Sull’isola indonesiana di Sulawesi, situata tra il Borneo e le isole Molucche, sono state rivenute le pitture rupestri più antiche del mondo, risalenti a oltre 67.800 anni fa. La scoperta è stata effettuata da un team internazionale, co-guidato dai ricercatori della Griffith University, dall’agenzia nazionale indonesiana per la ricerca e l’innovazione (BRIN) e dalla Southern Cross University.
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Le pitture sono state rivenute in una grotta e rappresentano scene di caccia. In particolare ad essere datata come la pittura rupestre più antica del mondo è stata una figura che rappresenta una mano, probabilmente realizzata con una sorta di stencil ed elaborata in modo che somigliasse ad un artiglio.
La datazione dei pigmenti è stata realizzata sotto la guida di Maxime Aubert, dell’Università Griffith in Australia, e pubblicata sulla rivista Nature. Si è ricorso agli isotopi dell’uranio, quindi varianti di questo elemento con peso atomico diverso, con una tecnica applicata ai microscopici depositi minerali che nel tempo si sono formati sia sopra che sotto la pittura.
La stessa tecnica si ritrova su tutti i dipinti trovati nella grotta, giungendo alla conclusione che il luogo avesse come scopo la produzione artistica per un periodo eccezionalmente lungo, almeno 35.000 anni.
L’importanza della scoperta di Sulawesi
La figura della mano artiglio ha fatto ipotizzare agli studiosi che fosse un tentativo di rappresentare esseri in parte umani in parte animali. L’importanza della scoperta è simbolica, ma anche prettamente storica.
«È ormai evidente dalla nostra nuova fase di ricerca che Sulawesi ospitava una delle culture artistiche più ricche e longeve del mondo. Parliamo della prima storia dell’occupazione umana dell’isola, almeno 67.800 anni fa», ha affermato il professore Maxime Aubert, archeologo e geochimico della Griffith. Infatti sempre nella stessa zona, a Bessè, nel 2015 era emerso il fossile più antico di cui si possiede il DNA.
Il dottor Adhi Agus Oktaviana, specialista di arte rupestre e responsabile del team, ha affermato che i dipinti avranno enormi implicazioni sulla comprensione della storia antica della cultura aborigena australiana. «È molto probabile che le persone che hanno realizzato questi dipinti a Sulawesi facessero parte di una popolazione più ampia, che in seguito si sarebbe diffusa nella regione e avrebbe infine raggiunto l’Australia».
Questa scoperta mette un punto al dibattito archeologico sulla data della prima occupazione umana della
massa continentale del Pleistocene, che comprendeva quella che oggi è l’Australia, la Tasmania e la Nuova Guinea (Sahul). Una parte degli studiosi pensava che i primi uomini entrarono nel supercontinente Sahul circa 50.000 anni fa. Un’altra scuola di pensiero invece seguiva il modello opposto cronologico lungo, secondo il quale gli esseri umani arrivarono almeno 65.000 anni fa.
«Questa scoperta supporta fortemente l’idea che gli antenati dei primi australiani fossero a Sahul già
65.000 anni fa», ha affermato Oktaviana.