Il Medioevo a Prato: sarà restaurato il dipinto di Lorenzo di Bicci all’Archivio di Stato

L’inizio 2026 si apre, per Prato, con un impegno dall’alto valore culturale che valorizza il cuore del Medioevo cittadino. Al centro, un’opera rimasta a lungo nell’ombra, di cui viene un importante intervento di tutela grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, che ne finanzierà il restauro con uno stanziamento di circa 20 mila euro.

Il dipinto, attribuito a Lorenzo di Bicci e intitolato Santo Vescovo in trono con donatori, è conservato all’Archivio di Stato di Prato, luogo tutt’altro che casuale. L’edificio fu dimora della famiglia Datini e ne custodisce il celebre fondo documentario, una delle memorie più vive e preziose della città.

Secondo la tradizione iconografica del tempo, i committenti dell’opera – Francesco di Marco Datini con sua moglie Margherita – sono ritratti accanto a un solenne santo vescovo. In un dipinto di grandi dimensioni e di straordinaria intensità. Datini indossa un ricco abito rosso, con mantello e copricapo coordinati, segni evidenti di potere e prestigio. Margherita, al suo fianco, è invece raffigurata con la sobrietà propria di una terziaria domenicana. Proprio questi elementi hanno permesso di riconoscere i protagonisti del dipinto, giunto a Prato solo lo scorso anno dopo una vicenda collezionistica complessa.

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«Grazie alla Fondazione un’altra opera significativa per la storia della nostra comunità sarà restaurata e resa disponibile a studiosi e pubblico. Proprio nel luogo che conserva la memoria viva della città», sottolinea Diana Toccafondi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato.

Il compito non sarà semplice. L’opera presenta infatti gravi criticità dovute a un precedente restauro, risalente ai primi anni Duemila, eccessivamente invasivo. In particolare, la parte destra della tavola – allora quasi perduta – è stata oggetto di ampie ridipinture, ancora ben visibili e responsabili di una lettura alterata dell’immagine.

Un percorso tra misteri e attribuzioni

La storia del dipinto è segnata da lunghi silenzi. Rimasto inedito per secoli, è comparso per la prima volta nel 2008 in un catalogo della Casa d’aste San Marco di Venezia. Entrato poi in una collezione privata veneta, nel 2013 è stato dichiarato di “rilevante interesse culturale” dal Ministero dei Beni culturali e sottoposto a vincolo.

Successivamente, attraverso un accordo legato alle imposte di successione, l’opera è entrata nel patrimonio pubblico e destinata a Prato, proprio per la presenza dei Datini nel ruolo di committenti. Secondo lo storico dell’arte Angelo Tartuferi si tratta di uno dei lavori più prestigiosi di Lorenzo di Bicci, caratterizzato da un marcato accento neogiottesco e databile alla fine del XIV secolo.

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Resta però un enigma: chi è il santo vescovo raffigurato al centro della composizione? Mancano attributi iconografici certi e, nel tempo, sono state avanzate diverse ipotesi – da San Donato a San Zanobi, fino a San Niccolò – senza una soluzione definitiva. È possibile che proprio il restauro, restituendo leggibilità a dettagli oggi compromessi, aiuti a sciogliere il mistero.

L’intervento è stato condiviso con il direttore dell’Archivio di Stato, Leonardo Meoni, autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e seguito dalle funzionarie Silvia Benassai e Francesca Leolini. La direzione del restauro è affidata a Lia Brunori, mentre i lavori saranno eseguiti da Rossella Tesi per la parte pittorica e da Federico Tempesta per gli apparati lignei.

Foto da Ufficio Stampa