Seguire il viaggio di un bestseller del ‘500 ci permette, oggi, di capire tantissime cose sulle prima globalizzazione della storia: il racconto del professor Giorgio Caravale e della sua ricerca nelll’ambito del Progetto Changes

Giorgio Caravale, professore di Storia moderna all’Università Roma Tre, con il progetto Luis de Granada e la devozione nel sedicesimo secolo. Una prospettiva digitale sulla prima globalizzazione risponde ad una serie di domande sulla circolazione delle idee prima di internet, dei social e perfino del diritto d’autore. Inoltre, affronta il racconto della globalizzazione partendo da un’opera spirituale e teologica.

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La ricerca prende avvio da una figura oggi poco nota al grande pubblico ma centrale nella cultura religiosa del Cinquecento: il domenicano spagnolo Luis de Granada. Mistico, teologo e autore di testi di devozione di enorme successo, Granada fu uno dei veri autori di bestseller dell’età moderna. Le sue opere conobbero una diffusione straordinaria, con centinaia di edizioni e ristampe in Europa. Questa diffusione si estese anche oltre i confini del continente.

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Per comprendere il senso della ricerca è necessario fare un passo indietro e collocarsi nel contesto storico. Siamo nel Cinquecento, a pochi decenni dall’invenzione della stampa. Il libro è ormai un oggetto riproducibile in serie, ma il diritto d’autore, come lo intendiamo oggi, non esiste ancora. Una volta consegnato allo stampatore, un testo può essere copiato, riscritto, adattato, manipolato senza che l’autore abbia strumenti legali per opporsi. L’unica forma di tutela è il privilegio di stampa: una protezione commerciale, limitata nel tempo, concessa per pochi anni.

L’opera di Luis De Granada come un prisma

“Questo è fondamentale per capire questa ricerca – spiega Caravale – perché le opere di Luis De Granada, che era un autore di grande successo, un mistico, un uomo spirituale del Cinquecento spagnolo, vengono riformulate, riadattate, riscritte in contesti completamente diversi da quello di origine. Di conseguenza, nascono un numero strabiliante di edizioni, che per il tempo sono 600/700 edizioni solo nel 1500-1600, con 50/1000 esemplari per ogni tiratura”

La diffusione di queste opere rivela molto anche sulla circolazione delle idee religiose e morali: il cattolicesimo che accompagna l’espansione della monarchia spagnola non è monolitico. Al contrario, assume forme diverse a seconda dei contesti locali. Infatti, i testi di Granada vengono adattati alle sensibilità dei lettori europei, ma anche a quelle delle comunità extraeuropee raggiunte dalle missioni. Gli stampatori, consapevoli delle logiche di mercato, modellano le opere per renderle vendibili e comprensibili nei diversi contesti culturali.

Un ruolo centrale è svolto proprio dai missionari. I testi di Luis de Granada vengono adottati come strumenti di evangelizzazione nel Nuovo Mondo, in Asia e nelle colonie portoghesi e spagnole. In questo modo, la parola scritta diventa uno dei veicoli principali della conversione e della trasmissione di modelli culturali e religiosi, mostrando come la globalizzazione non sia solo economica o politica, ma anche profondamente simbolica e culturale.

La metodologia di ricerca

La ricerca del prof. Caravale si distingue anche per la metodologia adottata. Al centro del progetto c’è l’uso delle digital humanities, che consentono di trasformare un patrimonio di dati tradizionalmente statico in uno strumento dinamico e interrogabile. A partire da cataloghi esistenti, il gruppo di ricerca ha censito oltre 3.500 edizioni delle opere di Luis de Granada, dal Cinquecento all’Ottocento, costruendo un database interrogabile attraverso molteplici parametri.

“Siamo partiti da una serie di cataloghi di edizioni di Luis de Granada e abbiamo costruito un database SQL, in gergo Searchable Query. Questo è un database che può essere interrogato da tanti punti di vista, inserendovi all’interno tutti i dati possibili, prendendoli dai cataloghi di biblioteche contemporanee, e archivi. Abbiamo arricchito questi cataloghi di base con una quantità di dati ancora maggiore.

La straordinaria novità di questo progetto è il fatto che, attraverso questa ricercabilità del database, ma soprattutto attraverso lo strumento delle visualizzazioni, si possono notare ad occhio nudo dei fenomeni che sfogliando un catalogo sono quasi impossibili da cogliere. Per esempio, si osservano la concentrazione di edizioni in una determinata città, oppure la concentrazione di edizioni e di ristampe in un lasso temporale circoscritto, in diciamo in concomitanza con qualche evento speciale. Si possono incrociare i dati di stampatori e interrogare quel determinato stampatore quante edizioni ha fatto. Si possono incrociare, che è il passaggio che poi stiamo facendo, i dati relativi alle opere di Luis de Granada, con le vicende editoriali di un altro grande bestseller dell’epoca. Questo altro bestseller era L’Imitazio Cristi, un testo che esce anonimo alla metà del Quattrocento e che anche esso conosce una straordinaria fioritura editoriale, in alcuni casi anche parallela a quella di Luis de Granada”

Book in motion, una piattaforma open access

Il progetto è confluito nella piattaforma digitale Book in Motion (bookinmotion.uniroma3.it), che rende accessibili catalogo e strumenti di visualizzazione non solo alla comunità scientifica, ma anche a un pubblico più ampio. La scelta dell’open access risponde a una precisa idea di ricerca. Infatti, i dati storici possono generare risposte diverse a seconda delle domande che vengono poste. Storici del libro, storici sociali, studiosi di storia religiosa o culturale possono interrogare lo stesso materiale da prospettive differenti.

Un aspetto rilevante riguarda anche la formazione. Gli studenti coinvolti nel progetto sviluppano competenze ibride, che uniscono conoscenze umanistiche e capacità tecniche. Alla comprensione dei contesti storici e culturali si affiancano abilità legate alla gestione dei dati, ai database, agli strumenti digitali. Una combinazione sempre più necessaria in un mondo della ricerca e del lavoro in continua trasformazione.

Come emerge da quanto ci ha spiegato Giorgio Caravale, progetti come questo mostrano come le discipline umanistiche non siano affatto statiche, ma capaci di rinnovarsi attraverso il dialogo con il digitale. Studiare un autore del Cinquecento, oggi, significa anche interrogarsi sui meccanismi della comunicazione globale, sulla circolazione delle idee e sulle forme della conoscenza condivisa. Ed è proprio in questo intreccio tra passato e presente che il progetto CHANGES trova uno dei suoi significati più profondi.

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