Con il progetto CHANGES, Giulia Bordi e il team di Roma Tre utilizzano il Digital Twin per restituire storia, immagini ed esperienza sensoriale a due chiese sotterranee di Roma
Nato per monitorare edifici e strutture fragili, accelerando e facilitando i processi decisionali, i Digital Twins può essere usato anche come strumento che restituisce senso, contesto e memoria a luoghi frammentari, difficili da visitare, in alcuni casi quasi invisibili: questo incredibile strumento, uno dei più avanzati a disposizione delle digital humanities, è il protagonista del progetto di ricerca guidato da Giulia Bordi, professoressa del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre.
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Al centro della ricerca (Rappresentazioni e luoghi del Tangible Cultural Heritage medievale a Roma: esperienze digitali) ci sono due chiese sotterranee di Roma, Santa Maria in Via Lata e la chiesa inferiore di Santa Saba sul Piccolo Aventino, accomunate da problemi di conservazione, accessibilità e fruizione. Luoghi affascinanti, ma complessi, che oggi raccontano solo in parte la loro storia. Il Digital Twin, il cosiddetto “gemello digitale”, diventa qui una vera e propria infrastruttura conoscitiva: un modello tridimensionale ad altissima precisione che permette di lavorare sul monumento come non sarebbe possibile fare sul piano fisico.
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Avere un monumento in 3D significa poterlo osservare, smontare e ricostruire virtualmente, sperimentando ipotesi interpretative e narrative senza intervenire sull’edificio reale. È una possibilità decisiva soprattutto per contesti fragili o sotterranei, dove ogni intervento diretto è limitato o impossibile.
Santa Maria in Via Lata: la “frattura sanata” dai Digital Twins
Il caso di Santa Maria in Via Lata è emblematico. Oggi il visitatore scende sotto una chiesa barocca di Pietro da Cortona e si trova in ambienti spogli, quasi vuoti. Negli anni Sessanta, infatti, l’apparato pittorico medievale fu staccato per ragioni conservative e trasferito al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. Il risultato è una frattura: le pitture sono da una parte, l’architettura dall’altra. Il Digital Twin consente di ricongiungere virtualmente questi due mondi, restituendo al pubblico il legame originario tra immagini e spazio.
Il lavoro di ricerca si basa su una pipeline estremamente rigorosa. Attraverso scansioni 3D e campagne di fotogrammetria ad altissima risoluzione, il team ha costruito modelli dettagliatissimi dell’architettura e delle superfici pittoriche. La qualità del dato è centrale: non si tratta solo di creare un modello visivamente efficace, ma di uno strumento scientifico che permetta di studiare le trasformazioni architettoniche e decorative nel tempo.
Santa Maria in Via Lata, infatti, nasce come complesso di magazzini di epoca romana, probabilmente horrea, e viene trasformata tra VI e VII secolo in una diaconia, uno spazio di assistenza e accoglienza per poveri e pellegrini. Non una chiesa nel senso tradizionale, ma un luogo multifunzionale, composto da ambienti contigui, tutti decorati e rimaneggiati nel corso dei secoli. Le pitture, stratificate tra la fine del VI e l’XI secolo, raccontano una lunga storia di usi, funzioni e sensibilità diverse.
Una chiesa che “non esiste”
Qui il digitale (sotto forma di Digital Twins) non serve solo a “mostrare”, ma a rendere leggibile la complessità. Attraverso il modello, è possibile visualizzare le diverse fasi costruttive, accendere e spegnere strati, seguire l’evoluzione dell’edificio e comprendere come l’architettura sia stata adattata nel tempo. Un’operazione impossibile sul monumento reale.
Accanto alla ricostruzione architettonica, il progetto ha lavorato sul restauro virtuale delle pitture. Un ambito delicato, affrontato con grande attenzione filologica. Dove le lacune sono minime e ben documentate, è stato utilizzato un restauro mimetico digitale; dove invece le immagini risultano troppo frammentarie, si è scelto il disegno a tratto, che suggerisce senza inventare. L’obiettivo è chiaro: evitare qualsiasi forma di falso, mantenendo sempre distinguibile ciò che è ricostruzione da ciò che è dato storico.
Il Digital Twin diventa così un monumento “che non esiste”, ma che permette di comprendere meglio quello reale. Un paradosso solo apparente, che apre nuove possibilità sia per la ricerca sia per la divulgazione.
Fruizione immersiva, come reagiscono i visitatori
Una parte centrale del progetto riguarda infatti la fruizione immersiva. Attraverso realtà virtuale e ambienti interattivi, il pubblico può entrare in questi spazi, muoversi, interrogare le superfici, scoprire materiali, tecniche pittoriche, pigmenti e provenienze. L’esperienza non è pensata come un videogioco, ma come un viaggio conoscitivo, modulabile su diversi livelli di approfondimento.
I test di engagement, condotti anche in contesti pubblici come Maker Faire e Didacta, hanno restituito dati interessanti. Molti visitatori, di fronte alla ricostruzione con i Digital Twins, rimangono immobili, sopraffatti dall’impatto visivo ed emotivo, più inclini all’osservazione che al movimento. Un risultato inatteso, che ha portato il team a riflettere sull’importanza di progettare percorsi guidati e differenziati, capaci di accompagnare il visitatore senza disorientarlo.
Changes, la forza dell’interdisciplinarietà
Il progetto CHANGES si distingue anche per la forte interdisciplinarietà. Storici dell’arte, ingegneri, informatici e studiosi dell’esperienza utente lavorano insieme, condividendo linguaggi e metodologie. Per gli studenti coinvolti è un’occasione formativa decisiva: imparano a conoscere l’intera filiera della ricerca digitale, a capire dove possono intervenire direttamente e dove è necessario collaborare con altre competenze.
In un Paese come l’Italia, e in una città come Roma, questo tipo di ricerca apre prospettive concrete. Il patrimonio culturale è una risorsa strategica, forse la più importante: il progetto guidato da Giulia Bordi mostra come lo studio del Medioevo, lontano dall’essere un ambito statico, possa diventare un laboratorio di innovazione, capace di generare nuovi strumenti, nuove professioni e nuovi modi di raccontare il passato. Il Digital Twin, in questo senso, è un meraviglioso ponte tra ciò che non è più visibile e ciò che può tornare a essere conosciuto.