‘Pompei di Port Talbot’, scoperta in Galles una grande villa romana che riscriverebbe la storia

Arriva dal sud del Galles, nello specifico dal Margam Country Park, alla periferia di Port Talbot una nuova, importante, scoperta archeologica. Come riporta il Guardian, sotto la superficie di un’area dal passato industriale, è stata individuata l’impronta di una grande villa romana, già ribattezzata dagli studiosi la “Pompei di Port Talbot”. Si tratta di un ritrovamento che potrebbe riscrivere la storia di una regione considerata periferia dell’Impero.

Secondo gli archeologi, infatti, la struttura suggerirebbe che questa parte del Galles non fosse affatto una zona remota dell’Impero romano, ma un territorio pienamente integrato e organizzato. Anzi, con un ruolo di rilievo nell’economia agricola dell’epoca e non solo destinato a costruzioni militari di difesa.

La scoperta è avvenuta grazie a indagini con georadar, che hanno rivelato un complesso di dimensioni sorprendenti. Alex Langlands, docente associato di heritage e storia all’Università di Swansea e responsabile del progetto ArchaeoMargam, ha raccontato il proprio stupore di fronte ai risultati: la villa potrebbe essere la più grande mai individuata in Galles.

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«È la scoperta di una vita, per me, per il parco e per la comunità», ha spiegato Langlands al quotidiano britannico. «Sapevamo che poteva esserci qualcosa di romano-britannico, ma non immaginavamo nulla di simile. Quando ho visto l’estensione del sito ho pensato: è enorme. Cambia completamente la narrazione».

L’arte archeologica

Le prime ricostruzioni indicano un’area recintata di circa 43 per 55 metri, con un grande edificio sul lato sud-orientale che potrebbe essere stato un magazzino agricolo o una sala per riunioni. Per caratteristiche e dimensioni, il complesso sembra avvicinarsi alle ville di lusso note nel sud-ovest dell’Inghilterra, in contee come Gloucestershire, Somerset e Dorset.

«La sensazione è che non fossimo su un confine ventoso e marginale dell’Impero», ha aggiunto Langlands. «Qui c’era una realtà strutturata, che possiamo definire – anche se il termine è problematico – ‘civilizzata’».

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La datazione precisa è ancora in corso, ma gli studiosi ipotizzano una collocazione nel IV secolo d.C., in un periodo di grande fioritura della Britannia romana. Un elemento decisivo per lo stato di conservazione del sito è stato l’uso continuativo dell’area come parco dei cervi: lo è oggi, lo era nel Medioevo e probabilmente anche in epoca romano-britannica. Questo ha protetto il sottosuolo dall’aratura intensiva, spesso responsabile della distruzione dei resti archeologici.

Le indagini suggeriscono che pavimenti e fondazioni murarie siano ancora in buone condizioni. Per ora, la posizione esatta della villa non viene resa pubblica, per evitare saccheggi da parte dei cosiddetti nighthawkers, scavatori illegali di reperti.

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