la fortezza sarà un teatro, una libreria, una biblioteca e un laboratorio.

Nata dalla progettazione culturale di Eleonora Turco e Alessandro Di Somma, già co-fondatori e co-direttori artistici del Teatro Studio Uno di Roma e de LaRocca Fortezza Culturale, Fortezza Est è uno spazio di 400 mq che viene restituito al territorio. Qui si trasferirà la Biblioteca Condivisa di Quartiere, la prima di Roma, lanciata lo scorso anno dagli stessi Eleonora e Alessandro.

«Fortezza Est è nata dopo dodici anni di esperienza. – ci raccontano Eleonora e Alessandro – Abbiamo deciso di aprire uno spazio più grande e accogliente in cui unire le due realtà, il teatro e la libreria. Abbiamo trovato un luogo nuovo e ci siamo subito accorti che era il posto giusto. Siamo riusciti a prenderlo poco prima che si chiudesse per il lockdown. Abbiamo aspettato con pazienza, ci siamo tirati su le maniche e abbiamo ristrutturato lo spazio nuovo dove fare laboratori quando ci sarà concesso. Si tratta di uno spazio polivalente per creare, un contenitore di arti».

«Il quartiere si riconosce e si incontra» precisano i due fondatori di Fortezza Est, che vedono la libreria – in particolare – come un luogo fondamentale per la cultura della Capitale.

«I libri, una volta letti, rappresentano parte della vita vissuta. Ognuno si ricorda cosa faceva quando ha letto un determinato libro. Fortezza Est è un progetto nato insieme alla libreria, e il quartiere è stato partecipe in qualche modo. In quattro anni di attività abbiamo raccolto tantissimi volumi che verranno portati qui. Ci sarà uno spazio ancora più grande per fruire di questi testi».

Perché il libro «rappresenta una parte delle persone». «Avere un posto dove conservalo è importante per fare comunità. – ci dicono Eleonora e Alessandro – L’arte dà le fondamenta a un quartiere che ne ha bisogno e che ha una grande storia».

«Vogliamo dare al quartiere un luogo dove vivere insieme e incontrarsi. – concludono – La pandemia ce l’ha tolto. Questo posto ci dà di nuovo un’opportunità, e siamo consapevoli delle sue potenzialità. Come lavoratori del mondo della cultura, crediamo che non sia un salto nel vuoto. Investire nel nostro lavoro è una sicurezza e crediamo nella risposta del nostro quartiere. Passare davanti alle nostre vetrine fa venire la curiosità di entrare».

Foto: Manuela Giusto