Alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, durante il disallestimento della mostra “Rumore” dedicata a Raffaella Carrà, sono state rubate due cinture originali di storici abiti di scena.

Alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, ad Ascoli Piceno, la chiusura della mostra Rumore dedicata a Raffaella Carrà si è trasformata in un caso di cronaca culturale: durante le operazioni di disallestimento dell’esposizione, nella mattina di domenica 10 maggio, è stato infatti scoperto il furto di due cinture appartenenti a storici abiti di scena dell’artista.

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L’esposizione, allestita dopo oltre tre settimane di apertura al pubblico, raccoglieva trenta costumi originali provenienti dall’archivio privato Collezioni Carrà, cuore di una raccolta di circa 350 abiti indossati dalla showgirl tra il 1976 e il 2012 nelle principali trasmissioni Rai, Mediaset e Tve. Proprio da questa collezione provenivano i due capi colpiti dal furto.

Abito di scena di Raffaella Carrà del 2006 per il programma Amore, con cintura originale rubata

Il furto durante la mostra Rumore

A denunciare l’accaduto sono stati i collezionisti Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, proprietari di Collezioni Carrà, che hanno subito informato gli organizzatori della mostra e presentato denuncia ai Carabinieri. Le forze dell’ordine hanno avviato le indagini, ma le prime verifiche non hanno riscontrato segni di effrazione all’interno della Palazzina Azzurra, ipotizzando che il furto possa essere avvenuto durante gli orari di apertura al pubblico.

Nel dettaglio, risultano sottratte la cintura di un abito del 2006 indossato da Raffaella Carrà nel programma Amore e la cintura di un abito utilizzato nella prima puntata della quarta edizione di Carramba che fortuna del 2008. Entrambe erano impreziosite da applicazioni originali in cristalli Swarovski e costituivano parti integranti dei costumi, manufatti sartoriali unici e immediatamente riconducibili alla storia artistica dell’icona della televisione italiana.

I collezionisti sottolineano come le cinture non possano essere considerate semplici dettagli estetici. «Non si tratta semplicemente di accessori. – spiegano Giovanni Gioia e Vincenzo Mola – Quegli abiti raccontano la televisione italiana, l’evoluzione del costume e il percorso artistico di una donna che ha cambiato il linguaggio dello spettacolo. Il danno che abbiamo subito è soprattutto culturale ed emotivo».

Abito di scena di Raffaella Carrà usato a Carramba che fortuna nel 2008, con cintura originale rubata

Raffaella Carrà icona di stile e cambiamento sociale

La mostra Rumore, ospitata alla Palazzina Azzurra dal 18 aprile al 10 maggio, nasceva dalla passione dei due collezionisti: «Non è il nostro lavoro, ma una passione nata dall’amore per l’artista. – raccontano Gioia e Mola – Quando ci viene data la possibilità, esponiamo questi abiti per comunicare l’evoluzione del costume televisivo attraverso lo stile di una star».

L’obiettivo dell’esposizione era quello di restituire il ruolo di Raffaella Carrà come icona di stile e figura anticipatrice di importanti cambiamenti sociali. «Il messaggio che volevamo portare a San Benedetto del Tronto era che Raffaella è stata una precorritrice di civiltà: il momento in cui il costume televisivo smette di coprire e inizia a raccontare libertà, uguaglianza ed emancipazione», spiegano ancora i proprietari dell’archivio, ricordando come gli abiti esposti ripercorressero non solo la carriera televisiva dell’artista, ma anche il suo impatto sulla società italiana in termini di parità di genere e diritti civili.

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Alla luce di quanto accaduto, il furto assume un valore simbolico ancora più forte: colpire due elementi sartoriali così riconoscibili significa agire contro una memoria condivisa, fatta di spettacolo, libertà espressiva e trasformazioni culturali veicolate anche attraverso il costume televisivo. Gli abiti di scena di Raffaella Carrà, oggi custoditi nell’archivio Collezioni Carrà, restano un tassello prezioso di questo racconto.

«Ci chiediamo come sia stato possibile che nessuno si sia accorto di quanto accaduto», concludono i collezionisti, che ora attendono sviluppi dalle indagini. «Confidiamo nel lavoro degli investigatori e auspichiamo che chi ha compiuto questo gesto possa fare un passo indietro e restituire quanto sottratto, per rispetto della memoria di Raffaella Carrà e del valore storico di questi abiti».

Foto: Ufficio Stampa

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