A venticinque anni dal G8 di Genova, Stefano Nazzi torna su una delle pagine più buie della storia recente italiana: il blitz alla scuola Diaz e le torture nella caserma di Bolzaneto.

Genova, 21 luglio 2001. Il G8 si è appena concluso quando in questura viene decisa l’irruzione nella scuola Diaz, sede logistica del Genoa Social Forum. Una scelta destinata a segnare per sempre la memoria collettiva italiana, e che oggi, a venticinque anni di distanza, viene ripercorsa dalla voce di Stefano Nazzi.

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Quella notte all’interno dell’istituto si trovano 93 persone, in prevalenza straniere. L’obiettivo dell’operazione, come verrà chiarito anni dopo nei processi, è quello di fare una montagna di arresti. Il bilancio dell’intervento è drammatico: 82 persone hanno bisogno di cure mediche e 63 vengono trasportate in ospedale, alcune in condizioni serie. Tutti i 93 presenti vengono arrestati.

La notte della Diaz e le violenze documentate

Nella sua ricostruzione, Stefano Nazzi torna sui momenti più gravi di quella irruzione, che trasformò la scuola Diaz in un simbolo delle violenze legate al G8 di Genova. Le testimonianze, le immagini e gli atti processuali descrivono un’azione condotta con modalità che saranno poi oggetto di indagini e di un lungo contenzioso giudiziario.

Gli atti del processo permetteranno, anni dopo, di chiarire la sequenza degli eventi e le responsabilità di quella notte. La scuola, che doveva essere un luogo di appoggio logistico per attivisti e osservatori, si trasforma in un teatro di pestaggi, arresti indiscriminati e ferite fisiche e psicologiche destinate a lasciare un segno profondo.

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Bolzaneto e la condanna per torture

Dopo l’irruzione, molti degli arrestati vengono trasferiti nella caserma Nino Bixio di Bolzaneto. È qui che, come stabilirà in seguito la Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno luogo torture e trattamenti inumani e degradanti. La definizione dei giudici europei entra di diritto nella storia giudiziaria italiana, sancendo la gravità di quanto accaduto tra quelle mura.

La ricostruzione proposta da Nazzi non si limita alla cronaca dei fatti, ma segue il filo delle indagini e dei processi che ne sono derivati. Un lavoro che rimette al centro le vittime, le loro storie e le conseguenze di lungo periodo di quelle violenze, in un contesto in cui il tema dell’uso della forza da parte dello Stato resta ancora oggi oggetto di discussione pubblica.

Venticinque anni dopo, una memoria ancora aperta

A un quarto di secolo dal G8 di Genova, tornare su Diaz e Bolzaneto significa confrontarsi con una ferita non del tutto rimarginata. Il racconto di Stefano Nazzi riporta alla luce una notte in cui una scuola diventò un luogo di terrore e una caserma un simbolo di abuso di potere, mentre le aule di giustizia cercavano, negli anni successivi, di restituire verità e responsabilità.

La ricostruzione dei processi e delle sentenze consente di tenere viva la memoria di quegli eventi e di interrogarsi ancora oggi su garanzie, diritti e limiti dell’azione delle forze dell’ordine. Un lavoro di narrazione e analisi che, a venticinque anni di distanza, continua a parlare al presente.

Foto: Ufficio Stampa

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