Uno dei capolavori più conosciuti nel mondo, l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, sarebbe stato ambientato in un piccolo paese della Brianza lecchese, Civate. È questa la notizia che tiene banco nelle ultime ore nel mondo dell’arte (o dovremmo dire dell’art sci-fi).
L’ipotesi è del ricercatore ungherese Gábor Spielmann, che ha rintracciato nel refettorio del monastero di San Calocero – oggi in parte trasformato in RSA – la reale ambientazione del capolavoro vinciano. Da Budapest, dove è partita, la notizia ha fatto il giro del mondo in poche ore.
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Ultima Cena a Civate: l’ipotesi parte dall’Italia
In realtà il primo a ipotizzare che alle spalle di Gesù e degli apostoli ci fosse il monastero di San Calocero era stato un ingegnere italiano nel 2017, Dario Monti. All’epoca la notizia non era uscita da un ristretto gruppo di addetti ai lavori, mentre ora le conclusioni di Spielman hanno avuto decisamente più risalto.
Stando all’analisi fatta dal ricercatore ungherese, infatti, le proporzioni della sala del refettorio al primo piano del monastero corrispondono in modo sorprendente a quelle raffigurate nell’affresco di Santa Maria delle Grazie a Milano. Sia la larghezza della sala che quella del tavolo combaciano. Si ipotizza che Da Vinci avesse davanti a sé un ambiente reale da riprodurre anche in base al fatto che gli apostoli alle estremità risultano schiacciati, come se li avesse dovuti per forza posizionare in uno spazio già deciso.
La misura presa a riferimento è quella – ipotetica- dell’altezza degli apostoli: basandosi su stime dell’epoca, l’uomo medio era alto fra 1.65 e 1.70 cm.
Gli sfondi di Leonardo da Vinci
A favore di Civate, paesino di circa 3000 abitanti in provincia di Lecco, depone anche la vicinanza (soli 8 km) ad uno dei luoghi identiticari come lo sfondo della Monna Lisa. Tutto fa pensare che Leonardo abbia trovat ispirazione in quell’angolo di Lombardia per almeno due dei suoi capolavori più noti.
C’è anche da dire che le speculazioni e le ipotesi sui reali sfondi dei quadri di Leonardo sono sempre state molto contraddittorie. Sul paesaggio alle spalle della Monna Lisa il dibattito in realtà è ancora aperto (c’è chi dice Arezzo, chi dice Urbino, chi il Lago di Como e chi addirittura la luna…).