Il “Leonardo da Vinci DNA Project” è un progetto scientifico internazionale che, attraverso l’analisi del DNA dei discendenti viventi di Leonardo, si occupa di ricostruire la mappa genetica del genio fiorentino: arriva dalla rivista scientifica Science la notizia che alcuni scienziati del gruppo, analizzando il disegno Santo Bambino e altri manufatti rinascimentali, hanno recuperato alcune sequenze di dna del cromosoma Y che sembrerebbero appartenere a un gruppo genetico di persone con antenati comuni in Toscana nel periodo in cui nacque, nel 1452, il genio e maestro rinascimentale.
Il lavoro è stato delicato e certosino: le opere d’arte conservano naturalmente dna di chi le ha create come di molte altre persone con cui sono entrare in contatto. Il fatto che Da Vinci dipingesse a volte con le dita aumenta la possibilità che quel pezzo di DNA sia proprio il suo.
Cosa ci racconta il DNA di Leonardo Da Vinci
Cosa porterebbe la ricostruzione del DNA di Leonardo Da Vinci? Permetterebbe di conoscere ancora meglio il grande maestro, che è simbolo del genio italiano nel mondo: la sua tomba è andata distrutta, quindi i suoi resti non possono dare aiuto in questa sfida.
Conoscere almeno in parte il DNA di Da Vinci permetterebbe di verificare l’autenticità di alcune sue opere dubbie, ma anche di ricostruire la sua salute e di colmare le lacune della storia.
Inoltre sarebbe molto affascinante fare ipotesi su una base genetica della genialità di Leonardo e confermare anche aspetti della sua fisicità e delle sue caratteristiche (ad esempio il fatto che fosse mancino).
Ma a che punto siamo?
La prova del Santo Bambino non è dirimente: “Stabilire un’identità inequivocabile… è estremamente complesso”, ha spiegato a Science David Caramelli di Ldvp, scienziato e antropologo presso l’Università di Firenze. Le ricerche però proseguono.