La ricerca di Maria Chiara Giorda, sviluppata nel progetto CHANGES, indaga i luoghi di culto delle minoranze come patrimonio materiale e immateriale della città, intrecciando storia delle religioni, antropologia, studi urbani e digital humanities per restituire la complessità religiosa della Roma contemporanea.
I luoghi delle religioni a Roma sono l’oggetto della ricerca della prof. Maria Chiara Giorda, storica delle religioni e docente presso l’Università degli Studi di Roma Tre: una ricerca condotta all’interno del Progetto Changes (Spoke 3) e profondamente collegata con i temi della multidisciplinarietà.
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Parlare di luoghi religiosi a Roma significa infatti lavorare nella storia, nell’archeologia, nell’antropologia, nel’etnomusicologia, nello studio degli spazi urbani: “Ci sono paesaggi che dal nostro punto di vista aiutano a ricostruire a tutto tondo la complessità del paesaggio dello spazio urbano – ci ha spiegato prof. Giorda – sono il paesaggio sonoro, il soundscape ma anche lo smellscape: quando io entro in uno spazio urbano che non conosco, sento degli odori nuovi, rumori, suoni a cui forse non sono abituato e capisco che il patrimonio intangibile passa anche attraverso questo, riesco a capirlo grazie alla collaborazione con etnomusicologi o antropologi del suono, antropologi del cibo e degli odori”
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Luoghi religiosi a Roma: storia e memoria del patrimonio sociale e culturale
Luoghi religiosi a Roma: storia e memoria del patrimonio sociale e culturale delle minoranze, da qui parte la ricerca della prof. Giorda, una mappatura del patrimonio religioso plurale di Roma a partire dai luoghi di culto delle minoranze.
I luoghi legati alla religione in una città come Roma sono sospesi fra il materiale e l’immateriale: fanno parte del patrimonio materiale come vestigia storica ed elemento di riconoscibilità culturale attraverso i secoli, ma anche di quello immateriale, perchè la religione non è solo la nuda pietra o il marmo lavorato, ma anche l’insieme dei riti, delle consuetudini, delle speficità culturali che creano la comunità attorno al luogo. E’ qui che si sviluppa la ricerca di Maria Chiara Giorda: intorno alla memoria religiosa della città di Roma, profondamente stratificata, che viene mappata e studiata in tutte le sue sfumature.

Ricchezza plurale e multidisciplinare nella città di Roma
“Ci sono aspetti che creano delle identità: se io entro in un tempio hinduista, ad esempio, e sento l’odore dell’incenso e delle spezie per cucinare, capisco e percepisco che sono in un luogo che è caratterizzato da fattezze che sono diverse da altri luoghi religiosi. Se io sento delle preghiere, sento anche delle lingue diverse e questo mi aiuta ad entrare dentro questo patrimonio – spiega Giorda – Noi siamo abituati, e quando parlo di noi intendo noi italiano medio o romano medio, a pensare oggi alla religione cristiana cattolica, quindi a quel patrimonio intangibile e immateriale in termini di suoni, canti e musiche che passano attraverso la lingua italiana. Ma se noi studiassimo, come stiamo studiando, tutte quelle chiese cosiddette etniche, cioè delle chiese anche cristiane cattoliche, ma che sono legate a gruppi di migrazione, scopriremmo un patrimonio linguistico e delle tradizioni per esempio di canti, di danze legate ai canti, che sono totalmente differenti a quello che uno è abituato ad attribuire a quella religione”
“E’ davvero una ricchezza che si intreccia con la ricchezza linguistica, che abbiamo esaminato grazie alla collaborazione con alcuni colleghi e alcune colleghe che si occupano di linguistica in questo Ateneo: si tratta di una serie di elementi che ci fanno capire come di nuovo la pluralità all’interno dell’intangibilità è tale da ricostruire un paesaggio che è veramente sfaccettato e veramente da penetrare attraverso tutti i sensi e non soltanto con lo studio e l’analisi, ma con delle esperienze che debbono essere più immersive possibili, sia che uno lo possa fare nella realtà perché si può visitare, si può partecipare e si può stare, ma sia anche, qualora non sia possibile, con la ricostruzione virtuale, quindi con la ricostruzione attraverso le digital humanities di un patrimonio intangibile e tangibile che diventa virtuale ma rimane molto reale”
Studiare storia delle religioni con la tecnologia
Il progetto combina ricerca etnografica e digitale: grazie a strumenti come GIS, story maps, ricostruzioni 3D e digital humanities, il patrimonio diventa accessibile e fruibile, pur rimanendo autentico. Spazi invisibili o trasformati – una moschea in un magazzino, un tempio buddhista in un ex garage – ricostruiti per permettere a chiunque di comprenderne l’identità, l’uso e la storia. L’open access dei dati permette non solo agli studiosi, ma anche alle comunità religiose e alle istituzioni, di capire e valorizzare questa complessità.
Un’altra sfida affrontata dalla ricerca riguarda la quantificazione della pluralità religiosa. Sono coinvolti 5.000 cittadini di Roma, per restituire per la prima volta in Italia un quadro statistico su appartenenza, pratiche e luoghi religiosi. Dai dati emergono problemi concreti: accessibilità, sicurezza, capienza e riconoscimento dei luoghi. Questo approccio consente di tradurre la conoscenza in azioni concrete per il benessere della città, supportando le istituzioni nella gestione dello spazio pubblico e nel dialogo con le comunità.
Il messaggio di fondo è chiaro: studiare le religioni oggi non significa guardare al passato, ma comprendere il presente e progettare il futuro, valorizzando patrimoni intangibili, diversità culturali e pluralità sociali. Roma, con la sua superdiversità, non è solo un museo di monumenti, ma un laboratorio vivo, dove ogni suono, profumo e rituale contribuisce a costruire una conoscenza immersiva, sensoriale e condivisa.
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