Il caso Louvre: quando il museo più famoso del mondo diventa fragile

Somiglia sempre di più alla trama di una serie tv la vicenda del furto del Louvre, avvenuto il 19 ottobre dello scorso anno, in pieno giorno, in una manciata di minuti: ad essere trafugati, e mai più ritrovati, otto gioielli della Corona francese, per una valore di oltre 100 milioni di euro.

Le forze dell’ordine proseguono nelle indagini e l’ultimo aggiornamento riguarda la scoperta della prima ubicazione del bottino. La Brigade de Recherche et d’Intervention (BRI) di Parigi, una speciale unità investigativa e d’intervento della polizia francese, ha localizzato un garage del sobborgo parigino di Aubervilliers, come luogo di passaggio dei gioielli. Grazie alle telecamere di sicurezza è stato ricostruito anche il passaggio successivo, con i sospettati che spostano presumibilmente il bottino con un furgone bianco. Peccato che ad oggi non ci sia più traccia né dei gioielli né dei mezzi usati per la fuga.

Anche i sospettati del furto sembrano usciti da una sceneggiatura per il cinema: uno di loro, Abdoulaye N., ex guardia giurata trentanovenne, è uno youtuber e tiktoker conosciuto come Doudou Cross Bitume o la leggenda del motocross, protagonista di video dove si esibisce in spericolate acrobazie per le strade delle banlieu parigine. Abdoulaye, fra i primi ad essere arrestati, ha dichiarato di essere stato arruolato per il furto telefonicamente e di non aver capito che il tutto si sarebbe verificato all’interno del Louvre. Slimane K., l’altro sospettato arrestato, è un arbitro di calcio. Ci sono anche altri due sospetti identificati, di cui però non si sa molto.

2025, annus horribilis per il Louvre

Il 2025 è stato un anno complesso per il museo parigino, che resta il più famoso al mondo ed uno dei più visitati: dopo il furto di ottobre, a novembre si è verificata una perdita d’acqua che ha danneggiato diverse centinaia di opere della biblioteca delle Antichità egizie. Sempre a novembre, due tiktoker belgi sono riusciti ad irridere nuovamente la sicurezza del museo appendendo un loro quadro accanto alla Gioconda. Infine, a dicembre c’è stato uno sciopero del personale, che protesta contro lo stato di emergenza in cui versa lo storico edificio del Louvre.

Che ci sia un problema di sicurezza appare drammaticamente ovvio. Eppure, a gennaio 2025, il presidente Macron  aveva presentato il programma Louvre Nouvelle Renaissance, che prevedeva un investimento di 8 milioni di euro proprio in sicurezza, e post furto di ottobre si era corsi ai ripari con altre 100 telecamere interne, un coordinatore dedicato alla sicurezza, un comitato di pilotaggio guidato dalla direttrice Laurence des Cars, potenziamento della formazione del personale (+20% budget) e maggiore cooperazione con la prefettura di polizia, inclusa una postazione interna.

“Puntiamo almeno a 12 milioni di visitatori all’anno”, ha dichiarato in quell’occasione Macron: ma siamo sicuri che aumentare i visitatori risolva il problema? C’è chi, come Miguel Falomir, direttore del Museo Il Prado di Madrid, la pensa al contrario: “Il Prado non ha bisogno di un solo visitatore in più – ha dichiarato – Ci sentiamo a nostro agio con 3,5 milioni. Un museo può collassare a causa del suo stesso successo” (leggi qui l’intera dichiarazione).

Aumento dei biglietti, solo per chi non è europeo

Il 2026 inizia con l’infuriare delle polemiche: al Louvre i biglietti aumentano del 45% per i visitatori non europei. Lo aveva annunciato a fine 2025 la ministra della Cultura, Rachida Dati, dichiarando: “Voglio che i visitatori extracomunitari paghino di più per i biglietti d’ingresso e questo costo aggiuntivo servirà a finanziare la ristrutturazione dei siti del patrimonio nazionale. I francesi non dovrebbero pagare tutto da soli”.

I visitatori extra europei pagheranno quindi, dal 14 gennaio, 32 euro, contro i 22 del biglietto tradizionale. Alcune categorie, come i giovani sotto i 18 anni, continueranno a beneficiare invece dell’ingresso gratuito.

L’aumento dei prezzi servirà dunque a ristrutturare il Louvre, che ha evidenti problemi strutturali e di sicurezza, ma non riguarderà solo il celebre museo. Previsti aumenti anche per la Reggia di Versailles, l’Opéra di Parigi e la Sainte-Chapelle. 

Giusto o sbagliato che sia, la Francia come di consueto serra i ranghi e mostra il suo lato più nazionalista. Queste sono le nostre meraviglie, dobbiamo proteggerle, se volete continuare a vederle mettete mano al portafoglio.