Marina Abramović mette in scena sette morti d’opera

Marina Abramović torna a interrogare i grandi temi dell’esistenza con Seven Deaths. L’installazione cinematografica mette in scena la morte attraverso sette delle più celebri figure femminili dell’opera lirica. Il progetto, presentato negli spazi sotterranei di Cisternerne, trasforma l’opera in un’esperienza immersiva: sette film proiettati in sequenza, per una durata complessiva di circa un’ora, accompagnano lo spettatore in un viaggio visivo tra amore, destino e tragedia.

L’installazione prende forma sulle arie di Maria Callas, una delle voci più leggendarie della storia dell’opera. Intanto la Abramović interpreta la protagonista femminile in ciascun episodio, affiancata dall’attore Willem Dafoe, costruendo una narrazione cinematografica intensa e visivamente spettacolare.

Seven Deaths: l’opera tra cinema e lirica

Il risultato è un universo filmico ricco e suggestivo. Qui le grandi eroine tragiche dell’opera diventano simboli universali delle emozioni umane: desiderio, perdita, passione e sofferenza. Seven Deaths si configura così come una riflessione potente sulle condizioni fondamentali dell’esistenza – identità, destino e morte – che da sempre attraversano il lavoro dell’artista.

A Cisternerne l’opera viene presentata per la prima volta nella sua forma completa, grazie a una messa in scena progettata appositamente per le camere sotterranee del complesso. Uno spazio immersivo che amplifica il carattere teatrale e cinematografico del progetto.

Marina Abramović

Considerata una delle figure più influenti della performance art contemporanea, Marina Abramović ha costruito dagli anni Settanta una pratica artistica capace di mettere in discussione i limiti tra corpo, mente e pubblico. Tra i suoi lavori più celebri figurano Rhythm 0 (1974) e The Artist Is Present. Quest’ultima è la celebre performance realizzata al MoMA di New York nel 2010. Nel 2026 Abramović sarà protagonista anche alla Biennale di Venezia con la mostra Transforming Energy alle Gallerie dell’Accademia.

La mostra è stata resa possibile grazie al generoso sostegno di Det Obelske Familiefond, New Carlsberg Foundation, Augustinus Fonden, Frederiksbergfonden, Aage og Johanne Louis-Hansens Fond, Comune di Frederiksberg e Frederiksberg Forsyning.