Quasi 400 artisti, curatori e studiosi protestano contro il trasferimento in Spagna della collezione Gelman, una delle più importanti raccolte dedicate a Frida Kahlo e Diego Rivera.
A pochi mesi dalla partenza per la Spagna di una delle più importanti collezioni d’arte messicana del Novecento, in Messico cresce la protesta. Quasi 400 tra artisti, storici dell’arte, curatori e studiosi hanno firmato una lettera aperta chiedendo al governo maggiore chiarezza sul futuro della collezione Gelman, raccolta che comprende opere di Frida Kahlo, Diego Rivera, Rufino Tamayo, José Clemente Orozco, María Izquierdo e David Alfaro Siqueiros.
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Al centro della polemica c’è l’accordo tra la famiglia Zambrano, che ha acquistato la collezione nel 2023, e Banco Santander. Secondo l’intesa, le circa 160 opere della raccolta partiranno quest’estate per la Spagna, dove diventeranno uno dei nuclei principali del nuovo centro culturale Faro Santander. L’annuncio ha però sollevato forti timori, perché non chiarisce con precisione per quanto tempo le opere rimarranno fuori dal Messico.
Perché il trasferimento delle opere di Frida Kahlo ha scatenato le proteste
Tra le opere più discusse ci sono soprattutto quelle di Frida Kahlo, dichiarate monumento artistico dal governo messicano nel 1984. In base alla legge, i dipinti dell’artista possono lasciare il Paese solo temporaneamente e devono poi essere riportati in patria. Per questo, molti esponenti del mondo culturale temono che la collezione possa restare in Spagna molto più a lungo del previsto. Alcune dichiarazioni del direttore di Faro Santander, che ha parlato di una presenza «permanente» della raccolta nel nuovo museo, hanno contribuito ad alimentare la tensione.
La protesta si è fatta ancora più forte perché la collezione Gelman è attualmente esposta al Museo de Arte Moderno per la prima volta dopo quasi vent’anni. La mostra, che comprende circa 70 opere, ha già attirato quasi 120mila visitatori e viene percepita come una rara occasione per vedere riuniti capolavori difficilmente accessibili nel Paese. Tra questi ci sono autoritratti iconici di Frida Kahlo come Self-Portrait with Necklace del 1933 e Diego on My Mind del 1943.
Cosa rischia di perdere il Messico senza le opere di Frida Kahlo
Di fronte alle proteste è intervenuta anche la presidente messicana Claudia Sheinbaum, che ha dichiarato di voler mantenere la collezione in Messico. Anche il Ministero della Cultura e Banco Santander hanno cercato di rassicurare l’opinione pubblica, spiegando che il trasferimento sarà temporaneo e che le opere dovrebbero tornare entro il 2028. Ma i dubbi restano, soprattutto perché il contratto prevede la possibilità di prorogare l’accordo oltre il 2030.
Per molti storici dell’arte, il caso Frida Kahlo racconta qualcosa di più profondo: il rischio che alcune delle opere più importanti dell’identità culturale messicana diventino più accessibili all’estero che nel loro Paese d’origine. E proprio questo, secondo i firmatari della lettera, è il vero nodo della vicenda.