Nascono in Nord Europa negli anni ’50 e arrivano in Italia nei primi anni 2000: di cosa parliamo e qual è il loro significato.

Come spesso succede, le soluzioni creative arrivano da una crisi: in questo caso la crisi del mercato dell’arte sta portando alla (per ora) timida diffusione anche in Italia di un servizio già noto e riconosciuto nel Nord Europa, il prestito delle opere d’arte.

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Con un brutto neologismo si chiama “artoteca” e fa riferimento alla possibilità per gli utenti di prendere in prestito nelle biblioteche non solo libri ma anche opere d’arte: incisioni, sculture, fumetti, illustrazioni. L’idea è però molto bella e ancora di più lo è la sua realizzazione: la prima esperienza italiana, pubblica e gratuita, si è realizzata presso la biblioteca comunale di San Casciano Val di Pesa, grazie all’idea dell’artista toscano Giuliano Ghelli. In seguito si è sviluppata l’artoteca nel centro culturale “Multiplo” di Cavrago, Reggio Emilia, con 150 opere in prestito, 40 artisti coinvolti, 2 opere in prestito per 45 giorni e un catalogo comodamente consultabile online. Nel 2013 è stata poi inaugurata l’Artoteca Alto Adige, un progetto della Cooperativa 19 di Bolzano che permette il prestito per 90 giorni da un catalogo di opere d’arte esclusivamente di artisti del territorio.

Esperienze di noleggio di opere d’arte non erano sconosciute fino a quel momento: c’erano e ci sono gallerie dove il servizio è sempre esistito, ma a pagamento.

Storia dell’artoteca in Europa

In Europa, le prime esperienze documentate sono negli anni ’50 in Olanda, dove le opere d’arte, di esclusiva proprietà degli artisti, circolavano in maniera più semplice senza committenti o musei di mezzo. Anche in Francia, a Le Havre e a Grenoble, esistono artoteche fin dagli anni ’50: nel 1982 il Ministero della Cultura le regolarizza ed ora sono più di 40 in tutto il paese.

In Germania sono diffusissime a livello comunale dagli anni ’70 e consentono il prestito di opere originali (grafica, fotografia, scultura) a cittadini, scuole e uffici pubblici: Berlino, Colonia, Monaco e Amburgo hanno reti consolidate. Anche in Svizzera, Austria e Belgio (soprattutto nelle Fiandre) la pratica è diffusa. In Spagna il servizio è meno conosciuto, nel Regno Unito assume altre forme, anche ibride.

La libera circolazione dell’arte fa bene agli artisti, ai cittadini e alle istituzioni: le artoteche certo non portano ad alzare i fatturati o a fare record d’asta, ma lavorano sul lungo termine rendendo il mercato più largo, meno elitario e più sostenibile. Sono vere e proprie infrastrutture culturali che vanno ad incidere sul rapporto fra arte e società.

In un momento nel quale la cultura si vede tagliare i fondi e i musei in molti luoghi sono costretti ad aumentare i prezzi dei biglietti, proporre l’utopia dell’arte gratis è una piccola rivoluzione silenziosa. Per ora, nel nostro paese, così silenziosa da essere inudibile.

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