Un nuovo Caravaggio a Palazzo Barberini: è il ritratto di Monsignor Maffeo Barberini

Era già stato ammirato dai 45.000 visitatori della mostra “Caravaggio 2025”, che si è svolta nell’anno del Giubileo nelle sale di Palazzo Barberini: il ritratto di Monsignor Maffeo Barberini, attribuito a Michelangelo Merisi negli anni ’60 e considerato un caposaldo della ritrattistica moderna, dal 10 marzo fa parte del patrimonio artistico italiano, dopo un anno di trattative del Ministero della Cultura e una spesa di 30 milioni di euro.

Il dipinto è uno dei rarissimi ritratti autografi del Merisi sopravvissuti e fa parte di un ristrettissimo gruppo di soli tre esemplari certi nel corpus del pittore: la sua acquisizione si posiziona accanto a quella dell’Ecce Homo di Antonello da Messina e fa parte di una strategia di rafforzamento del patrimonio culturale nazionale che sta dando i suoi frutti.

Al termine delle procedure amministrative previste, il ritratto di Monsignor Maffeo Barberini entrerà a far parte del patrimonio dello Stato e andrà alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, entrando stabilmente nelle collezioni di Palazzo Barberini.

Il Ministro Giuli: «Capolavori resi accessibili a tutti»

«Dopo oltre un anno di trattative annunciamo oggi l’acquisto, da parte del Ministero della Cultura, di uno straordinario capolavoro di Caravaggio, il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini. Si tratta di un’opera di eccezionale importanza, attribuita al Maestro da Roberto Longhi. Tale acquisizione, insieme a quella, recente, dell’ ‘Ecce Homo’ di Antonello da Messina, si inserisce in un più ampio progetto di rafforzamento del patrimonio culturale nazionale che il Ministero della Cultura continuerà a portare avanti nei prossimi mesi, con l’obiettivo di rendere accessibili a studiosi e appassionati alcuni capolavori della storia dell’arte altrimenti destinati al mercato privato», ha dichiarato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli.

L’acquisizione, conclusa per la cifra di 30 milioni di euro, rappresenta uno degli investimenti più rilevanti mai sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte.

Il ritratto

Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini raffigura il futuro papa Urbano VIII (1568–1644) intorno ai trent’anni, nella veste di chierico della Camera Apostolica, in un momento cruciale della sua ascesa al potere. Fu Roberto Longhi a rendere nota l’opera nel celebre articolo Il vero Maffeo Barberini del Caravaggio, pubblicato su «Paragone» nel 1963. Ed è stata da allora ampiamente riconosciuta dalla critica come opera del Merisi. Longhi riconosce nel dipinto uno dei momenti fondativi della ritrattistica moderna, sottolineando come in esso Caravaggio inaugurasse una nuova intensità psicologica e una capacità di rappresentare la presenza viva del personaggio senza ricorrere a elementi retorici.

Nel ristretto corpus delle opere attribuite con certezza a Caravaggio – circa sessantacinque dipinti in tutto il mondo – i ritratti rappresentano una tipologia estremamente rara: ne sono noti e certi soltanto tre. ‘Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini’ costituisce quindi una testimonianza eccezionale della ritrattistica del maestro lombardo e un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione del suo linguaggio pittorico tra la fine del XVI e i primi anni del XVII secolo.

Caravaggio è oggi uno degli artisti più studiati e ammirati al mondo, ma il numero delle opere certe rimane estremamente limitato e la comparsa sul mercato di dipinti a lui attribuiti con certezza è un evento rarissimo. Per questo motivo l’ingresso del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini nelle collezioni pubbliche italiane rappresenta un risultato di grande rilievo sia sul piano scientifico sia su quello della politica culturale, assicurando al patrimonio nazionale un capolavoro destinato a rafforzare le opportunità di studio, conoscenza e fruizione dell’opera di Caravaggio.

Gallerie di Arte Antica, tappa imperdibile a Roma

L’acquisizione assume inoltre un valore simbolico particolare per le Gallerie Nazionali di Arte Antica. A Palazzo Barberini il dipinto potrà infatti dialogare con gli altri dipinti di Caravaggio, con la collezione di caravaggeschi tra le più importanti al mondo e, in particolare, con un altro capolavoro del Merisi, la Giuditta che decapita Oloferne anch’essa frutto di un acquisto dello Stato italiano avvenuto nel 1971. In questo momento è inoltre presente la mostra Bernini e i Barberini, un altro importante tassello per capire la strardinaria attività dei Barberini come committenti e mecenati nel Rinascimento italiano: le Gallerie si posizionano dunque come tappa imperdibile nella visita al patrimonio storico e artistico romano.